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Eutanasia. 43enne tetraplegico ottiene ok da Svizzera e denuncia Regione Marche

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AgenPress – Per la prima volta in Italia, un cittadino ha denunciato una pubblica amministrazione per aver violato il proprio diritto all’aiuto al suicidio. È successo nelle Marche, dove Mario (nome di fantasia), 43 anni e malato tetraplegico da 10 anni, ha presentato una denuncia penale nei confronti dell’Azienda Sanitaria Unica Regione Marche. Il reato contestato è omissione di atti di ufficio, ovvero la mancata verifica, da parte dell’azienda sanitaria, delle condizioni cliniche di Mario, volte ad accertare il suo diritto ad accedere al suicidio assistito, così come previsto dalla sentenza della Corte Costituzionale 242\2019 e peraltro già anche ordinato dal Tribunale di Ancona lo scorso 9 giugno.

Ne hanno dato notizia oggi in conferenza stampa in piazza Cavour ad Ancona, l’avvocato Filomena Gallo, co-difensore Mario e Segretario dell’Associazione Luca Coscioni, e Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni.

Trascorsi oltre 30 giorni dalla diffida senza che l’ASUR Marche si sia attivata o abbia motivato il proprio silenzio, Mario ha deciso di procedere in sede penale, depositando un esposto presso la Procura della Repubblica di Ancona e denunciando l’omissione di atti d’ufficio da parte della azienda sanitaria ai sensi dell’art. 328 del Codice penale che punisce il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che entro trenta giorni dalla richiesta di chi vi abbia interesse non compie l’atto del suo ufficio e non risponde per esporre le ragioni del ritardo.

Mario, in attesa di una risposta dalla ASUR nei giorni scorsi si era rivolto, con una lettera aperta, proprio alla azienda sanitaria e alle Istituzioni, compreso il Ministro Speranza, che gli aveva risposto sulle pagine de La Stampa.

La denuncia arriva ad un anno dal primo contatto di Mario con la  ASUR, per la richiesta di accesso al suicidio assistito. Le conseguenze della denuncia, laddove si incardinasse un procedimento penale nei confronti dei soggetti apicali dell’ASUR Marche, potrebbero essere quelle di una condanna in sede penale per non aver provveduto ad un atto dovuto, ovvero la verifica delle condizioni di Mario, la cui fonte giuridica era rinvenibile sia nel dettato della Corte Costituzionale sulla cui base la richiesta di Mario era stata formulata più di un anno fa, sia nel provvedimento del tribunale di Ancona che ha ordinato all’azienda sanitaria di effettuare la verifica delle condizioni di Mario.

“Lo Stato italiano sta infliggendo una vera e propria tortura contro un suo cittadino, obbligandolo a subire una condizione di sofferenza insopportabile contro la propria volontà e contro la legge, negando a Mario l’esercizio dei propri diritti fondamentali in violazione della sentenza della Consulta” hanno dichiarato Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Luca Coscioni e co-difensore di Mario, e Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, “Il Ministro della Salute Roberto Speranza, proprio rispondendo a Mario, aveva ricordato come sia responsabilità del Governo (“Ora continueremo a lavorare in silenzio, per ciò che il governo può fare nell’ambito delle sue competenze, per consentire l’applicazione più uniforme possibile, al di là di ogni legittima posizione politico-culturale, della sentenza della Corte Costituzionale”). Di fronte alla violenza perpetrata sotto la responsabilità del Presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, contro Mario, chiediamo al Governo e al Ministro Speranza di agire immediatamente per interrompere la flagranza di reato in corso e attuare un provvedimento di Commissariamento della Regione Marche per attuare la visita medica che Mario attende ormai da un anno. In caso contrario, alla responsabilità del Presidente delle Marche Acquaroli si aggiungerà anche quella del Ministro Speranza (che al proposito non ha nemmeno ancora risposto a un’interpellanza parlamentare  n. 2/01202 del 29 aprile 2021), del Presidente del Consiglio Draghi e di tutto il Governo.

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