Scontri a Milano durante il corteo di “Italia in Piazza”. A Roma la Cgil sfida il governo con “La Via maestra”

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AgenPress. Bombe carta, petardi e pietre contro le forze dell’ordine. Il centro di Milano è stato teatro di momenti di forte tensione durante la manifestazione organizzata da “Italia in Piazza”. Gli scontri, iniziati lungo via Broletto, nei pressi di via San Tomaso, si sono estesi fino a piazza Duomo, trasformando il corteo in una giornata di disordini e interventi della polizia. Secondo le cronache, alla mobilitazione hanno partecipato oltre cinquemila persone.

La protesta era incentrata sul caro vita, sull’aumento dei costi dei carburanti, sugli stipendi considerati insufficienti e sulle condizioni della sanità e della scuola pubblica. Tuttavia, nel corso della manifestazione, una parte dei partecipanti è stata coinvolta in episodi di violenza. Il lancio di sassi, bottiglie e ordigni pirotecnici ha provocato la reazione delle forze dell’ordine, che hanno effettuato cariche di alleggerimento per contenere i disordini.

Le tensioni hanno causato danni alle pensiline del trasporto pubblico e alle vetrate di alcuni edifici del centro storico. Sono stati segnalati feriti, tra cui un agente in borghese colpito alla testa, e alcuni giovani sono stati fermati o identificati. In serata, la polizia è intervenuta anche in piazza Duomo con gli idranti per disperdere i gruppi ancora presenti e ristabilire l’ordine.

Gli scontri hanno immediatamente alimentato il confronto politico. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta sui social, condannando le violenze e rivolgendosi alle opposizioni, alle quali ha chiesto una presa di posizione senza ambiguità.

«Manifestare è un diritto. Mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è», ha scritto la premier, aggiungendo che «ogni reticenza diventa giustificazione» e che «il silenzio non è accettabile».

Meloni ha sottolineato la necessità di distinguere il diritto costituzionale a manifestare dagli atti di violenza commessi durante i cortei. Nel suo intervento ha inoltre riconosciuto la partecipazione pacifica di migliaia di cittadini alle diverse mobilitazioni della giornata, compresa quella promossa dalla Cgil nella capitale.

Il messaggio della presidente del Consiglio punta così a riportare al centro del dibattito la responsabilità politica nella condanna delle aggressioni e dei danneggiamenti. Resta aperto, parallelamente, il confronto sulle ragioni sociali ed economiche che hanno spinto tanti cittadini a scendere in piazza.

Mentre Milano affrontava gli scontri, a Roma migliaia di lavoratori, studenti e pensionati hanno partecipato alla manifestazione nazionale “La Via maestra”, promossa dalla Cgil insieme a oltre cento associazioni laiche e cattoliche.

Il corteo, partito da piazza della Repubblica e diretto verso piazza del Popolo, si è svolto sotto lo slogan «Lavoro, pace, ambiente, welfare, Costituzione». Una piattaforma di rivendicazioni che mette al centro le condizioni materiali delle famiglie, la qualità dei servizi pubblici e le scelte economiche e internazionali dell’esecutivo.

Tra le richieste avanzate dai promotori figurano l’aumento dei salari e delle pensioni, il contrasto alla precarietà e al lavoro povero, una maggiore equità fiscale e il rafforzamento della sanità e dell’istruzione pubbliche. Sul fronte internazionale, la mobilitazione ha ribadito la contrarietà al riarmo e all’incremento delle spese militari, chiedendo maggiori investimenti nel welfare e nelle politiche sociali.

A concludere la manifestazione è stato il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, che ha rilanciato le critiche alle priorità economiche del governo. Alla mobilitazione hanno preso parte anche esponenti delle opposizioni, tra cui la segretaria del Partito democratico Elly Schlein e il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte.

Le manifestazioni di Milano e Roma restituiscono immagini differenti di una stessa giornata di tensione politica e sociale. Da una parte, le violenze che hanno coinvolto gruppi di manifestanti e forze dell’ordine nel capoluogo lombardo; dall’altra, una mobilitazione sindacale che ha portato nelle strade della capitale le rivendicazioni sul lavoro, sulla giustizia sociale e sulle politiche pubbliche.

La condanna degli atti violenti non cancella le questioni sollevate dalle proteste, così come le ragioni di una mobilitazione non possono giustificare aggressioni o danneggiamenti. È su questo equilibrio che si misura il confronto tra governo e opposizioni: garantire la libertà di manifestazione, tutelare la sicurezza pubblica e rispondere alle richieste di una società che chiede salari adeguati, servizi efficienti e maggiori certezze per il futuro.

La giornata lascia quindi aperti due fronti: quello dell’ordine pubblico, con l’accertamento delle responsabilità per gli scontri, e quello politico e sociale, dove resta acceso il dibattito sulle priorità del Paese e sulle risposte che il governo intende dare alle rivendicazioni di lavoratori e cittadini.

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