AgenPress. Nuovo elemento, poi ridimensionato, nell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita. Secondo alcune indiscrezioni sarebbe stato individuato negli Stati Uniti l’indirizzo IP di un computer dal quale, pochi giorni prima delle morti, sarebbe stata effettuata una ricerca sulle modalità di preparazione della ricina in polvere. L’area associata alla connessione sarebbe compatibile con quella di Pietracatella. Procura e Squadra Mobile, però, smentiscono di avere notizie in merito. Intanto proseguono gli interrogatori di persone informate sui fatti.
Potrebbe essere una nuova svolta nel giallo di Pietracatella, ma al momento il condizionale è d’obbligo. Nelle ultime ore è circolata la notizia dell’individuazione, negli Stati Uniti, dell’indirizzo IP di un computer dal quale sarebbe partita una ricerca online sulle modalità di preparazione della ricina in polvere. Secondo quanto riportato da alcune agenzie e testate, la connessione sarebbe stata geolocalizzata in un’area compatibile con il territorio di Pietracatella e la ricerca sarebbe stata effettuata pochi giorni prima della morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita.
Un elemento che, se confermato, potrebbe avere un peso significativo nella ricostruzione della vicenda: gli investigatori stanno infatti cercando di comprendere non soltanto come la ricina sia entrata nella casa della famiglia Di Vita, ma anche chi possa aver avuto accesso alla sostanza e quali siano stati i passaggi precedenti all’avvelenamento.
La notizia, tuttavia, è stata immediatamente ridimensionata dagli inquirenti. La procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, titolare dell’inchiesta, ha smentito di avere ricevuto informazioni sull’individuazione di un computer utilizzato per effettuare ricerche sulla ricina. Anche il capo della Squadra Mobile di Campobasso, Marco Graziano, ha dichiarato di non avere notizie in tal senso.
La presunta traccia informatica resta quindi, allo stato attuale, un’indiscrezione non confermata dagli investigatori. La cautela è particolarmente importante perché un indirizzo IP, anche quando viene individuato, non consente automaticamente di identificare la persona che si trovava davanti al computer.
Nel frattempo l’inchiesta prosegue sul terreno degli accertamenti e delle testimonianze. A Campobasso sono state ascoltate due donne, convocate dalla Squadra Mobile come persone informate sui fatti. Si tratta di una madre e della figlia, legate da rapporti di parentela a persone già ascoltate nei mesi scorsi dagli investigatori.
Le nuove audizioni si inseriscono nel lavoro degli inquirenti volto a ricostruire la rete di rapporti e soprattutto le ore precedenti alla cena dopo la quale Antonella Di Ielsi e la figlia Sara accusarono il malore che avrebbe portato alla loro morte.
Nei giorni scorsi era stato ascoltato anche un uomo vicino alla famiglia, mentre ulteriori accertamenti hanno interessato gli ambienti professionali e alcuni dispositivi riconducibili a Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara. Di Vita, secondo quanto riferito dagli investigatori e dal suo legale, non risulta indagato nell’inchiesta sull’avvelenamento.
L’indagine punta a chiarire la dinamica dell’avvelenamento e, soprattutto, l’origine della sostanza. Gli accertamenti tecnici sui reperti sequestrati nell’abitazione della famiglia rappresentano uno dei passaggi ritenuti più importanti per stabilire come la ricina sia arrivata nell’ambiente domestico.
A Berlino sono in corso analisi presso il Robert Koch Institute. Gli esami dovranno contribuire a chiarire l’eventuale presenza della ricina nei reperti e negli alimenti sequestrati nella casa di Pietracatella.
Gli accertamenti informatici rappresentano a loro volta un capitolo importante dell’inchiesta. Già nei mesi scorsi erano stati analizzati diversi dispositivi elettronici per ricostruire le ricerche online, le comunicazioni e le abitudini delle vittime.
A mesi dalla tragedia, l’inchiesta resta dunque aperta e prosegue contro ignoti per l’ipotesi di duplice omicidio. La conferma dell’avvelenamento da ricina ha orientato gli accertamenti verso la ricerca della provenienza della sostanza e delle modalità con cui sarebbe stata introdotta nella casa.
La presunta individuazione di un computer dal quale sarebbe stata cercata online la ricina potrebbe assumere un significato investigativo soltanto qualora venisse confermata dagli inquirenti e fosse possibile stabilire chi abbia effettivamente utilizzato quel dispositivo.
Per ora, però, il dato ufficiale è un altro: Procura di Larino e Squadra Mobile di Campobasso negano di avere ricevuto informazioni sull’individuazione di quel computer o dell’indirizzo IP.
Le audizioni proseguono, così come gli accertamenti tecnici. E il punto centrale dell’inchiesta rimane ancora senza risposta: chi ha procurato la ricina, come è stata preparata e come è arrivata nella casa di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita?
