Russiagate. Renzi chiede a Conte di riferire al Copasir sulla visita segreta del ministro della Giustizia Usa in Italia

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Agenpress – Per Matteo Renzi è “giusto” che il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, “vada al Copasir e spieghi tutto” sulla “spy story, modello fiction americana”, il cosiddetto caso Russiagate, che ha coinvolto il ministro della Giustizia, Usa William Barr, “venuto a incontrare segretamente il capo del Dis Vecchione”. E consiglia al premier di “dare la delega dei servizi, anche per liberarsi di un peso. Io suggerisco nell’interesse del presidente del Consiglio di avere un signor professionista che se ne occupi, di non essere sempre lui in prima fila”.

La domanda è perché il ministro della Giustizia americano è venuto segretamente a incontrare il capo del Dis”, il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza.

“Sono testimone che sono, si dice in romanesco, fregnacce e balle quelle di chi vuole collegare Obama a questa storia” ha proseguito il leader di Italia Viva parlando dell’ipotesi che il presidente Obama lo abbia coinvolto nelle interferenze sulle elezioni americane contro Trump.

“C’è chi sostiene che in questa vicenda nel 2016” sui rapporti di Trump con la Russia “ci sia un ruolo di Obama: mi accusano di essermi messo d’accordo con lui ma è evidente che questa ipotesi non è una spy story ma una farsa. Non a caso ho querelato il signor Papadopoulos (l’ex consulente del presidente Donald Trump, coinvolto nell’inchiesta del procuratore Robert Mueller) che dice queste cose. Io avevo un rapporto molto stretto con Obama e sono pronto a testimoniare in ogni tribunale del mondo rispetto alla straordinaria correttezza umana, morale, politica di Obama. Chi tira in ballo Obama lo fa per dinamiche politiche interne”.

Per parte sua, Conte ha già fatto sapere alcuni giorni fa di non essere minimamente preoccupato per l’accaduto, spiegando che “non risulta alcuna anomalia da parte dei vertici dei nostri servizi”, confermando che chiarirà l’accaduto ma solo dopo aver riferito al Copasir.

La visita di Barr in Italia a settembre, secondo quanto riferito dal New York Times, era talmente segreta che nemmeno i diplomatici e i dirigenti d’intelligence all’ambasciata Usa a Roma sapevano il motivo della sua presenza. E, secondo il quotidiano americano, rimasero sorpresi scoprendo che l’Attorney General aveva aggirato i protocolli nell’organizzare la sua visita per incontrare politici e 007 italiani, a caccia di informazioni nella contro-inchiesta sulle origini del Russiagate.

 

 

Giunto a Roma, Barr aveva chiesto informazioni su Joseph Mifsud, un accademico di Malta che ha insegnato anche alla Link Campus University di Roma. Mifsud, durante la campagna elettorale che ha portato all’elezione di Trump, aveva avvicinato uno degli uomini dello staff del tycoon, promettendo informazioni compromettenti sulla rivale Hillary Clinton, sconfitta alle urne.

 

 

Proprio questa offerta di materiale “sporco” per screditare la Clinton, tramite informazioni che sarebbero state ottenute tramite canali che portano a Mosca, ha fatto nascere il Russiagate. Trump ha rischiato di finire condannato, ma un’indagine indipendente, guidata da Robert Mueller, non ha fatto emergere elementi contro il presidente.

 

La Casa Bianca, però, ha cominciato una caccia alla fonte che ha originato il Russiagate. Tra i grandi ricercati c’è proprio Mifsud: il sospetto è che abbia offerto informazioni al team di Trump proprio per “incastrare” il candidato repubblicano. Il professore, però, è scomparso nel 2017, e proprio sulle sue tracce si sarebbero messi gli americani.