Diffamazione a mezzo stampa e carcere per i giornalisti. Modena (FI): “Siamo contrari”

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La Senatrice di Forza Italia, Fiammetta Modena, membro della Commissione Giustizia

AgenPress – “Sia chiaro una volta per tutte, Forza Italia è contro il carcere dei giornalisti per i reati di diffamazione a mezzo stampa e questo lo diremo a chiare lettere la prossima settimana in sede di discussione generale in aula – a parlare è la Senatrice di Forza Italia, Fiammetta Modena, membro della commissione giustizia – domani. Mercoledì 28 ottobre arriva infatti in aula l’esame sul disegno di legge812-A, di iniziativa del Senatore Caliendo: “Modifiche alla legge 8.2.1948 n.47 al Codice penale, al codice di procedura penale, al codice di procedura civile e al codice civile in materia di diffamazione, diffamazione a mezzo stampa o con altro mezzo di diffusione, di ingiuria e di condanna del querelante nonchè di segreto professionale e disposizioni a tutela del diffamato”.

Siamo alla conclusione di un iter lungo, che ha visto addirittura “spezzare ” in due il testo con la estrapolazione dell’articolo sulla lite temeraria. Non a caso la prossima settimana entrambi i ddl, 835 e 812A, arrivano in aula per essere discussi insieme, ricomponendo un quadro unitario.

Lo dirò in aula a chiare lettere – aggiunge l’esponente forzista –  per noi l’elemento centrale e fondamentale della normativa è la cancellazione della pena detentiva a carico del giornalista. Personalmente condivido in pieno il consiglio che ci viene dalla Corte Costituzionale, serve infatti, un “delicato bilanciamento” del tema in questione e che spetta primariamente al legislatore, ritenuto il soggetto più idoneo a disegnare un equilibrato sistema di tutela dei diritti in gioco, che contempli non solo il ricorso – nei limiti della proporzionalità rispetto alla gravità oggettiva e soggettiva dell’illecito – a sanzioni penali non detentive nonché a rimedi civilistici e in generale riparatori adeguati (come in primis l’obbligo di rettifica)”. Ma anche a “efficaci misure di carattere disciplinare, rispondendo allo stesso interesse degli ordini giornalistici pretendere, da parte dei propri membri, il rigoroso rispetto degli standard etici che ne garantiscono l’autorevolezza e il prestigio, quali essenziali attori del sistema democratico”.

In questo quadro – conclude Fiammetta Modena –  la Corte costituzionale ha dato al legislatore un anno di tempo per cambiare la legge, e nella peggiore delle ipotesi ci suggerisce la Corte Costituzionale il Parlamento potrà eventualmente sanzionare con la pena detentiva le condotte che, tenuto conto del contesto nazionale, assumano connotati di eccezionale gravità dal punto di vista oggettivo e soggettivo, tra le quali si inscrivono segnatamente quelle in cui la diffamazione implichi una istigazione alla violenza ovvero convogli messaggi d’odio. Su questo siamo anche noi dalla parte dei giudici della Consulta”.