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Per prevenire i crimini violenti meno dettagli nei talk show e più analisi

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AgenPress. Quel rischio di assuefazione ed emulazione nella descrizione ossessiva della dinamica dei delitti affrontato dal prefetto Francesco Tagliente, ex Questore criminologo, in un articolo pubblicato su “La Nazione”.

“Dai talk show mi farebbe piacere ascoltare dibattiti sul perché è avvenuto un fatto criminoso, anziché su come è stato commesso, esordisce l’ex questore di Firenze e di Roma.

Guardando uno dei tanti programmi televisivi mi è tornata in mente l’esperienza maturata negli anni in cui prestavo servizio sulle Volanti della Questura di Roma. Erano gli anni in cui, tra un turno di servizio e un altro, frequentavo la Scuola di Specializzazione in Diritto Penale e Criminologia.

Una grande opportunità per sperimentare sul campo l’importanza degli insegnamenti della Criminologia applicata alla prevenzione ed al controllo della criminalità.”

“Coniugando il sapere del mondo accademico con il vissuto quotidiano operativo – prosegue – riuscivamo a spiegarci perché alcuni fatti criminosi si ripetevano con lo stesso modus operandi, peraltro da parte di soggetti non legati da conoscenza tra loro e nel breve lasso di tempo.

Faccio riferimento ai reati violenti, ma ancor di più ai suicidi che, ad ondate temporali, si ripetevano con le stesse modalità. Sperimentammo allora con successo che, soprattutto per i suicidi, il fenomeno si interrompeva quando, per prevenire il processo emulativo, nel dare notizia alla stampa evitavamo di fornire i dettagli sulle modalità esecutive dell’atto autolesivo.”

“Mi sono tornati in mente quei primi passi verso la cultura della sicurezza condivisa – aggiunge – quelle esperienze operative e riflessioni sulle possibili rischiose conseguenze emulative dalla descrizione ossessiva e dettagliata della dinamica dei delitti.”

“Dai talk show – sintetizza – mi farebbe piacere ascoltare interviste, monologhi e/o discussioni sul perché è avvenuto un fatto criminoso, anziché su come è stato commesso, per poter capire l’insieme delle tendenze che possono indurre una persona o un gruppo di persone a compiere atti antisociali.”

Sul tema condivide con il Prof. Pietro Pietrini, psichiatra e direttore della Scuola IMT Alti Studi Lucca, che “L’analisi delle condizioni in cui maturano certi comportamenti criminali e del pabulum (nutrimento) patologico che li favorisce, è il primo passo indispensabile per lo sviluppo di efficaci strategie di intervento e di prevenzione”

“Mi domando – conclude il prefetto Tagliente- quanto sia utile e opportuno privilegiare dibattiti sulla criminodinamica rispetto alla criminogenesi.

Io continuo a sostenere con forza che il linguaggio usato nella comunicazione può alimentare assuefazione ed emulazione e influire sui comportamenti criminali o antisociali.”

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