Christa Pike, sopravvissuta a un’esecuzione è in stato di incoscienza e attaccata a un respiratore

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AgenPress. Christa Pike, condannata per omicidio, è rimasta gravemente malata, priva di sensi e ricoverata in ospedale in terapia intensiva dopo il fallito tentativo del Tennessee di giustiziarla tramite iniezione letale, hanno dichiarato i suoi avvocati, fornendo il primo resoconto dettagliato delle lesioni subite.

Il personale dell’ospedale stava lavorando per salvare la vita di Pike ed eliminare il pentobarbital dal suo organismo, hanno dichiarato i suoi avvocati in una mozione d’urgenza, con la quale si chiede al tribunale di ordinare al Dipartimento di Correzione del Tennessee di preservare le prove relative all’esecuzione fallita mercoledì sera.
Pike è rimasta in condizioni critiche, intubata e collegata a un ventilatore meccanico per respirare, hanno dichiarato i suoi avvocati. Il maldestro tentativo di inserire delle flebo ha anche lasciato entrambe le sue braccia “gonfie, ustionate e piene di vesciche”, apparente conseguenza della penetrazione del pentobarbital, una sostanza altamente alcalina e caustica, nei tessuti sottocutanei, secondo quanto riportato negli atti processuali.
Gli avvocati hanno accusato i funzionari del Dipartimento penitenziario di aver ignorato i precedenti avvertimenti dei medici di Pike, secondo i quali le sue condizioni mediche preesistenti – vene piccole e una malattia del sangue chiamata trombocitosi – avrebbero reso particolarmente difficile l’inserimento di cateteri endovenosi.
Secondo quanto riportato, i testimoni del tentativo di esecuzione avrebbero sentito Pike “piangere, gemere e respirare rumorosamente durante tutta la procedura”.
Pike, 50 anni, è stata condannata trent’anni fa per omicidio di primo grado per il suo ruolo nella tortura e nell’uccisione di Colleen Slemmer, una compagna di classe diciannovenne di una scuola professionale, avvenuta nel campus dell’Università del Tennessee a Knoxville nel 1995, quando Pike aveva 18 anni.
Il fidanzato di Pike, che all’epoca aveva 17 anni, fu processato come un adulto e condannato per omicidio, ma ricevette una condanna all’ergastolo con possibilità di libertà condizionale. Un terzo compagno di scuola, che all’epoca aveva 18 anni e faceva da palo per gli altri due, finì per testimoniare a favore dell’accusa e ottenne la libertà vigilata.
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