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Sen. Fiammetta Modena (FI): “Renato Cortese, non facciamone un altro Contrada”

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AgenPress. “Ho grande rispetto per la magistratura italiana e per i giudici che nella loro assoluta indipendenza giudicano i reati per i quali un cittadino è chiamato a rispondere, ma sulla condanna di Renato Cortese, questore di Palermo, condannato  a 5 anni di carcere per il “Caso Shalabayeva” ho delle  perplessità che non posso tacere- a parlare è la Senatrice Fiammetta Modena,  di Forza Italia e membro della commissione giustizia -lo stesso vale per la condanna a 5 anni di  Maurizio Improta ex dirigente dell’ufficio immigrazione.

Siamo certi che sia loro la responsabilità diretta di quanto accaduto? Ci si è chiesti come mai degli ufficiali di polizia avessero fatto la sera del 28 maggio 2013 irruzione nella casa della moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov? Chi aveva deciso quell’operazione? Chi aveva avallato l’irruzione in quella casa? Chi aveva ordinato al questore Renato Cortese e Maurizio Improta il blitz di quella notte? Possibile che ancora una volta a pagare siano gli anelli terminali di una catena di comando che aveva certamente una testa  di riferimento?

I poliziotti che ubbidiscono a ordini precisi impartiti dall’alto, devono essere difesi dal Paese che servono, e non possono essere abbandonati da tutti in situazioni come queste – dice ancora Fiammetta Modena – sono certa che l’appello farà piena luce su questa vicenda misteriosa e poco chiara della storia del nostro Paese, ma se è vero che in questa vicenda i due magistrati di riferimento del tempo interessati alla cosa non siano stati neanche ascoltati o interrogati, allora è ancora più grave di quanto non si possa immaginare.

Non si faccia di Renato Cortese un altro Contrada per favore. Per Renato Cortese “che Alma Shalabayeva rimanesse in Italia, fosse trattenuta o espulsa, erano questioni che per lui si possono definire assolutamente irrilevanti.

Il suo interesse – ha detto nell’arringa difensiva l’avvocato Franco Coppi, difensore dell’ex capo della Squadra Mobile di Roma – era un altro, quello di catturare una persona che oggi da tutti viene indicato come un martire ma che, in quel momento, venne segnalato da tutti come un pericoloso delinquente, una persona che ha rapporti con terroristi, se non terrorista lui stesso, accusato di avere commesso reati patrimoniali di rilevante entità.

E Renato Cortese – conclude l’esponente forzista –  è l’uomo che ha catturato Giovanni Brusca, Pietro Aglieri, Salvatore Grigoli, Bernardo Provenzano”.

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