AgenPress. Il rapporto tra professionisti sanitari e Servizio sanitario nazionale sta cambiando profondamente. Per decenni entrare stabilmente in un ospedale pubblico ha rappresentato uno dei principali traguardi per medici e infermieri. Oggi aumentano le dimissioni volontarie, cresce la mobilità verso privato, privato accreditato, poliambulatori e strutture polispecialistiche e migliaia di professionisti guardano all’estero o immaginano una carriera divisa tra Italia e altri Paesi.
Nel 2024 sono state registrate oltre 9.800 dimissioni volontarie complessive dal SSN, salite a oltre 11.300 nel 2025. Tra i medici ospedalieri si è passati da 1.503 dimissioni nel 2024 a 3.767 nel 2025, +150%. Nello stesso anno i pensionamenti sono stati 2.876, ben 891 in meno rispetto alle dimissioni.
Il monitoraggio relativo al primo semestre 2026 e progressivamente aggiornato al 30 settembre 2026 conferma la pressione sul pubblico, con un incremento del 22,3% delle dimissioni e degli abbandoni dal SSN rilevato dalla rete.
A nome della rete associativa e dei movimenti, AMSI – Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, denominata anche Unione Professionisti della Sanità Internazionali; UMEM – Unione Medica Euromediterranea; CO-MAI – Comunità del Mondo Arabo in Italia; AISCNEWS – Agenzia Mondiale di Informazione Senza Confini; CISC NETWORK – Consorzio Informazione Senza Confini; Movimento Internazionale Uniti per Unire (UXU), insieme al Manifesto Internazionale Interculturale “Unione per l’Italia”, analizzano questa trasformazione e richiamano l’attenzione sulla progressiva perdita di attrattività del lavoro pubblico.
A intervenire sono il Prof. Foad Aodi, medico ortopedico-fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in Salute Globale, membro del Registro Esperti FNOMCeO e docente dell’Università di Tor Vergata; il Dott. Nadir Aodi, podologo, Vice Segretario Generale AMSI e Uniti per Unire, coordinatore del Dipartimento Gioventù e Nuove Generazioni e della Commissione Podologi di Uniti per Unire; Ettore Piero Valente, Coordinatore del Comitato Scientifico AMSI e Uniti per Unire; Mihai Baleanu, Portavoce AMSI e componente del Direttivo Uniti per Unire.
IL PUBBLICO NON È PIÙ IL TRAGUARDO DI UNA VOLTA
«Fino a pochi anni fa entrare in ospedale rappresentava un punto di arrivo – affermano Foad Aodi, Nadir Aodi, Ettore Piero Valente e Mihai Baleanu –. Oggi sempre più professionisti ci chiedono opportunità nei poliambulatori, nei centri polispecialistici, nel privato e nel privato accreditato, alla ricerca di migliori condizioni organizzative, crescita professionale e maggiore equilibrio tra lavoro e vita personale. Il SSN deve tornare ad attrarre, ma soprattutto a trattenere le competenze».
OLTRE 10MILA PROFESSIONISTI L’ANNO GUARDANO ALL’ESTERO
Le rilevazioni della rete indicano che oltre 10mila professionisti sanitari ogni anno scelgono di trasferirsi o avviare percorsi professionali all’estero, tra cui circa 7mila infermieri. Nel 2025 erano stati rilevati circa 6mila infermieri e circa 4mila medici trasferiti fuori dall’Italia. Il monitoraggio 2026 registra inoltre circa 16mila richieste e manifestazioni di interesse verso opportunità professionali internazionali.
«Non tutti vogliono lasciare definitivamente l’Italia – spiegano Foad Aodi, Nadir Aodi, Ettore Piero Valente e Mihai Baleanu –. Molti vogliono poter lavorare sia qui sia all’estero. Germania, Svizzera, Francia, altri Paesi europei e Paesi del Golfo attraggono per retribuzioni, organizzazione e possibilità di crescita. Dobbiamo trasformare questa mobilità in uno scambio, creando anche le condizioni per tornare o mantenere un rapporto professionale con l’Italia».
GIOVANI, STA CAMBIANDO L’IDEA DI CARRIERA
«I giovani non stanno rinunciando alle professioni sanitarie: stanno cambiando il modo di immaginarle – sottolineano Foad Aodi, Nadir Aodi, Ettore Piero Valente e Mihai Baleanu –. Chiedono formazione continua, autonomia, crescita, retribuzioni adeguate alle responsabilità, flessibilità, esperienze internazionali e un lavoro compatibile con la vita personale. Se il pubblico non saprà adeguare i propri modelli organizzativi, continueremo a formare
professionisti che sceglieranno altre strade».
Alla base delle dimissioni emergono burnout, turni pesanti, carenza di personale, stress organizzativo, gap retributivo, difficoltà di conciliazione vita-lavoro, burocrazia, medicina difensiva, aggressioni e limitate prospettive di carriera.
«Non serve contrapporre pubblico e privato o accusare chi parte – proseguono Foad Aodi, Nadir Aodi, Ettore Piero Valente e Mihai Baleanu –. Dobbiamo capire perché tanti professionisti non considerano più il SSN la propria destinazione naturale. Assumere senza riuscire a trattenere chi già lavora significa rincorrere continuamente l’emergenza».
OLTRE 133MILA PROFESSIONISTI DI ORIGINE STRANIERA: UNA RISORSA DA VALORIZZARE
La rete richiama anche una seconda contraddizione. Mentre l’Italia perde professionisti verso il privato e l’estero, sono presenti nel Paese oltre 133.500 professionisti sanitari di origine straniera, tra cui 53.374 medici e 48.738 infermieri. Il 56% non possiede la cittadinanza italiana e le rilevazioni della rete indicano che circa il 70% dei professionisti sanitari stranieri opera nel settore privato.
A pesare sono anche le difficoltà nei percorsi di piena valorizzazione professionale: l’80% dei professionisti di origine internazionale che si rivolge agli sportelli della rete segnala lungaggini nel riconoscimento dei titoli e carenza di informazioni sull’iter.
«È un paradosso – affermano Foad Aodi, Nadir Aodi, Ettore Piero Valente e Mihai Baleanu –. Perdiamo medici e infermieri italiani e contemporaneamente non valorizziamo pienamente migliaia di professionisti di origine straniera già presenti nel Paese. Occorrono procedure più rapide e uniformi per il riconoscimento dei titoli, mantenendo rigorosi controlli sulle competenze, e maggiori possibilità di partecipazione ai concorsi pubblici per i professionisti stranieri regolarmente presenti, superando gli ostacoli legati alla cittadinanza laddove non siano giustificati. Preparazione, competenza, conoscenza della lingua e rispetto delle regole devono essere i criteri fondamentali».
«Non chiediamo scorciatoie né standard più bassi – precisano Foad Aodi, Nadir Aodi, Ettore Piero Valente e Mihai Baleanu –. Chiediamo di utilizzare correttamente le competenze disponibili. Se perdiamo professionisti italiani verso l’estero e nello stesso tempo lasciamo quelli di origine straniera prevalentemente nel privato, produciamo una doppia perdita per il SSN».
LE PROPOSTE DELLA RETE
La rete chiede di intervenire su retribuzioni, valorizzazione professionale, carichi e turni, sicurezza, flessibilità organizzativa, carriera, formazione, medicina difensiva e burocrazia, accelerando parallelamente il riconoscimento dei titoli sanitari esteri e valorizzando maggiormente i professionisti di origine straniera.
Serve inoltre sviluppare una mobilità sanitaria circolare, affinché le esperienze internazionali non si trasformino automaticamente in una perdita definitiva per l’Italia.
«Prima di cercare nuovi medici e infermieri dobbiamo capire perché quelli che abbiamo se ne vanno e valorizzare pienamente quelli che sono già qui – concludono Foad Aodi, Nadir Aodi, Ettore Piero Valente e Mihai Baleanu –. Attraverso il Manifesto Internazionale Interculturale “Unione per l’Italia” proponiamo un modello che unisca pubblico, privato, università, professionisti italiani e di origine straniera e cooperazione internazionale. Trattenere competenze, valorizzare i giovani e trasformare la mobilità in crescita e scambio significa difendere il futuro del SSN».
Foad Aodi, Nadir Aodi, Ettore Piero Valente e Mihai Baleanu ribadiscono infine, a nome della rete associativa e dei movimenti, l’impegno a proseguire il monitoraggio delle dimissioni, della mobilità professionale e delle richieste di lavoro all’estero, con particolare attenzione alle nuove generazioni e ai professionisti di origine straniera.
