Il capo dell’intelligence egiziana Abbas Kamel avrebbe contattato direttamente l’ufficio del premier israeliano all’inizio di ottobre 2023, dopo due precedenti segnalazioni. Secondo il Wall Street Journal, gli avvertimenti indicavano un’imminente escalation da Gaza.
AgenPress. Il capo dell’intelligence egiziana, Abbas Kamel, avrebbe lanciato un ulteriore allarme a Israele nei giorni immediatamente precedenti all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Secondo una ricostruzione pubblicata dal Wall Street Journal e ripresa dalla stampa israeliana, Kamel avrebbe telefonato direttamente all’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu per segnalare che dalla Striscia di Gaza arrivavano indicazioni preoccupanti e che il rischio di un attacco stava aumentando.
L’episodio si inserisce in una sequenza di avvertimenti che, secondo le fonti citate dalla stampa internazionale, erano arrivati dall’Egitto già nei mesi precedenti.
Il primo allarme egiziano risalirebbe al giugno 2023. Il Cairo avrebbe segnalato alle autorità israeliane il deterioramento della situazione nella Striscia e la crescente instabilità nei rapporti con Hamas.
A settembre, secondo la ricostruzione, Kamel avrebbe compiuto una visita particolarmente significativa in Israele. Il 26 settembre il capo dell’intelligence egiziana sarebbe arrivato all’aeroporto Ben Gurion per una missione durata poco più di un’ora. Fonti citate da The Atlantic hanno riferito che il messaggio trasmesso agli israeliani era che la situazione a Gaza fosse ormai prossima a un punto di rottura. Kamel avrebbe inoltre suggerito concessioni economiche ad Hamas nel tentativo di evitare una nuova escalation.
Non è però chiaro con quali esponenti israeliani abbia incontrato Kamel, né se il suo messaggio sia arrivato direttamente a Netanyahu.
È proprio su questo punto che la nuova ricostruzione del Wall Street Journal introduce un elemento ulteriore: secondo il quotidiano statunitense, dopo i precedenti avvertimenti, Kamel avrebbe contattato direttamente l’ufficio di Netanyahu nei primi giorni di ottobre.
L’intelligence egiziana avrebbe continuato a trasmettere segnali di allarme fino a circa 48 ore prima dell’attacco, indicando che Hamas poteva essere sul punto di compiere un’azione significativa. Secondo la ricostruzione, tuttavia, gli avvertimenti non avrebbero fornito informazioni operative precise: non indicavano con certezza la data, le modalità o l’ampiezza dell’attacco.
È una distinzione importante. Le segnalazioni egiziane, per quanto insistenti, non avrebbero descritto in modo dettagliato l’operazione che Hamas avrebbe poi condotto il 7 ottobre.
Il punto centrale della vicenda resta quindi capire chi ricevette gli avvertimenti egiziani e a quale livello della catena di comando arrivarono.
Nei giorni successivi all’attacco, l’ufficio di Netanyahu aveva negato che il premier avesse parlato o incontrato Kamel nei mesi precedenti. La smentita, riportata anche nelle ricostruzioni successive, si concentrava sul fatto che Netanyahu non avesse avuto contatti diretti con il capo dell’intelligence egiziana. Rimaneva invece distinta la questione di eventuali comunicazioni ricevute da altri funzionari israeliani e successivamente trasmesse ai vertici politici e militari.
Anche un’altra informazione emersa nelle ricostruzioni recenti riguarda il livello di dettaglio degli avvertimenti: secondo le fonti citate, gli egiziani avrebbero parlato di una possibile grande escalation, ma senza indicare esplicitamente che Hamas avrebbe lanciato un’operazione terrestre su larga scala contro Israele.
La vicenda egiziana si aggiunge ad altre ricostruzioni giornalistiche sui segnali arrivati alla leadership israeliana prima del 7 ottobre.
Il New York Times, riprendendo informazioni già pubblicate da Haaretz, ha riferito di un presunto avvertimento trasmesso nel settembre 2023 dal presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed bin Zayed, a Netanyahu. Anche in questo caso, secondo le fonti citate, si sarebbe parlato della possibilità di un attacco di grandi proporzioni da parte di Hamas, senza però indicare con precisione tempi e modalità. Netanyahu ha negato di aver ricevuto tale avvertimento.
A quasi tre anni dagli eventi, le nuove ricostruzioni riportano dunque al centro una domanda: quanto era conosciuto dai vertici israeliani prima del 7 ottobre e come furono valutati i segnali provenienti dall’Egitto?
Le fonti citate dai media concordano sull’esistenza di contatti e segnalazioni egiziane precedenti all’attacco, ma restano differenze importanti sulla natura delle comunicazioni, sui destinatari e soprattutto sulla loro effettiva portata operativa.
La ricostruzione del Wall Street Journal, secondo cui Kamel avrebbe fatto arrivare un ulteriore avvertimento direttamente all’ufficio di Netanyahu pochi giorni prima dell’attacco, aggiunge così un nuovo elemento al dibattito sulle informazioni disponibili nelle ore e nei giorni che precedettero il 7 ottobre.
