AgenPress. La Procura di Pavia ha chiuso per la seconda volta le nuove indagini a carico di Andrea Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007. Dopo gli accertamenti integrativi disposti a fine maggio, i pm hanno depositato nuovi atti e consulenze tecniche e notificato alla difesa un secondo avviso di conclusione delle indagini preliminari. È un passaggio che apre la strada alla possibile richiesta di rinvio a giudizio per omicidio aggravato.
La chiusura delle indagini, tuttavia, non equivale ancora a una richiesta di processo né a un rinvio a giudizio. Sempio resta indagato e la fase successiva prevede la possibilità per la difesa di esaminare gli atti, presentare memorie, depositare ulteriori consulenze o chiedere un nuovo interrogatorio.
Gli ultimi mesi dell’inchiesta sono stati caratterizzati da una serie di approfondimenti tecnici. La Procura aveva disposto accertamenti integrativi dopo che la difesa di Sempio aveva depositato proprie consulenze in relazione alla prima chiusura delle indagini.
Tra gli elementi nuovamente esaminati figurano il Dna rinvenuto sotto le unghie di Chiara Poggi, l’impronta palmare indicata come “impronta 33” e le impronte della suola di una scarpa rilevate sulla scena del delitto.
Una consulenza affidata a Carlo Previderè ha riesaminato il capitolo relativo al Dna sulle unghie della vittima, mentre Cristina Cattaneo si è occupata di ulteriori valutazioni antropometriche. Un’altra consulenza, affidata a Giampaolo Iuliano e Nicola Caprioli, ha riguardato l’impronta lasciata sul pavimento della villetta.
L’obiettivo degli accertamenti, secondo quanto comunicato dalla Procura a maggio, era anche quello di verificare le osservazioni tecniche presentate dalla difesa e valutarne la solidità scientifica.
Il materiale genetico trovato sotto le unghie di Chiara Poggi costituisce uno degli elementi più discussi della nuova inchiesta.
Gli accertamenti hanno evidenziato un profilo maschile che, secondo le ricostruzioni investigative riportate nelle ultime settimane, sarebbe compatibile con la linea paterna della famiglia di Sempio. Un dato che, da solo, non consente però di identificare automaticamente una specifica persona, poiché il cromosoma Y può essere condiviso da più uomini appartenenti alla stessa linea paterna.
Anche l’interpretazione dell’ormai celebre “impronta 33” è al centro del confronto tra accusa e difesa. La Procura la considera un elemento riconducibile a Sempio e potenzialmente significativo per ricostruire la sua presenza nella villetta. La difesa contesta invece sia l’attribuzione della traccia sia il significato che le viene attribuito nell’ambito dell’omicidio.
Saranno ora le nuove consulenze depositate nel fascicolo a mostrare quale interpretazione tecnica ne è stata data dagli esperti incaricati dalla Procura.
Un ulteriore capitolo riguarda le impronte di suola individuate nella villetta di via Pascoli.
Gli investigatori hanno approfondito la compatibilità tra le tracce presenti sulla scena e una determinata tipologia di scarpa. L’esame costituisce uno degli accertamenti integrativi conclusi nelle ultime settimane e rientra nel materiale che sarà ora messo a disposizione della difesa.
Proprio il deposito delle consulenze rappresenta uno degli aspetti più rilevanti della seconda chiusura delle indagini: i legali di Sempio potranno infatti confrontarsi nel dettaglio con le conclusioni degli esperti nominati dalla Procura.
Nel maggio scorso la Procura aveva inoltre disposto una consulenza psichiatrica su Sempio, affidata al professor Roberto Catanesi.
L’incarico prevedeva l’esame di eventuali condizioni patologiche che, con riferimento al periodo del delitto, potessero avere rilevanza sulla capacità di intendere e di volere e sull’imputabilità.
La consulenza psichiatrica non risultava ancora tra quelle depositate al momento degli ultimi aggiornamenti diffusi prima della chiusura delle indagini.
La notifica del secondo avviso di conclusione delle indagini rappresenta dunque un passaggio importante, ma non significa che Sempio sia stato rinviato a giudizio.
Ora la difesa dispone di un termine di 20 giorni per presentare memorie, produrre documentazione e consulenze oppure chiedere che l’indagato venga nuovamente interrogato. Soltanto dopo questa fase la Procura potrà decidere se chiedere il rinvio a giudizio oppure adottare una diversa determinazione.
L’accusa contestata è quella di omicidio volontario aggravato, con riferimento alle aggravanti indicate dalla Procura.
Sempio, attraverso i suoi legali, ha sempre respinto le accuse. La difesa ha dichiarato di voler prima esaminare le nuove carte depositate dagli inquirenti prima di assumere ulteriori iniziative.
Il nuovo procedimento si inserisce in una vicenda giudiziaria che ha già portato a una condanna definitiva.
Per l’omicidio di Chiara Poggi è stato infatti condannato Alberto Stasi, ex fidanzato della vittima, a 16 anni di reclusione. La sentenza è divenuta definitiva nel 2015.
La nuova indagine su Sempio non modifica automaticamente quella condanna. Un eventuale processo nei confronti dell’indagato e una possibile successiva sentenza dovrebbero seguire un autonomo percorso giudiziario.
Resta inoltre da verificare quali iniziative potranno essere eventualmente assunte dalla difesa di Stasi alla luce dei nuovi elementi emersi dall’inchiesta di Pavia.
A quasi vent’anni dall’omicidio, il caso torna dunque a un passaggio giudiziario cruciale.
La Procura di Pavia ritiene di avere completato gli ulteriori accertamenti disposti dopo la prima chiusura delle indagini e ha ora messo a disposizione della difesa un nuovo fascicolo, arricchito dalle consulenze tecniche effettuate negli ultimi mesi.
Il prossimo passaggio sarà quindi nelle mani della difesa e, successivamente, della Procura: la chiusura delle indagini non stabilisce la responsabilità di Sempio, ma apre la fase nella quale dovrà essere valutato se gli elementi raccolti siano sufficienti per sostenere l’accusa davanti a un giudice.
