AgenPress. È di questi giorni la discussione relativa al fenomeno Teach Tokers e la ricaduta delle loro “lezioni” sul web nella scuola d’oggi. A tal riguardo, l’UGL Istruzione, attraverso il proprio Segretario Nazionale, Ornella Cuzzupi, componente del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, ha espresso la propria posizione ribadendo l’importanza dell’insegnamento in presenza e la differenza sostanziale che esiste tra le due cose.
“Per prima cosa occorre chiarire come la didattica che ogni docente mette in campo non è mai uguale a sé stessa; essa va plasmata – senza snaturarne la missione – rispetto al contesto dell’aula. L’insegnamento non è un elenco di nozioni dettate in maniera asettica bensì un continuo modellarsi alle esigenze dei ragazzi, all’ambiente e alle variabili esistenti. Il confronto, il discorrere, l’ascoltare, il guardare negli occhi sono elementi essenziali per una corretta ed equilibrata didattica. I docenti, e qui e il loro grande compito, hanno a che fare con una materia estremamente delicata composta da spirito, intelligenza e sensibilità dei giovani discenti. Non è possibile, nell’ambito dell’insegnamento, definire percorsi e modellarne gli aspetti privandosi del contatto diretto e tangibile con i propri alunni.
Detto ciò, quello che si suol definire fenomeno dei Teach Tokers è un qualcosa che non nasce da pressanti esigenze didattiche ma piuttosto da una ricerca di manifestare la propria capacità divulgativa. È quindi, a nostro avviso, facile dedurre come l’attività messa in atto dai “divulgatori web” e quella del docente a cui vengono affidati i nostri ragazzi appartengono a paradigmi diversi”.
La questione è se possono essere strutturalmente complementari o rappresentare aspetti diversi.
“Di certo – continua il Segretario Cuzzupi – la divulgazione può essere funzionale come attraente integrazione ma rimane un ambito diverso dall’insegnamento che si specifica nelle fondamentali sfaccettature prima accennate. Tra l’altro il tentativo di “umanizzare” i rapporti tra giovani cercando di limitare la realtà virtuale in favore di quella vera – come auspicato da un gran numero di genitori, docenti e studiosi del fenomeno – va in un certo contrasto con il fenomeno di cui parliamo. Sarebbe come dire ai ragazzi che è importante il rapporto diretto fatto di confronto, parole, gesti, sguardi, sensazioni immediate e poi comunicare con loro senza la possibilità di una vissuta e tangibile interazione. Qual è la lezione che ne deriverebbe? Dov’è la logica?
I Teach Tokers, liberi di esprimersi come soggetti con la loro coinvolgente sovraesposizione mediatica, rischiano di rivelarsi per i ragazzi un’ulteriore spinta verso il deleterio “paradosso delle connessioni”. Non dimentichiamo che recenti studi hanno evidenziato il pericolo che l’utilizzo intensivo di piattaforme social può condurre verso un incremento di depressione e solitudine.
I docenti, quelli impegnati a svolgere il proprio mestiere nell’ombra della quotidianità, sanno bene cosa possa voler dire trovarsi davanti un ragazzo preda di tali drammatiche circostanze. E lo sanno bene anche gli sportelli d’ascolto attivi in tante nelle scuole del nostro Paese.
Non si faccia, quindi, confusione; il fenomeno Teach Tokers va preso per quel che è e non equivale in alcun modo alla necessità – anche didattica – di esperienza, conoscenza e utilizzo equilibrato dei mezzi legati ad internet. Chi non ricorda il periodo Covid dove le lezioni venivano fatte in dirette streaming? Ma, attenzione, anche lì il rapporto diretto, umano, sensibile tra docenti e alunni era mantenuto ed era un contatto anche struggente per le circostanze, ma i docenti – quelli di classe – hanno saputo mantenere vivo il rapporto umano salvando molti dall’isolamento e dalla disperazione. Una lezione da non dimenticare”.
