Tassone: “L’ on. Meloni non può essere l’avvenire nel momento in cui il ‘suo’ Premierato attenta eversivamente alla centralità del Parlamento e alla democrazia”

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AgenPress. Giorni di commenti dei risultati elettorali. Il rinnovo del Parlamento Europeo è stata l’occasione per un confronto tutto domestico in un’avvilente fuga dai problemi dell’Europa.
Come nella campagna elettorale anche nel post elezione mancano analisi complete, ma l’attenzione è rivolta alle scarse gloriose vicende nostrane. Non ci si interroga dove va l’Europa se verso la sua costruzione o perpetua una stagnazione burocratica dove gli ideali dei fondatori si disperdono.
Con la complessità della situazione internazionale e dei problemi non ci sono spazi per dilazioni. La fase che inizia con le elezioni dell’8 e 9 giugno deve essere il tempo di riforme per una Europa politica.
Va superata l’unanimità nelle decisioni e vanno rivisti gli ambiti decisionali dei Consiglio dei Capi di Stato e di governo, della Commissione e del Parlamento, attualmente con poteri limitati. Il clima, la transizione energetica, l’emigrazione, la riduzione della concentrazione di interessi e potentati sono argomenti identitari.
Ci sono vaste realtà nell’Italia e nell’Europa che sono attratte dai disegni egemonici di un puntinismo che attrae e corrompe. L’Occidente è in discussione e negli Stati Uniti si fa strada la vocazione isolazionista, che avrebbe con la eventuale presidenza di Trump una conferma.
Ecco il perché la necessità di una Europa unita con la sua politiche estera e difesa. Bisogna uscire dalla minorità, e compiere oggi e non domani il disegno di De Gasperi, Adenauer, Schumann, Spinelli, dell’appello di Ventotene.
Malgrado questa situazione, con disinvolta pochezza, tanti si soffermano sulla performance elettorale delle due dame, con narrazioni zeppe di curiosità. Deve iniziare un processo di riforma dei Trattati, verso la costruzione di maggiore democrazia, dove il Parlamento eserciti la proposta legislativa e la Commissione sia un organo politico, espressione della maggioranza parlamentare e non un apparato burocratico, dove i Commissari sono influenzati dai Paesi di appartenenza o dall’apparato burocratico.
Non c’è una sollecitazione a pensare ma racconti senza “pathos”. La sconfitta di Macron e Scholz sono un dato. Ma bisogna capire chi vuole realmente l’Europa. Vince la destra ma quale destra? Quella di Vannacci? Un insulto.
Chi rivendica, come fa Forza Italia, il suo moderatismo, deve prendere le distanze con coraggio altrimenti è fuffa. Non si può far finta difronte l’esaltazione della X Mas oggi (maldestramente tentata di correggere) e ieri dello “statista” Mussolini.
Si rompano i rapporti con la Lega e salti il governo. Ognuno si assuma le proprie responsabilità.
Nella “cosiddetta” prima repubblica i governi uscivano di scena per molto meno.
C’era la politica oggi solo sicumera e candidati alla….divinità.
L’on. Meloni non può essere l’avvenire nel momento in cui il “suo” Premierato attenta eversivamente alla centralità del Parlamento e alla democrazia.
Il Partito Popolare Europeo deve investire per il futuro con chiarezza senza cedere a una destra come quella italiana che progetta di liquidare la Costituzione e l’unità del Paese.
Parleremo delle due dame, parleremo del terzo polo che ha fallito.
Ma poi bisogna costruire un argine fra tutte le forze democratiche a difendere la Costituzione e gli spazi di libertà negati.
I democratici cristiani, i popolari hanno l’occasione storica per esserci e accendere come nel passato l’amore per la libertà, la democrazia e la fede nella giustizia.
Mario Tassone
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