AgenPress. Il mondo della cultura e della ricerca storica piange la scomparsa di Carlo Ginzburg, tra i più autorevoli storici italiani contemporanei. Nato a Torino il 15 aprile 1939, Ginzburg si è spento all’età di 87 anni, lasciando un’eredità intellettuale che ha segnato profondamente gli studi storici a livello internazionale.
Figlio dello scrittore e antifascista Leone Ginzburg e della scrittrice Natalia Ginzburg, Carlo Ginzburg ha saputo costruire un percorso originale e innovativo, diventando il principale esponente della cosiddetta “microstoria”, un metodo di ricerca che analizza vicende individuali e realtà marginali per comprendere fenomeni storici più ampi.
La sua opera più celebre resta senza dubbio Il formaggio e i vermi, pubblicata nel 1976 e tradotta in decine di lingue. Attraverso la vicenda del mugnaio friulano Menocchio, processato dall’Inquisizione nel XVI secolo, Ginzburg rivoluzionò il modo di fare storia, dimostrando come le vite delle persone comuni potessero offrire una chiave di lettura privilegiata per comprendere la cultura e la società di un’epoca.
Nel corso della sua lunga carriera ha insegnato all’Università di Bologna, alla University of California di Los Angeles e alla Scuola Normale Superiore di Pisa, contribuendo alla formazione di generazioni di studiosi. I suoi interessi hanno spaziato dalla storia delle mentalità alla cultura popolare, dall’arte alla letteratura, fino alla riflessione sui metodi della ricerca storica.
Tra le sue opere più importanti figurano anche I benandanti, Miti, emblemi, spie, Storia notturna e Il giudice e lo storico, testi che hanno influenzato studiosi di discipline diverse e consolidato la sua fama internazionale.
Ancora nei primi mesi del 2026, Ginzburg continuava a intervenire nel dibattito culturale e pubblico, confermando una straordinaria vitalità intellettuale. Solo poche settimane fa l’Università di Torino gli aveva dedicato un importante convegno internazionale per celebrare il cinquantesimo anniversario de “Il formaggio e i vermi”, riconoscendone il ruolo centrale nella storiografia contemporanea.
Con la morte di Carlo Ginzburg scompare una delle voci più autorevoli della cultura italiana e internazionale. Rimane però un patrimonio di studi, libri e idee che continuerà a influenzare il lavoro degli storici e il modo stesso di interrogare il passato. La sua lezione più importante, forse, è che dietro i grandi eventi della storia si nascondono sempre le vite, le speranze e le contraddizioni degli individui.
