La Fondazione Insigniti OMRI prosegue la pubblicazione delle riflessioni del Dottor Costantino Del Riccio, Presidente del Comitato Consultivo della Fondazione per la Comunicazione istituzionale
AgenPress. In questo contributo, Del Riccio prende spunto dal messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per l’82° anniversario della strage di Marzabotto e propone una riflessione sul valore della memoria come responsabilità civile: non soltanto ricordare le vittime, ma comprendere le condizioni culturali, politiche e ideologiche che resero possibile quella tragedia e riconoscere, nella Costituzione, la risposta dell’Italia a quella esperienza.
Una riflessione che lega memoria, democrazia, dignità della persona e pace, affidando alle nuove generazioni il compito di custodire e rinnovare questo patrimonio.
La riflessione di Costantino Del Riccio
“Ciò che è accaduto può ripetersi”. È la frase che porta nel presente la dichiarazione di Sergio Mattarella per l’ottantaduesimo anniversario della strage di Marzabotto.
Spezza la distanza rassicurante con cui talvolta guardiamo alla storia, quasi che il trascorrere delle generazioni ci rendesse immuni dalle tragedie attraversate da quelle precedenti.
Il Presidente richiama una responsabilità precisa: riconoscere e contrastare le idee, i comportamenti e le volontà di dominio che possono preparare nuove catastrofi.
Tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944, nelle terre di Monte Sole, furono massacrate 770 persone. La violenza investì case, chiese e rifugi, travolgendo intere comunità e colpendo soprattutto i più indifesi: donne, bambini e anziani.
Dietro il nome di Marzabotto c’è questa geografia di vite spezzate, di famiglie cancellate, di luoghi quotidiani trasformati in teatri di sterminio. Mattarella invita a guardare alle radici di quella ferocia.
Il contesto militare, la ritirata degli occupanti e le operazioni contro i partigiani aiutano a ricostruire le circostanze del massacro, ma non bastano a spiegarne la logica di annientamento.
Occorre interrogare l’ideologia che rese possibile considerare intere popolazioni un ostacolo da eliminare. Il razzismo, il culto della forza e la pretesa di disporre della vita altrui avevano costruito il terreno sul quale lo sterminio poteva diventare una scelta.
È qui che la memoria assume un valore civile. Nominare le SS naziste e le complicità fasciste significa conservare il nesso tra responsabilità, ideologie e azioni.
La condanna generica della crudeltà umana, da sola, lascia in ombra i processi politici che trasformano la violenza in sistema.
Per trasmettere ai giovani il significato di Marzabotto, al ricordo delle vittime deve accompagnarsi la conoscenza di come si arrivò a quell’abisso.
La dichiarazione del Capo dello Stato compie poi un passaggio decisivo: lega esplicitamente quei luoghi alla nascita della Costituzione.
Affermare che la Carta è nata anche a Marzabotto significa riconoscere l’esperienza storica dalla quale i suoi principi hanno tratto urgenza e forza.
La dignità della persona, l’eguaglianza, la solidarietà e il ripudio della guerra rispondono a ciò che era accaduto quando il potere aveva cancellato ogni limite e negato ogni diritto.
La pace diventa così una responsabilità da tradurre in istituzioni, garanzie e rapporti tra i popoli.
La democrazia vive della capacità di impedire che una persona venga privata della propria umanità, che una minoranza sia trasformata in bersaglio, che il dissenso diventi una colpa.
La distanza da quella tragedia si misura nella solidità delle garanzie e nella coscienza dei cittadini, prima ancora che nel numero degli anni trascorsi.
Lo stesso vale per l’Europa. Nel 2024, la presenza a Marzabotto di Mattarella e del Presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier ha dato forma concreta a una riconciliazione costruita sul riconoscimento delle responsabilità e sulla scelta di un futuro comune.
La memoria della strage si è tradotta, ancora una volta, in un impegno condiviso tra i due Paesi. È questo patrimonio politico e morale che ogni generazione europea riceve e ha il compito di rinnovare.
Le guerre e il riemergere di ambizioni neoimperiali, richiamati da Mattarella, mettono alla prova la tenuta di quel patrimonio.
Ogni conflitto ha la propria storia e le proprie responsabilità.
La lezione di Monte Sole aiuta però a riconoscere un pericolo che attraversa epoche diverse: l’assuefazione alla sofferenza dei civili, la riduzione delle persone a cifre, l’idea che un obiettivo di potenza possa giustificare qualsiasi mezzo.
Quando questa assuefazione avanza, gli argini della convivenza si indeboliscono.
La responsabilità della memoria riguarda anche il linguaggio pubblico: le parole con cui descriviamo gli altri, i giudizi che legittimiamo, il rispetto che riconosciamo a chi è diverso o si trova in condizioni di vulnerabilità.
Per questo la memoria richiede partecipazione, cultura, giustizia. Ha bisogno della scuola, della ricerca storica, della cura dei luoghi e della trasmissione delle testimonianze dei sopravvissuti.
Ha bisogno soprattutto di cittadini capaci di tradurne il significato in comportamenti e scelte pubbliche.
I sopravvissuti hanno riaperto, come afferma il Presidente, “i sentieri della vita”, rendendo possibile un futuro là dove si era tentato di cancellarlo.
A noi spetta custodire quella possibilità. La fedeltà alla memoria di Marzabotto si misura anche da ciò che siamo disposti a difendere oggi: la dignità di ogni persona, la libertà e la pace. Perché nessun potere possa tornare a decidere quali vite abbiano diritto al futuro.
La riflessione di Costantino Del Riccio ci ricorda che la memoria non è soltanto custodia del passato, ma responsabilità verso il presente e verso il futuro. È anche attraverso la conoscenza della nostra storia e dei principi della Costituzione che possiamo consegnare alle nuove generazioni gli strumenti per riconoscere e difendere gli argini della convivenza democratica, della libertà, della dignità della persona e della pace.
