Delitto di Garlasco, la difesa di Stasi annuncia nuovi elementi destinati a riaprire il dibattito sulla ricostruzione dell’omicidio

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Gli ex consulenti di Alberto Stasi pronti a querelare il genetista della famiglia Poggi. Al centro dello scontro i due esiti negativi del Dna sui pedali della bicicletta. E intanto la difesa annuncia un nuovo elemento che, secondo l’avvocata Bocellari, potrebbe fare molto rumore


AgenPress. Il caso Garlasco torna al centro dell’attenzione con un nuovo fronte di scontro tra consulenti e difese. Mentre continua il confronto sugli accertamenti genetici eseguiti nel 2007 sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, la difesa dell’ex fidanzato di Chiara Poggi annuncia l’esistenza di ulteriori elementi destinati, secondo i legali, a riaprire il dibattito sulla ricostruzione dell’omicidio.

A parlare è l’avvocata Giada Bocellari, che insieme ad Antonio De Rensis sta lavorando alla richiesta di revisione della condanna a 16 anni inflitta in via definitiva ad Alberto Stasi. Intervenuta a Omnibus su La7, la legale ha spiegato che il team dispone oggi di «altri elementi», aggiungendo che uno di questi, a suo giudizio, «farà particolare scalpore». Un particolare significativo: il nuovo elemento non riguarderebbe le indagini svolte nel 2007.

Bocellari non ha però indicato pubblicamente di cosa si tratti. Secondo alcune indiscrezioni, non sarebbe una prova documentale destinata a costituire da sola il fulcro della richiesta di revisione, ma un elemento che potrebbe avere un peso nella nuova lettura della vicenda. Tra le ipotesi riportate c’è anche quella di una nuova testimonianza, ma al momento non ci sono conferme sul contenuto.

Nel frattempo, il tema che continua a dividere gli esperti è quello del Dna di Chiara Poggi individuato sui pedali della bicicletta di Stasi.

Nel settembre 2007 una prima analisi aveva evidenziato un profilo genetico attribuito a Chiara. Il giorno successivo furono effettuate altre due analisi che, secondo i dati grezzi recentemente recuperati, diedero invece esito negativo.

La questione è diventata particolarmente delicata perché la difesa di Stasi sostiene che quei due risultati non sarebbero mai stati comunicati ai propri consulenti e non sarebbero successivamente confluiti nel fascicolo processuale.

L’ex consulente della difesa Francesco Maria Avato ha ribadito che quei risultati non furono messi a disposizione degli esperti di Stasi. Secondo Avato, davanti a una simile discrepanza sarebbe stato necessario ripetere gli accertamenti e informare il magistrato.

Una ricostruzione contestata dall’ex generale del Ris Luciano Garofano. Secondo Garofano, infatti, un verbale del 24 settembre 2007 attesterebbe che i risultati disponibili fino a quel momento furono mostrati ai consulenti delle parti, che apposero le proprie firme.

È dunque su questo punto che si concentra una parte dello scontro: non soltanto sul significato scientifico dei due esiti negativi, ma anche sulla questione della loro effettiva comunicazione ai consulenti della difesa.

Lo scontro è arrivato nelle ultime ore a un livello ulteriore.

Gli ex consulenti di Stasi, Francesco Maria Avato e Matteo Fabbri, hanno definito «assolutamente false» le affermazioni del genetista Marzio Capra, consulente della famiglia Poggi, secondo il quale i consulenti della difesa sarebbero stati informati dei due risultati negativi durante una riunione al Ris del 24 settembre 2007.

Avato e Fabbri hanno annunciato di voler tutelare la propria posizione «nelle sedi competenti» e hanno fatto sapere che chiederanno alla Procura di Pavia di essere ascoltati come persone informate sui fatti.

La loro posizione è netta: sostengono di non aver mai avuto conoscenza, né visiva né documentale, dei due risultati negativi, né nel 2007 né durante il successivo processo. A loro giudizio, il fatto che quei risultati non compaiano negli atti processuali costituirebbe un elemento a sostegno della loro ricostruzione.

Capra, dal canto suo, aveva fornito una ricostruzione diversa, sostenendo di aver visto i risultati e riferendo che la questione sarebbe stata affrontata nella riunione del 24 settembre.

Il confronto non si esaurisce nello scontro tra i consulenti delle due parti.

Nella documentazione più recente relativa alle indagini, i consulenti nominati dalla Procura di Pavia, pur considerando valido e attendibile il profilo genetico attribuito a Chiara Poggi sui pedali, hanno riconosciuto che i due risultati completamente negativi del giorno successivo rappresentavano un dato che avrebbe meritato un approfondimento per comprenderne la causa.

La distinzione è importante: l’esistenza dei due risultati negativi non equivale automaticamente alla dimostrazione che il primo risultato positivo fosse errato. Gli esperti della Procura sostengono infatti che il profilo ottenuto il 19 settembre 2007 rimanga valido, pur ritenendo che la successiva discordanza avrebbe dovuto essere chiarita.

È proprio questo uno dei punti sui quali la difesa di Stasi intende concentrare le proprie argomentazioni nella prospettiva della revisione.

Il messaggio lanciato da Bocellari apre però un fronte ancora più ampio.

La difesa sta infatti lavorando anche su altri aspetti della vicenda: dalla rilettura di alcune intercettazioni relative ad Andrea Sempio alle valutazioni sulla camminata e sulle calzature, fino alle impronte della suola rinvenute sulla scena del delitto.

Non è quindi soltanto la genetica a essere tornata sotto esame. La strategia della difesa sembra puntare a una rilettura complessiva di alcuni elementi che hanno contribuito alla ricostruzione giudiziaria dell’omicidio.

E proprio su questo fronte potrebbe arrivare la novità annunciata dall’avvocata di Stasi: un elemento che, a differenza della controversia sui test del 2007, non riguarderebbe direttamente le indagini originarie.

Per ora il contenuto resta riservato. Bocellari si è limitata ad anticipare che potrebbe «fare scalpore». Saranno gli eventuali nuovi atti depositati e le verifiche della magistratura a stabilire quale sia l’effettiva rilevanza dell’elemento annunciato.

A vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, la vicenda giudiziaria rimane dunque attraversata da nuove contestazioni, perizie e contrapposizioni tra consulenti.

Da una parte c’è la condanna definitiva di Alberto Stasi e il tentativo della sua difesa di ottenere una revisione del processo. Dall’altra prosegue l’inchiesta della Procura di Pavia che coinvolge Andrea Sempio, mentre gli esperti delle diverse parti continuano a confrontarsi sulla lettura delle tracce biologiche e degli altri elementi presenti nel fascicolo.

Nel frattempo, anche la procura generale di Milano ha richiamato l’attenzione sulla necessità che la vicenda rimanga ancorata agli atti giudiziari, mettendo in guardia dal rischio di trasformare il caso in un processo parallelo sui media e sui social.

Il prossimo capitolo potrebbe dunque non essere soltanto una nuova battaglia sul Dna. La difesa di Stasi prepara infatti altri elementi e promette una novità che, almeno nelle parole della sua legale, potrebbe modificare ancora una volta il dibattito sul delitto di Garlasco.

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