AgenPress. La guerra in Ucraina continua a provocare un aumento delle vittime civili e delle violazioni dei diritti umani. Nei primi otto mesi del 2026, l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha verificato 15.280 civili uccisi o feriti, una media di oltre 400 vittime ogni settimana e un incremento del 55% rispetto allo stesso periodo del 2025.
I dati sono stati presentati dall’Alto Commissario dell’Onu per i Diritti Umani, Volker Türk, al Consiglio per i Diritti Umani riunito a Ginevra. Secondo Türk, il conflitto sta entrando in una fase sempre più drammatica per la popolazione civile.
«La guerra in Ucraina è una catastrofe per i diritti umani che cresce e si intensifica di settimana in settimana, causando sofferenze inimmaginabili ai civili e minacciando un disastro ancora maggiore in tutta la regione».
Secondo le Nazioni Unite, l’incremento delle vittime è legato anche all’intensificarsi degli attacchi contro obiettivi e infrastrutture civili. Tra le strutture colpite vengono indicate abitazioni, scuole, centri medici, ferrovie e negozi.
Particolarmente pesante è il bilancio degli attacchi con bombe plananti russe: nei primi otto mesi dell’anno hanno provocato quasi 2.500 vittime civili nelle regioni di Donetsk, Kharkiv, Sumy e Zaporizhzhia, con un aumento del 62% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Il rapporto delle Nazioni Unite sulla protezione dei civili indica inoltre che, tra gennaio e agosto 2026, sono stati verificati 2.222 civili uccisi e 13.058 feriti. Il numero complessivo delle vittime civili nei primi otto mesi dell’anno ha già superato quello registrato nell’intero 2025.
A preoccupare particolarmente l’Onu sono anche le violenze sessuali legate al conflitto. Un rapporto dell’Ufficio per i Diritti Umani pubblicato a settembre ha documentato 1.004 casi commessi tra il 24 febbraio 2022 e il 31 luglio 2026, sia nei luoghi di detenzione sia al di fuori di essi. Le Nazioni Unite sottolineano che il dato non rappresenta necessariamente l’entità complessiva del fenomeno, anche perché molti casi di violenza sessuale non vengono denunciati.
L’89% dei casi documentati è stato attribuito alle autorità russe, mentre l’11% è stato attribuito alle autorità ucraine. Secondo l’Onu, le violenze hanno coinvolto sia civili sia prigionieri di guerra e sono state utilizzate, in diversi casi, come strumenti di tortura, intimidazione e coercizione.
Türk ha definito i livelli di violenza sessuale riscontrati «scioccanti», sottolineando che alle prospettive di pace deve accompagnarsi anche l’accertamento delle responsabilità.
Di fronte all’aumento delle vittime, l’Alto Commissario ha rivolto un appello agli Stati che hanno influenza sulla Russia affinché contribuiscano a favorire un processo verso la fine della guerra.
L’Onu chiede, tra le altre misure, una riduzione degli attacchi contro le infrastrutture, tregue locali nelle aree più colpite e il pieno scambio dei prigionieri di guerra. L’obiettivo indicato da Türk è evitare che l’attuale escalation produca conseguenze ancora più gravi per la popolazione ucraina e per la sicurezza dell’intera regione.
I numeri delle Nazioni Unite delineano così un quadro in cui, mentre le linee del fronte cambiano relativamente poco, il costo umano della guerra continua ad aumentare. Per Türk, la priorità resta quella di interrompere le violenze e garantire, insieme alla pace, anche responsabilità e rispetto del diritto internazionale.
