L’importanza dell’informazione nel rapporto tra sanità pubblica e sanità privata. A pagare il prezzo più alto è sempre il cittadino

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AgenPress. Si è svolta oggi la conferenza dell’Unione Nazionale Ambulatori e Poliambulatori (UAP), alla presenza di numerosi rappresentanti del settore sanitario e operatori dell’informazione. L’incontro ha rappresentato un momento di riflessione istituzionale sulle criticità strutturali del Servizio Sanitario Nazionale e sul rapporto tra sanità pubblica e sanità privata accreditata.

Nel corso del dibattito è emersa con forza la necessità di superare contrapposizioni che, nel tempo, hanno contribuito ad aggravare le difficoltà del sistema. In questo contesto si inserisce l’intervento del direttore dell’AgenPress, Aurelio Coppeto, che ha richiamato l’attenzione su un aspetto centrale: nel conflitto tra pubblico e privato, a pagare il prezzo più alto è sempre il cittadino. Una dinamica che rischia di compromettere il diritto alla salute e l’efficacia complessiva dell’assistenza sanitaria.

Il rapporto tra sistema pubblico e sanità privata accreditata continua a rappresentare uno dei nodi più delicati e complessi. In questo contesto, l’informazione dovrebbe svolgere un ruolo strategico e imprescindibile, non solo come strumento di cronaca, ma come elemento di equilibrio e trasparenza tra istituzioni, operatori sanitari e cittadini aggiunge il direttore dell’AgenPress.

Un’informazione corretta, puntuale e verificata consente di superare semplificazioni e contrapposizioni ideologiche che, purtroppo nel tempo, hanno alimentato una narrazione conflittuale tra pubblico e privato. Una narrazione che spesso non restituisce la reale complessità del sistema sanitario nazionale, fondato su un modello misto nel quale la sanità privata accreditata rappresenta una componente strutturale e di particolare importanza che le Istituzioni stentano e ogni volta tentennano con “parziali ed inefficaci decreti legge” i quali invece di migliorare non fanno altro che aumentare il divario sanitario tra le Regioni.

In assenza di un’informazione equilibrata, il rischio è quello di generare sfiducia nei cittadini, il loro disorientamento causa inevitabilmente una percezione distorta dei servizi sanitari disponibili. La comunicazione imprecisa o parziale può infatti contribuire ad acuire tensioni sociali, a delegittimare il lavoro degli operatori sanitari e a ostacolare il dialogo tra le diverse componenti del sistema.

Al contrario, un’informazione responsabile favorisce la trasparenza dei processi decisionali, rende comprensibili le scelte politiche e amministrative e permette ai cittadini di esercitare in modo consapevole il proprio diritto alla salute. In particolare, nel rapporto tra sanità pubblica e privata, il ruolo dei media è quello di dare voce a tutte le parti coinvolte, offrendo un quadro completo delle criticità, delle potenzialità e delle soluzioni possibili.

L’informazione assume inoltre una funzione di mediazione istituzionale, capace di stimolare il confronto tra decisori politici, enti regolatori e rappresentanze del settore sanitario. Attraverso un racconto rigoroso dei fatti, i mezzi di comunicazione possono contribuire a creare le condizioni per politiche sanitarie più efficaci, orientate al miglioramento dei servizi e alla tutela dell’interesse pubblico.

Mentre il vice direttore dell’AgenPress Foad Aodi in veste di medico e giornalista ha rammentato che “diagnosi e cura sono esclusive dei medici. In molti paesi esteri il ruolo della farmacia-presidio è riconosciuto. Ma in Italia lo si sta disciplinando senza rispetto per i medici. Ogni professionista sanitario deve operare nel proprio ruolo, in base al percorso di studi e alle competenze acquisite. Confondere o sovrapporre i ruoli significa mettere in discussione l’intero sistema formativo e universitario, con conseguenze gravi sulla qualità dell’assistenza. In un momento storico segnato da profonde difficoltà del Servizio Sanitario Nazionale – dalle liste d’attesa alla carenza di risorse – diventa fondamentale riaffermare il valore di un’informazione competente. Solo così è possibile costruire un dibattito capace di superare le divisioni e di riportare al centro la salute dei cittadini come obiettivo comune, al di là delle appartenenze e delle contrapposizioni tra pubblico e privato – conclude Aodi -.

Di particolare importanze le conclusioni della Presidente dell’Unione Nazionale Ambulatori e Poliambulatori (UAP) Maria Stella Giorlandino: “il servizio sanitario nazionale sta perdendo coerenza, perché a prestazioni sanitarie uguali vengono oggi applicate regole diverse, con un abbassamento delle garanzie per i cittadini”.

Nel corso della conferenza non sono mancate critiche al ruolo della politica, ritenuta spesso incapace di favorire un confronto efficace e di assumere decisioni strategiche in grado di rafforzare il Servizio Sanitario Nazionale. L’assenza di una visione unitaria e di interventi strutturali rischia di acuire le tensioni e di indebolire ulteriormente il sistema sanitario.

In questo scenario, le associazioni sanitarie accreditate hanno proclamato uno sciopero bianco di mobilitazione, annunciando una manifestazione nazionale prevista per il prossimo 14 marzo. Un’iniziativa che intende richiamare l’attenzione delle istituzioni sulla necessità di un cambio di passo nelle politiche sanitarie.

La conferenza UAP si chiude dunque con un appello chiaro e diretto alle istituzioni nazionali e regionali: avviare con urgenza un tavolo di confronto serio e permanente con tutti gli attori del sistema sanitario, per individuare soluzioni condivise e sostenibili. Ignorare il grido d’allarme lanciato dal settore significherebbe mettere ulteriormente a rischio la tenuta del Servizio Sanitario Nazionale e, soprattutto, il diritto dei cittadini a una sanità efficiente, equa e universale.

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