Nel Giorno della Legalità, la Fondazione Insigniti dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana rende omaggio alle vittime delle stragi di Capaci e di via D’Amelio del 1992: Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, caduti nella strage di Capaci del 23 maggio 1992; Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, caduti nella strage di via D’Amelio del 19 luglio 1992
AgenPress. A loro si unisce il ricordo dei familiari delle vittime e la vicinanza a quanti hanno vissuto direttamente quella stagione di violenza mafiosa contro lo Stato: sopravvissuti, feriti, testimoni e servitori delle istituzioni che hanno continuato il proprio impegno nonostante le conseguenze personali subite. Tra questi, la Fondazione ricorda Giuseppe Costanza, membro della Fondazione, autista giudiziario di Giovanni Falcone e sopravvissuto alla strage di Capaci, e il Questore Rino (Calogero) Germanà, anch’egli membro della Fondazione, sopravvissuto a un attentato mafioso per il suo impegno istituzionale nel contrasto alla criminalità organizzata.
Le loro testimonianze rappresentano il legame tra memoria e futuro: ricordare chi ha perso la vita, sostenere chi ha portato le conseguenze di quella violenza e valorizzare chi ha continuato a servire lo Stato significa mantenere vivo il patrimonio civile e istituzionale lasciato da quella stagione.
Uomini e donne dello Stato che, con ruoli diversi, hanno condiviso la stessa stagione di sacrificio e di impegno, ai quali la Repubblica deve il medesimo riconoscimento e la medesima gratitudine. Il modo più autentico di onorarne il sacrificio consiste nel tradurre ogni giorno il loro insegnamento in responsabilità, servizio e fedeltà alle istituzioni.
Le stragi del 1992 non hanno soltanto suscitato dolore e indignazione. Hanno imposto allo Stato una profonda trasformazione. Da quelle tragedie sono nate anche nuove forme di coordinamento investigativo, più efficaci strumenti di contrasto alle organizzazioni mafiose, una diversa tutela dei magistrati, una più incisiva aggressione ai patrimoni criminali e una cooperazione internazionale che ancora oggi rappresenta un modello. Dimenticare questo patrimonio significherebbe disperdere una parte essenziale della loro eredità.
Le mafie del 2026 non sono più quelle del 1992. Operano nell’economia legale, utilizzano sofisticati strumenti finanziari e tecnologici, sfruttano le opportunità offerte dalla digitalizzazione, cercano di infiltrare gli appalti pubblici, alimentano le fragilità sociali e fanno leva sul disagio delle nuove generazioni. Per questa ragione la memoria di Falcone e Borsellino non può esaurirsi nella commemorazione. Essa richiede istituzioni capaci di innovare continuamente gli strumenti di prevenzione, di investigazione e di cooperazione, mantenendo lo stesso rigore morale e la stessa capacità di interpretare l’evoluzione dei fenomeni criminali.
Falcone e Borsellino non ci hanno lasciato soltanto una memoria da custodire, ma un metodo da continuare ad applicare. Un metodo fondato sulla responsabilità, sulla competenza, sulla collaborazione tra istituzioni e sulla capacità dello Stato di rinnovarsi di fronte alle nuove sfide.
Essere all’altezza della loro eredità significa tradurre quei valori in comportamenti quotidiani, rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e contribuire alla formazione di nuove generazioni consapevoli, capaci di riconoscere nella legalità non un limite alla libertà, ma la sua condizione essenziale.
È quanto scrive il presidente della Fondazione Insigniti OMRI, Prefetto Francesco Tagliente, in un intervento pubblicato sul sito ufficiale della Fondazione.
