Parte il processo a Maria Rosaria Boccia: tra i testimoni anche Arianna Meloni, Ranucci e Giuli

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AgenPress. È iniziato oggi, davanti al giudice monocratico del Tribunale di Roma, il processo a carico di Maria Rosaria Boccia, l’imprenditrice campana accusata, tra gli altri reati, di stalking aggravato ai danni dell’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano.

Il procedimento nasce dalla denuncia presentata da Sangiuliano ed è arrivato in aula dopo il rinvio a giudizio disposto dal Gup di Roma nel febbraio scorso. A Boccia vengono contestati anche lesioni, interferenze illecite nella vita privata, diffamazione e false dichiarazioni nel curriculum, queste ultime in relazione all’organizzazione di alcuni eventi. Nel processo sono parti civili Sangiuliano, la moglie e l’ex capo di gabinetto del ministero della Cultura, Francesco Gilioli.

Uno degli elementi che hanno caratterizzato la prima udienza è rappresentato dalle liste testimoniali depositate dalle parti. Tra le persone indicate figurano nomi di primo piano della politica, della Rai e dell’informazione.

C’è Arianna Meloni, il cui nome compare nella lista testi della Procura, insieme al ministro della Cultura Alessandro Giuli, al giornalista e vicedirettore Rai Sigfrido Ranucci e all’amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi.

La presenza di Ranucci si collega anche alla vicenda mediatica che ha accompagnato il caso: la trasmissione Report aveva infatti diffuso un audio di Boccia. Tra i testimoni indicati compare inoltre Andrea Biavardi, direttore del settimanale Oggi, che pubblicò alcune immagini dell’imprenditrice.

La vicenda Boccia-Sangiuliano era esplosa pubblicamente circa due anni fa, quando l’imprenditrice aveva iniziato a comparire accanto all’allora ministro della Cultura in occasione di iniziative e appuntamenti istituzionali.

Sangiuliano aveva inizialmente spiegato di aver valutato per Boccia un incarico gratuito come consigliera, ipotesi poi accantonata per possibili conflitti di interesse. Successivamente era emersa pubblicamente anche la relazione sentimentale tra i due, circostanza ammessa dallo stesso ministro, che nel settembre 2024 si dimise dall’incarico.

Dopo le dimissioni, la denuncia di Sangiuliano ha dato origine all’inchiesta della Procura di Roma. Nel fascicolo sono confluiti, secondo quanto riportato dalle cronache, messaggi, telefonate, registrazioni e materiale audiovisivo acquisito dagli investigatori.

Boccia respinge le accuse e, alla vigilia dell’udienza, ha sostenuto di voler dimostrare in tribunale la propria estraneità ai fatti contestati.

Particolarmente netta la sua posizione sull’accusa di stalking: l’imprenditrice ha affermato di non aver compiuto le condotte che le vengono contestate e ha chiesto che il processo si svolga senza «pregiudizi» e senza trasformare l’accusa in una condanna mediatica.

I suoi difensori hanno inoltre contestato la ricostruzione dell’accusa, sostenendo in aula che, a loro giudizio, le condotte contestate non corrisponderebbero alla rappresentazione tradizionale dello stalking.

Un altro tema affrontato durante la prima udienza riguarda la possibilità di effettuare riprese televisive e audio-video del procedimento.

La difesa di Boccia si è mostrata favorevole alla presenza delle telecamere, mentre le parti civili hanno chiesto che il processo venga celebrato a porte chiuse. La Procura si è opposta in particolare alle riprese de Le Iene, chiedendo di verificare l’eventuale esistenza di un rapporto contrattuale tra la trasmissione e l’imputata. Il giudice si è riservato di decidere sulla richiesta di riprese.

Il calendario del processo è già definito per le prime testimonianze. Il 15 gennaio saranno ascoltati l’ex capo di gabinetto Francesco Gilioli e la moglie di Sangiuliano. Il 5 febbraio, invece, toccherà all’ex ministro della Cultura, che è parte civile nel procedimento. I suoi legali hanno chiesto che la sua audizione, così come quella della moglie, avvenga a porte chiuse.

Il processo entra così nella sua fase dibattimentale, dopo una vicenda che per mesi ha intrecciato politica, istituzioni, informazione e vita privata. Saranno ora le testimonianze e le prove raccolte in aula a dover chiarire la ricostruzione dei fatti contestati a Maria Rosaria Boccia, nel rispetto della presunzione di innocenza fino a una eventuale sentenza definitiva.

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