17 marzo: dall’Unità nazionale alla sovranità popolare, la riflessione di Costantino Del Riccio

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Dallo Stato unitario alla sovranità popolare: 1861-1946 – Le origini della democrazia in ItaliaIn vista delle celebrazioni del 17 marzo, Costantino Del Riccio, Presidente del Comitato consultivo della Fondazione Insigniti OMRI e già dirigente del Quirinale, ripercorre il cammino dall’Unità nazionale al referendum del 1946. Una riflessione che mette in luce come la costruzione dello Stato e l’affermazione della sovranità popolare siano due facce della stessa storia


AgenPress. Del Riccio evidenzia come la proclamazione del Regno d’Italia nel 1861 e il referendum istituzionale del 2 giugno 1946 non siano momenti contrapposti, ma tappe complementari di un unico percorso storico. La sua analisi mette in luce la continuità tra la costruzione dello Stato unitario e l’affermazione della sovranità popolare, sottolineando come unità nazionale, partecipazione dei cittadini e valori costituzionali siano elementi inseparabili nella formazione della democrazia italiana. Il contributo si distingue per la capacità di legare memoria storica, riflessione istituzionale e consapevolezza civica, offrendo spunti significativi per le celebrazioni del 17 marzo e per la comprensione dei principi che fondano la Repubblica.

Ecco la riflessione di Del Riccio

“Il 17 marzo, l’Italia celebra la Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera, istituita nel 2012 per ricordare la proclamazione del Regno d’Italia avvenuta nel 1861. La ricorrenza non è solo un momento di commemorazione storica, ma anche un’occasione per riflettere sulle radici istituzionali della comunità nazionale. Il titolo stesso della giornata richiama fasi diverse della storia italiana: l’Unità nazionale, la Costituzione repubblicana, l’inno e la bandiera, sintesi che rivela l’intreccio tra il processo risorgimentale e la costruzione della democrazia repubblicana.

La memoria del 17 marzo rinvia non solo alla nascita dello Stato unitario, ma anche al percorso storico attraverso cui quello Stato ha trovato legittimazione nella sovranità popolare. Due date assumono particolare rilievo: il 17 marzo 1861, con la proclamazione del Regno d’Italia, e il 16 marzo 1946, quando fu convocato il referendum destinato a ridefinire la forma dello Stato.

Il 17 marzo 1861 segna uno dei passaggi più significativi della storia italiana. Con la legge approvata dal Parlamento di Torino, Vittorio Emanuele II assunse il titolo di Re d’Italia, sancendo l’esistenza di un nuovo Stato nel contesto europeo. La scelta di mantenere il numerale “secondo” indicava la continuità giuridica con il Regno di Sardegna e lo Statuto Albertino del 1848 venne esteso all’intero territorio nazionale come carta costituzionale del nuovo Stato. L’unificazione fu frutto di un processo complesso, che combinò guerre d’indipendenza, diplomazia delle élite liberali e movimenti patriottici, inclusa la celebre Spedizione dei Mille guidata da Giuseppe Garibaldi.

Nel 1861, l’Italia era ancora incompleta: Roma era la capitale dello Stato Pontificio e Venezia un possedimento dell’Impero asburgico. L’unificazione territoriale si completò solo negli anni successivi, con l’annessione del Veneto nel 1866 e la presa di Roma nel 1870. Al di là delle questioni territoriali, il 1861 segnò l’ingresso degli italiani in uno spazio politico comune, avviando l’unificazione amministrativa e legislativa e contribuendo alla formazione di un’identità nazionale, sebbene ancora fragile.

Il nuovo Stato dovette affrontare profonde differenze economiche e sociali, con una partecipazione politica limitata a una ristretta minoranza. Lo Stato liberale si fondava su un sistema rappresentativo elitario, con suffragio ristretto e una monarchia centrale nell’equilibrio istituzionale. Nei decenni successivi, l’ordinamento conobbe importanti trasformazioni: allargamento del suffragio, nascita dei partiti di massa e crescita dei movimenti sociali ridisegnarono il rapporto tra istituzioni e società. Tuttavia, le tensioni generate dalla Prima guerra mondiale e la crisi dello Stato liberale aprirono la strada all’esperienza autoritaria del fascismo, con lo Statuto Albertino formalmente mantenuto, ma sostanzialmente svuotato del suo contenuto democratico.

La frattura decisiva avvenne durante la Seconda guerra mondiale. Il crollo del regime fascista nel 1943, l’occupazione tedesca e la guerra di liberazione segnarono una rottura profonda nella storia dello Stato unitario. La Resistenza rappresentò non solo una lotta contro il nazifascismo, ma anche un momento di rinnovamento politico e morale della comunità nazionale. Dopo la Liberazione del 25 aprile 1945, la transizione istituzionale fu regolata dai decreti luogotenenziali, in particolare il decreto del 16 marzo 1946 che convocò i cittadini al referendum istituzionale e all’elezione dell’Assemblea Costituente. Firmato dal Luogotenente del Regno Umberto e controfirmato dal Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, questo decreto rappresentò un passaggio storico: per la prima volta la forma dello Stato veniva decisa direttamente dal popolo.

Il referendum del 2 giugno 1946, a suffragio universale e con piena partecipazione delle donne, sancì la vittoria della Repubblica, segnando la fine della monarchia sabauda e aprendo la strada alla redazione della Costituzione, entrata in vigore nel 1948.”

Rileggendo questo lungo percorso, Costantino Del Riccio sottolinea come unità nazionale e sovranità popolare siano due facce della stessa storia. La Fondazione Insigniti OMRI valorizza questa prospettiva, promuovendo memoria, valori costituzionali e senso civico nelle nuove generazioni: conoscere la storia significa custodire la democrazia di domani.

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