AgenPress. Nuovo strappo tra la Fraternità Sacerdotale San Pio X e la Chiesa cattolica. A Écône, in Svizzera, sono stati consacrati quattro nuovi vescovi senza il mandato pontificio e senza accogliere l’appello di Papa Leone XIV a fermare una decisione che Roma aveva giudicato gravemente lesiva dell’unità ecclesiale.
L’atto richiama inevitabilmente quanto avvenne 38 anni fa, il 30 giugno 1988, quando l’arcivescovo Marcel Lefebvre procedette alla consacrazione di quattro vescovi contro il divieto della Santa Sede. Quella decisione provocò una delle più gravi fratture nella Chiesa contemporanea e portò alla scomunica decretata da San Giovanni Paolo II attraverso il motu proprio Ecclesia Dei.
Anche questa volta la Fraternità ha deciso di andare avanti nonostante gli avvertimenti giunti dal Vaticano. Le consacrazioni episcopali senza il consenso del Pontefice costituiscono infatti una violazione diretta del diritto canonico e rappresentano un atto di ribellione all’autorità del Papa.
Secondo la normativa della Chiesa, la consacrazione di un vescovo senza mandato pontificio comporta la scomunica latae sententiae, cioè automatica, per il vescovo consacrante e per i consacrati. La conseguenza ecclesiale è estremamente grave: la rottura della comunione con il Romano Pontefice e l’ingresso in una situazione di scisma.
La Santa Sede aveva tentato fino all’ultimo di evitare una nuova frattura, invitando i responsabili della Fraternità a sospendere le consacrazioni e a proseguire il dialogo. L’appello del Papa, tuttavia, è rimasto senza risposta. La decisione assunta a Écône segna così un punto di non ritorno nei rapporti con Roma e riapre una ferita che sembrava essersi almeno parzialmente rimarginata dopo anni di colloqui e tentativi di riconciliazione.
Il parallelo con il 1988 appare inevitabile. Allora Giovanni Paolo II definì le consacrazioni compiute da Lefebvre «un atto scismatico» che costituiva una sfida aperta all’unità della Chiesa. Oggi, a distanza di quasi quattro decenni, la storia sembra ripetersi nello stesso luogo simbolo del tradizionalismo cattolico.
Si attende ora una presa di posizione ufficiale della Santa Sede, ma dal punto di vista canonico le conseguenze appaiono già delineate: la consacrazione di vescovi senza mandato pontificio comporta la scomunica automatica e sancisce una nuova rottura con la Chiesa cattolica. Un gesto che rischia di compromettere definitivamente il cammino di dialogo intrapreso negli ultimi anni e di aprire una nuova fase di tensione tra Roma e il mondo lefebvriano.
