A Kabul pedalava di nascosto, travestita da uomo. Oggi, a 23 anni, Fariba Hashimi vive in Italia ed è una ciclista professionista

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La medaglia d’argento conquistata ai Giochi d’Asia assume così un significato che va oltre il risultato sportivo


AgenPress. A Kabul pedalava di nascosto, spesso travestita da uomo. Oggi, a 23 anni, Fariba Hashimi è una ciclista professionista e ha conquistato una medaglia d’argento ai Giochi d’Asia. Una storia che attraversa la paura, la fuga dall’Afghanistan e la rinascita attraverso lo sport.

Quattro anni fa, in Afghanistan, la bicicletta per Fariba non era semplicemente uno strumento per allenarsi. Era un oggetto difficile da avere, quasi un privilegio. Per alimentare la sua passione era costretta a farsi prestare una bicicletta e a cercare luoghi e momenti in cui poter pedalare senza essere riconosciuta.

Per una ragazza afghana, andare in bicicletta poteva significare esporsi a insulti, minacce e violenze. Per questo Fariba usciva travestita da uomo, nella speranza di non attirare l’attenzione di chi avrebbe potuto aggredirla.

«Pedalavo perché volevo essere libera», è il senso della sua storia. La bicicletta rappresentava la possibilità di scegliere una direzione diversa, nonostante gli ostacoli imposti dalla società in cui viveva.

La svolta è arrivata quando la sua carriera sportiva ha iniziato a crescere. Fariba e la sorella Yulduz, anche lei ciclista, sono riuscite a lasciare l’Afghanistan e a costruire una nuova vita lontano da Kabul. Oggi Fariba vive in Italia, dove può allenarsi e competere a livello internazionale.

Il percorso, però, non ha cancellato ciò che è stato. Al contrario, quelle esperienze sono diventate parte della sua identità di atleta.

La medaglia d’argento conquistata ai Giochi d’Asia assume così un significato che va oltre il risultato sportivo. Dietro quel piazzamento ci sono gli allenamenti, le competizioni e il lavoro quotidiano, ma anche gli anni in cui per salire su una bicicletta era necessario nascondersi.

Fariba si definisce un esempio di resilienza. La sua storia mostra come lo sport possa diventare, in determinate circostanze, uno spazio di libertà e di emancipazione.

Dalle strade di Kabul alle competizioni internazionali, il percorso della giovane ciclista è cambiato radicalmente. Oggi può pedalare alla luce del sole, con il proprio nome sulla maglia e senza dover fingere di essere qualcun’altra.

E quella bicicletta che un tempo doveva prendere in prestito è diventata lo strumento con cui Fariba Hashimi sta costruendo il proprio futuro.

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