Francesco Tagliente: “Quando la cronaca diventa copione”

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Fondazione Insigniti OMRI. Ci sono due notizie che in questi giorni abbiamo letto una dopo l’altra. Roma e Lamezia Terme, lo stesso copione annunciato in chat e la differenza che ha salvato una vita: una rete di compagni che ha scelto di non restare a guardare. Informare è un dovere. Come informiamo è una responsabilità.


AgenPress. A Roma, un tredicenne accoltella la sua professoressa e diffonde tutto in diretta Telegram. A Lamezia Terme, un quattordicenne prepara la stessa cosa: il gruppo si chiama “uccido la prof”, il coltello è già nascosto nel bagno della scuola, l’orario è fissato per le nove, indossa la mascherina nera e chiede agli altri: “Qualcuno riesce a fare un edit rampage?”.
Due fatti diversi, due città diverse. Ma lo stesso copione. Lo stesso bisogno di un pubblico. La stessa galassia online, la TCC, che trasforma la violenza in spettacolo.

A Lamezia, però, qualcosa si è inceppato. Alcuni compagni hanno letto quei messaggi delle 20.42 e invece di aspettare la live, sono andati a riferire tutto. “Voleva uccidere la docente, lo abbiamo bloccato”. I Carabinieri sono entrati durante l’ora di inglese. Il video non è mai stato girato.

Questa differenza è il segnale che cerchiamo. Da molti anni mi interrogo su quanto conti il modo in cui raccontiamo una tragedia. Non per nascondere i fatti. Informare è un dovere.
L’ho visto quando prestavo servizio sulle Volanti della Questura di Roma e frequentavo il corso di criminologia alla Sapienza. C’era una sequenza di suicidi con modalità ricorrenti. La cronaca ne riportava ogni dettaglio: il luogo preciso, lo strumento, la sequenza del gesto. Quei dettagli finivano per ripetersi da un articolo all’altro, diventando una rappresentazione riconoscibile.

Non posso dire che quei racconti avessero provocato i gesti successivi. Sarebbe scorretto.
Ma ci chiedemmo se, per una persona già fragile, quella ripetizione potesse rendere il gesto più concreto, più immaginabile, quasi una possibilità già presente.

Provammo allora a cambiare approccio: continuare a informare, ma interrompere la descrizione dei dettagli operativi. E ricordo che quando quei dettagli smisero di essere riportati, gli episodi si ridussero fino a interrompersi.

Non serve spegnere i telefoni. Serve accendere la rete che a Lamezia ha funzionato: compagni che non restano spettatori, una dirigente che dice “quel ragazzo non va lasciato solo”, una scuola che attiva un percorso di sostegno.

Con questa nuova serie, che abbiamo chiamato SEGNALI, vogliamo provare a fare questo: non rincorrere la cronaca nera, ma leggere i segnali prima. Dare agli adulti – genitori, insegnanti, educatori – gli strumenti per riconoscere quando un disagio cerca un palcoscenico online.

Perché, come ho imparato in strada, una sequenza si può interrompere. A volte basta che qualcuno, invece di guardare, decida di mettersi in mezzo.

Prefetto Francesco Tagliente – Presidente della Fondazione Insigniti OMRI

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