AgenPress. Il 25 Aprile ricorda la liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Una data fondamentale in cui una parte non trascurabile di uomini e donne imbracciarono le armi per ricacciare gli invasori nazisti e i loro supporti fascisti.
Quegli uomini con la Resistenza restituirono al nostro Paese l’onore perduto, lo riscattarono dall’ignominia della dittatura e spianarono la strada verso le libertà perdute. Esempi di eroismi, di sacrifici in cui rinasceva l’amore per un Paese i cui retaggi di civiltà erano stati sacrificati per troppo tempo.
Un tempo oscuro in cui elementari principi di umanità erano stati dissipati e oltraggiati. Il 25 aprile del 1945 precedeva il 2 giugno del 1946 in cui i cittadini, per la prima volta uomini e donne, votarono per la repubblica. Segui il 18 aprile del1948 che con la vittoria della D.C e dei partiti riformisti alle politiche, fu innalzato il martirio di tanti.
La Resistenza è segnata da luci che prevalgono sulle ombre immancabili, quando il crepitio delle armi segna i passaggi di un cammino difficile. Molti che non avevano vissuto la stagione delle libertà ritrovarono il calore di sentimenti umiliati.
Purtroppo il 25 aprile è una data divisiva. Si evidenzia il protagonismo di una parte quando invece i sacrifici furono diffusi anche con gli eccidi di popolazioni inermi.
Il raggio di luce del 25 aprile viene dal coraggio di uomini e donne che non erano la maggioranza del popolo, ma che ne rappresentarono le attese più nobili.
Ci saranno ancora le polemiche anche in questo 25 aprile? Speriamo di no.
Forse è il tempo di abbandonare dispute assurde, per interrogarsi su cosa rimane delle conquiste di allora. Chiedersi perché il percorso per il rafforzamento della democrazia stia subendo rallentamenti e perché conquiste civili sono messi in discussione.
Il Parlamento, presidio delle garanzie democratiche e della sovranità popolare, è umiliato. La democrazia è vista con fastidio e considerata uno ostacolo al buon governo e alle decisioni rapide. Abbiamo un Parlamento di nominati e governi preponderanti.
Le associazioni di rappresentanza di categorie sono assorbite in un sistema che assomiglia sempre dì più a un regime.
La politica si è ritratta difronte a fenomeni di segmenti di poteri che gestiscono senza controllo. Si dice che ormai il futuro non è nella democrazia ma in sistemi autarchici, dove la fonte del potere non sta nella libera scelta dei cittadini, ma la nega. Apparati costosi del parastato e di organismi indipendenti, anche dalle leggi e dal buon senso, si sovrappongono abbattendo i paletti della Costituzione.
Allora celebriamo il 25 Aprile senza retorica, lontano da una laica liturgia falsa per dire che il patrimonio di quella stagione, in cui l’Italia si ritrovava, va ricomposto e che i predoni di una nobile storia, inadeguati e arroganti, lascino perché riprenda il cammino del popolo lungo la strada che l’Italia intraprese nel lontano 25 aprile del 1945.
Mario Tassone (ex deputato della Repubblica Italiana – già vice Ministro).
