AgenPress. Si aggrava il quadro accusatorio nell’inchiesta sull’attentato ai danni del giornalista Sigfrido Ranucci. La Procura contesta infatti a Valter Lavitola anche il reato di strage, ritenendolo il mandante dell’azione intimidatoria organizzata contro il conduttore di Report.
Secondo quanto emerge dagli atti dell’indagine, Lavitola avrebbe incaricato il 47enne Clesio Tavares di organizzare l’attentato. In particolare, i magistrati sostengono che gli avrebbe dato mandato di “individuare soggetti in grado di reperire esplosivo e farlo esplodere davanti all’abitazione del giornalista”.
L’ordinanza ricostruisce una presunta pianificazione dell’azione che sarebbe iniziata settimane prima dell’attentato. Gli investigatori evidenziano infatti che il 16 settembre, circa un mese prima dell’esplosione, Lavitola avrebbe effettuato insieme a Tavares un sopralluogo nei pressi dell’abitazione di Ranucci, allo scopo di studiare il luogo in cui mettere in atto il piano.
Per gli inquirenti, il sopralluogo rappresenterebbe uno degli elementi che dimostrano la premeditazione dell’azione e il ruolo centrale attribuito a Lavitola nell’organizzazione dell’attentato. La contestazione del reato di strage deriva dalla natura dell’esplosivo che, secondo l’accusa, avrebbe potuto mettere in pericolo non solo il giornalista ma anche le persone presenti nelle vicinanze dell’abitazione.
L’inchiesta punta a chiarire tutti i passaggi che hanno preceduto l’attentato, ricostruendo i contatti tra gli indagati, gli eventuali esecutori materiali e le modalità con cui sarebbe stato reperito l’esplosivo.
