AgenPress. Dopo un anno, cinque mesi e ventiquattro giorni trascorsi nel carcere di Rebibbia, l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno torna in libertà. All’uscita dal penitenziario romano, Alemanno rivendica la propria innocenza e rilancia la battaglia sulle condizioni delle carceri italiane, accusando il governo guidato da Giorgia Meloni di non aver affrontato il problema del sovraffollamento.
«Esco dal carcere innocente», ha dichiarato l’ex primo cittadino della Capitale, sostenendo che la sua detenzione «non doveva mai cominciare». Secondo Alemanno, il reato per cui è stato condannato – traffico di influenze illecite legato all’abuso d’ufficio – sarebbe stato superato dall’abolizione della fattispecie di abuso d’ufficio e resta convinto di essere stato vittima di un’ingiustizia giudiziaria.
Durante la permanenza a Rebibbia, Alemanno ha trasformato la denuncia delle condizioni detentive in una vera e propria battaglia politica. Nei suoi interventi pubblici e nei diari scritti dal carcere ha raccontato celle sovraffollate, servizi insufficienti e percorsi di reinserimento ridotti al minimo. «Ho trovato un universo carcerario molto più degradato e abbandonato a se stesso di quanto ricordassi», ha scritto alla vigilia della scarcerazione, descrivendo celle da quattro posti occupate da sei detenuti e una situazione che giudica incompatibile con la dignità della persona.
Da qui l’affondo contro l’esecutivo. Per Alemanno, sul fronte dell’emergenza carceraria «non è stato fatto nulla di concreto». L’ex sindaco sostiene che il sovraffollamento continua a rappresentare una delle principali criticità del sistema penitenziario italiano e che le promesse di riforma non si sono tradotte in interventi efficaci. Una posizione che ha ribadito più volte durante la detenzione, anche attraverso lettere indirizzate alle istituzioni e al ministro della Giustizia.
La scarcerazione è stata anticipata grazie a una riduzione di 39 giorni della pena riconosciuta dal Tribunale di Sorveglianza, che ha preso in considerazione le condizioni detentive giudicate degradanti. Alemanno stava scontando una condanna definitiva a 22 mesi di reclusione per traffico di influenze illecite nell’ambito di uno dei filoni dell’inchiesta “Mondo di Mezzo”.
Nonostante il ritorno alla libertà, l’ex sindaco assicura che continuerà a occuparsi della questione carceraria. «Un pezzo del mio cuore resta a Rebibbia», ha scritto nel suo ultimo messaggio da detenuto, promettendo di proseguire la battaglia contro il sovraffollamento e per il rispetto dei diritti dei detenuti.
