Etica e patrimonio pubblico: quando la gestione virtuosa diventa cultura del servizio

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Con un post pubblicato sul proprio sito istituzionale, la Fondazione Insigniti OMRI ha espresso “il più vivo apprezzamento” per l’iniziativa promossa dall’Agenzia del Demanio che, in collaborazione con l’Università degli Studi di Firenze, organizza  il convegno “Responsabilità etica per la cura del patrimonio immobiliare dello Stato”


AgenPress. Un tema, sottolinea la Fondazione, “di assoluta centralità per la Pubblica Amministrazione”, su cui l’Agenzia è da anni impegnata con strumenti concreti: dal Piano Città degli immobili pubblici ai workshop sulla responsabilità etica del manager pubblico e sulla rigenerazione dei vuoti urbani. Iniziative che traducono in pratica i principi costituzionali di buon andamento, imparzialità e responsabilità nell’uso delle risorse pubbliche.

La presenza di Antonella Manzione: competenze e continuità. Particolare rilievo, nel post della Fondazione OMRI, viene dato alla partecipazione tra i relatori del Consigliere di Stato Comm. Antonella Manzione, componente del Comitato consultivo della Fondazione per la promozione della cultura dell’etica costituzionale del servizio pubblico.

La sua presenza si inserisce in un percorso già avviato: Manzione è stata infatti relatrice del primo seminario promosso dalla Fondazione sul tema dell’etica costituzionale, svoltosi il 25 marzo alla Scuola Superiore di Polizia con la partecipazione, tra gli altri, del Presidente emerito della Corte Costituzionale e del Consiglio di Stato Gianfranco Coraggio, del Segretario generale della Corte dei conti Franco Massi, del già Presidente del TAR Lazio Antonino Savo Amodio e del già Presidente aggiunto della Corte dei conti Tommaso Miele, tutti appartenenti alla Fondazione Insigniti OMRI.

Un filo conduttore che viene da lontano. Il convegno fiorentino, però, richiama anche un metodo amministrativo che ha radici più lontane, quando di spending review ed efficientamento energetico si parlava ancora poco.

Un approccio che ha caratterizzato l’esperienza professionale del presidente della Fondazione Insigniti OMRI, Prefetto Francesco Tagliente, già Questore di Firenze, poi Questore di Roma e successivamente Prefetto di Pisa.

A Firenze, dal 2007, furono avviati i primi interventi organici di razionalizzazione degli spazi della Questura e di riduzione delle locazioni passive, con misure di efficientamento energetico. In quel percorso si inserisce il recupero della Caserma De Lauger sul Lungarno della Zecca, poi ristrutturata e oggi sede di uffici della Polizia di Stato. Analoga riqualificazione ha interessato le sedi di via Zara e via Fadini.

A Roma, tra il 2010 e il 2012, la gestione del patrimonio in uso alla Questura – 19 immobili demaniali e 52 in locazione – portò a una riduzione dei costi di gestione di oltre 1 milione di euro nel 2010 e di circa 2 milioni nel 2011 rispetto all’anno precedente.

A Pisa, da Prefetto, fu avviata una sinergia con la Scuola di Ingegneria dell’Università per la diagnosi energetica dell’edificio demaniale sede della Prefettura, con interventi programmati su illuminazione e involucro edilizio che hanno anticipato pratiche oggi codificate a livello europeo.

Dalla prassi alla cultura costituzionale. Tre città, tre amministrazioni, un criterio costante: trattare l’immobile pubblico come leva di responsabilità, non come costo fisso. Risparmio energetico, riduzione delle locazioni passive, decoro e sicurezza dei luoghi di lavoro affrontati come doveri etici prima ancora che obiettivi gestionali.

Non stupisce, quindi, che la Fondazione Insigniti OMRI, oggi presieduta dal Prefetto Tagliente, abbia scelto di promuovere la cultura dell’etica costituzionale del servizio pubblico. Una linea che appare in continuità con una storia professionale che ha avuto come filo conduttore la promozione dei principi e dei valori costituzionali, tra i quali rientra a pieno titolo l’attività di gestione etica e sostenibile del patrimonio dello Stato.

In questo senso, il convegno del 6 maggio rappresenta non solo un momento di confronto tra magistrature, accademia e amministrazioni, ma anche il riconoscimento che certe buone pratiche, quando diventano sistema, smettono di essere eccezione e diventano cultura del servizio.

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