ORA TUTELE STABILI, SICUREZZA E RESPONSABILITÀ ORGANIZZATIVE
AgenPress. La riforma delle professioni sanitarie riporta al centro del confronto parlamentare la responsabilità professionale e il futuro dello scudo penale. Il disegno di legge A.C. 2700-A, approdato all’Assemblea della Camera, dove il 12 ottobre si è svolta la discussione generale, prevede, nei casi e alle condizioni stabiliti dalla norma, la punibilità per omicidio colposo e lesioni personali colpose soltanto in presenza di colpa grave.
Il provvedimento introduce inoltre criteri che consentono di considerare, nella valutazione della responsabilità, le carenze di personale, la scarsità delle risorse e le difficoltà organizzative non evitabili dal professionista. Un passaggio significativo, perché riconosce il peso delle condizioni effettive nelle quali viene garantita l’assistenza sanitaria.
Sul tema intervengono AMSI – Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, denominata anche Unione Professionisti della Sanità Internazionali; UMEM – Unione Medica Euromediterranea; CO-MAI – Comunità del Mondo Arabo in Italia; AISCNEWS – Agenzia Mondiale di Informazione Senza Confini; CISC NETWORK – Consorzio Informazione Senza Confini; Movimento Internazionale Uniti per Unire (UXU) e Manifesto Internazionale Interculturale Unione per l’Italia (UN.IT), che accolgono con interesse il percorso legislativo, chiedendo una tutela stabile per tutte le professioni sanitarie.
A esprimere la posizione congiunta della rete associativa e dei movimenti sono il professor Foad Aodi, medico ortopedico-fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Consiglio Direttivo UAP e del Registro Esperti FNOMCeO, docente dell’Università di Tor Vergata e fondatore di Unione per l’Italia, e il dottor Nadir Aodi, podologo, vice segretario generale AMSI e Uniti per Unire, coordinatore del Dipartimento Gioventù e Nuove Generazioni e della Commissione Podologi di Uniti per Unire.
«Accogliamo positivamente la riforma delle professioni sanitarie, soprattutto per l’attenzione alla responsabilità professionale, alla valorizzazione delle competenze e alla sicurezza degli operatori. È un passo importante, ma chiediamo che alle nuove disposizioni seguano interventi concreti su organici, formazione, riconoscimento professionale e collaborazione tra tutte le figure sanitarie, senza gerarchie o contrapposizioni. La riforma deve rafforzare l’intero sistema sanitario, mettendo al centro il paziente e la qualità delle cure», dichiarano congiuntamente Foad Aodi e Nadir Aodi.
SCUDO PENALE: DALLE PROROGHE ALLA TUTELA STRUTTURALE
Nell’ambito della riforma delle professioni sanitarie assume particolare rilievo la questione dello scudo penale, introdotto con disposizioni straordinarie durante l’emergenza pandemica e successivamente disciplinato da ulteriori interventi legislativi, tra cui il decreto-legge 215/2023, convertito nella legge 18/2024. La disciplina temporanea, prorogata fino al 31 dicembre 2026, limita la punibilità alla colpa grave nelle condizioni previste dalla legge, con particolare riferimento alle situazioni di grave carenza di personale sanitario.
Il nuovo DDL, ancora all’esame parlamentare, punta a introdurre una disciplina stabile. Il confronto con altri ordinamenti europei, nei quali assumono rilievo anche gli strumenti civili, assicurativi e di mediazione, evidenzia l’esigenza di rafforzare la certezza giuridica italiana, pur nella diversità dei rispettivi sistemi.
«Da anni denunciamo i rischi umani, psicologici, economici e professionali che il contenzioso sanitario può produrre anche quando non si arriva a una condanna. Un procedimento può significare anni di incertezza, spese legali, danni reputazionali, ripercussioni sulla carriera e sulla vita familiare», dichiarano congiuntamente Foad Aodi e Nadir Aodi.
«La paura di essere denunciati alimenta la medicina difensiva, favorendo accertamenti non sempre necessari e comportamenti eccessivamente prudenti, con conseguenze sui costi dell’assistenza. Non chiediamo immunità né impunità, ma regole chiare che distinguano la colpa grave dalle altre situazioni e garantiscano contemporaneamente i diritti dei pazienti. L’Italia deve superare definitivamente la logica delle proroghe».
MEDICINA DIFENSIVA, FUGA DAL PUBBLICO E COLLABORAZIONE INTERPROFESSIONALE: «IL PAZIENTE DEVE RESTARE AL CENTRO»
La medicina difensiva, le aggressioni agli operatori sanitari e la crescente difficoltà di trattenere i professionisti nel Servizio sanitario nazionale rappresentano, secondo la rete associativa e i movimenti, criticità strettamente collegate. L’insicurezza lavorativa, la scarsa valorizzazione delle competenze e il mancato coinvolgimento nelle decisioni organizzative contribuiscono ad alimentare il disagio professionale, le dimissioni dal settore pubblico e la ricerca di opportunità all’estero.
«Non possiamo contrastare la fuga dei professionisti senza affrontare le ragioni che li spingono ad andarsene. Bisogna coinvolgere realmente tutti i professionisti sanitari nei processi decisionali, indipendentemente dalla loro origine e dal fatto che operino nel pubblico o nel privato», sottolineano congiuntamente Foad Aodi e Nadir Aodi.
«C’è poi un principio fondamentale che richiamiamo costantemente, anche nell’insegnamento universitario a Tor Vergata: la libertà professionale di ciascuno finisce dove comincia quella dell’altro. Nessuna professione sanitaria deve sentirsi superiore alle altre. Competenze e responsabilità sono differenti, ma devono integrarsi attraverso il rispetto reciproco, il dialogo e la collaborazione interprofessionale.
Più i professionisti collaborano, più sono tutelati nell’esercizio delle loro funzioni e, soprattutto, più è tutelato il paziente. È questa la cultura che dobbiamo promuovere: superare le contrapposizioni tra categorie e riconoscere il contributo di ciascuno», affermano Foad Aodi e Nadir Aodi.
SICUREZZA E RISORSE: LE RESPONSABILITÀ NON POSSONO RICADERE SOLO SUI PROFESSIONISTI
La rete associativa e i movimenti richiamano la necessità di accompagnare la riforma con organici adeguati, formazione continua, prevenzione del rischio clinico e percorsi di crescita professionale, anche per le nuove generazioni.«Non possiamo chiedere a medici, infermieri, fisioterapisti, podologi, ostetriche, tecnici sanitari e agli altri professionisti di garantire cure sicure in condizioni di sovraccarico permanente. Le criticità devono essere affrontate prima che possano compromettere la qualità dell’assistenza», sottolineano Foad Aodi e Nadir Aodi.
Resta inoltre il nodo delle risorse, poiché il disegno di legge prevede l’attuazione della delega senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
«Chiediamo al Parlamento di completare il percorso verso una tutela penale stabile, accompagnata da adeguata protezione legale, investimenti e responsabilità organizzative definite. Occorre anche offrire ai giovani prospettive professionali concrete, contrastando precarietà e abbandono delle professioni. La sicurezza dei pazienti e quella di chi li assiste sono inseparabili. Lo scudo penale non deve diventare un privilegio, ma parte di una riforma capace di coniugare responsabilità, dignità professionale e diritto alla salute», concludono congiuntamente Foad Aodi e Nadir Aodi.
