La morte di Fakir al centro degli accertamenti giudiziari. Secondo i consulenti del pubblico ministero, il decesso sarebbe riconducibile a tre concause: lo stato di agitazione, l’assunzione di cocaina e la posizione prona, con il corpo a faccia in giù. Sotto esame anche le parole pronunciate dagli agenti durante quei momenti drammatici
AgenPress. «È schiattato». «Che me ne frega». Sono le frasi che, secondo le ricostruzioni investigative, sarebbero state pronunciate dagli agenti mentre Fakir si trovava a terra. Parole dure, destinate a pesare nella ricostruzione degli ultimi istanti dell’uomo e a sollevare interrogativi sul comportamento di chi era chiamato a intervenire.
A stabilire che cosa sia accaduto, e soprattutto se vi siano eventuali responsabilità individuali, saranno gli accertamenti giudiziari. Ma il contenuto delle conversazioni attribuite agli agenti apre già un fronte delicato: quello della gestione di una persona in condizioni di evidente vulnerabilità e della consapevolezza del rischio che stava correndo.
Secondo i consulenti del pubblico ministero, il decesso di Fakir sarebbe stato determinato da tre concause: l’agitazione psicofisica, la presenza di cocaina e la posizione prona, cioè con il corpo disteso a pancia in giù.
Si tratta di fattori che, secondo questa valutazione medico-legale, avrebbero concorso alla morte. La posizione prona, in particolare, può compromettere la respirazione in determinate circostanze, soprattutto quando una persona è sottoposta a contenimento fisico e non riesce a modificare autonomamente la propria postura.
La ricostruzione delle concause non equivale, da sola, all’accertamento di una responsabilità penale. Sarà necessario chiarire il peso dei singoli fattori, le condizioni effettive di Fakir e le modalità con cui è stato gestito l’intervento.
A rendere ancora più controversa la vicenda sono le frasi attribuite agli operatori presenti durante l’intervento. Le espressioni «È schiattato» e «Che me ne frega», se confermate nel loro contesto, potrebbero contribuire a ricostruire il clima di quei momenti e l’eventuale percezione delle condizioni dell’uomo da parte degli agenti.
Per comprendere la portata di quelle parole, sarà fondamentale stabilire quando siano state pronunciate, a chi fossero rivolte e che cosa stesse accadendo in quel preciso istante. Il loro significato investigativo non può essere separato dalla sequenza degli eventi, dalle richieste di soccorso e dalle condizioni cliniche di Fakir.
Al centro restano due questioni: che cosa abbia provocato la morte di Fakir e se qualcuno avrebbe potuto impedirla. Le risposte dovranno arrivare dalle prove, dalle perizie e dalle responsabilità eventualmente accertate in sede giudiziaria.
