AgenPress. Si è tenuta a Roma la nuova edizione del Forum Innovazione e Sostenibilità presso la Sala Europa a Palazzo delle Generali. L’incontro, promosso da Remind (Associazione delle Buone Pratiche dei Settori Produttivi della Nazione), rappresenta una piattaforma permanente di dialogo e collaborazione, capace di valorizzare le Buone Pratiche, facilitare le partnership strategiche e proporre soluzioni concrete alle sfide legate alla sostenibilità e all’innovazione. Con il contributo di rappresentanti del Governo, del Parlamento, delle Istituzioni nazionali, internazionali e locali, insieme a Imprenditori, Manager, Esperti e Professionisti del Pubblico e Privato, per promuovere un dialogo costruttivo su modelli di sviluppo sostenibile, tecnologie emergenti e politiche per l’innovazione e la sicurezza all’interno del contesto nazionale in chiave globale.
“Oggi innovazione e sostenibilità non rappresentano più due sfide parallele, ma convergono in un unico, grande obiettivo strategico per il presente e il futuro della Nazione. Con il Forum Italiano Innovazione e Sostenibilità by Remind mettiamo insieme queste due visioni per mettere a fattor comune le Buone Pratiche, facilitare le partnership strategiche e proporre soluzioni concrete, replicabili e sostenibili per costruire territori e città più resilienti, sicure e orientate al benessere. Come ci ricorda Papa Leone XIV, questo percorso di evoluzione tecnologica e di conversione ecologica deve necessariamente essere accompagnato da una maggiore responsabilità etica. Un’etica basata sulla custodia del creato che coinvolga mente, cuore e mani”, ha dichiarato Paolo Crisafi, Cavaliere di Gran Croce Presidente di Remind al Forum Innovazione e Sostenibilità by Remind.
Hanno preso parte ai lavori esponenti del Governo Meloni e del Parlamento Italiano ed Europeo; tra cui: Tommaso Foti Ministro per gli Affari Europei, il PNRR e le Politiche di Coesione; Adolfo Urso Ministro delle Imprese e del Made in Italy.
Tra le Buone Pratiche del Pubblico e del Privato: Fabrizio Candoni Presidente Gruppo Wegreenit: “«La rigenerazione del patrimonio immobiliare rappresenta una delle più importanti opportunità per coniugare innovazione, sostenibilità e sviluppo economico. In Italia disponiamo di un patrimonio di grande valore che, troppo spesso, rimane inutilizzato o non adeguatamente valorizzato. La sfida è trasformare questi immobili in risorse capaci di generare valore economico, ambientale e sociale, attraverso modelli innovativi di collaborazione tra pubblico e privato. Il partenariato pubblico-privato deve diventare uno strumento centrale anche nel settore immobiliare, coinvolgendo istituzioni, operatori e sistema finanziario per mobilitare investimenti e accelerare gli interventi di riqualificazione. Le esperienze che abbiamo realizzato a Milano, intervenendo su 41 edifici e circa 3.200 appartamenti, dimostrano come l’efficientamento energetico possa produrre benefici concreti: riduzione dei consumi, contenimento dei costi per le famiglie, contrasto alla povertà energetica e miglioramento della qualità della vita nei quartieri. La riqualificazione degli edifici contribuisce anche a rendere gli spazi urbani più vivibili e sicuri. In questa prospettiva, il Piano Casa costituisce un’importante occasione per costruire una strategia condivisa, nella quale il fabbisogno abitativo dei territori incontri la disponibilità del patrimonio immobiliare e la capacità di investimento dei privati. Occorre rafforzare il coordinamento tra amministrazioni, enti attuatori e sistema bancario, affinché la sostenibilità diventi una leva concreta di rigenerazione urbana e di crescita per l’Italia”.
Laura D’Aprile Capo Dipartimento Sviluppo Sostenibile Mase: “Infrastrutture e investimenti sono la condizione per realizzare tutte le transizioni: energetica, ecologica e digitale. Ma le infrastrutture vanno anche protette: prevenire e monitorare gli effetti dei cambiamenti climatici è essenziale per la resilienza e la sicurezza fisica di quelle critiche e strategiche. La sicurezza ambientale è sicurezza economica e sociale, e la protezione fisica e cibernetica delle infrastrutture è garanzia di competitività. Per questo, con risorse PNRR e il supporto di campioni dell’industria tecnologica, abbiamo sviluppato il Sistema Integrato di Monitoraggio Avanzato (SIM): un esempio concreto di come le tecnologie avanzate possano rafforzare conoscenza e capacità di previsione in campo ambientale, a supporto di decisioni pubbliche più tempestive e basate su dati affidabili e sicuri”.
Silvia Paparella Presidente Sogesid: “La sfida del presente non è soltanto reperire le risorse, ma trasformarle rapidamente in opere di qualità. Le risorse finanziarie devono essere accompagnate da competenze, strutture tecniche e capacità amministrativa. È in questo contesto che si colloca il ruolo di Sogesid, società di ingegneria ambientale dello Stato e partner tecnico-operativo delle Amministrazioni centrali. Mettiamo a disposizione competenze ingegneristiche, ambientali, amministrative e di project management per accompagnare gli interventi lungo l’intero ciclo di vita: dalla programmazione alla progettazione, dalle procedure alla realizzazione, fino al monitoraggio. Le esperienze maturate nei territori colpiti dal dissesto idrogeologico e dagli eventi alluvionali dimostrano concretamente l’importanza di questa funzione. In Emilia-Romagna, Sogesid opera come soggetto attuatore, con 134 interventi assegnati nell’ambito della ricostruzione; in Campania, supporta la Struttura commissariale nell’attuazione di 191 interventi per la mitigazione del rischio idrogeologico. Queste esperienze dimostrano che accelerare la realizzazione delle opere non significa ridurre gli standard di qualità e sostenibilità, ma migliorare la programmazione, rafforzare la progettazione, coordinare i soggetti coinvolti e affrontare tempestivamente le criticità.
Significa, soprattutto, progettare pensando al futuro. Un’opera pubblica deve essere sicura, sostenibile e resiliente rispetto ai cambiamenti climatici. La sostenibilità deve quindi essere integrata fin dalla programmazione e accompagnare tutte le fasi dell’intervento. In questa prospettiva, rafforzare la capacità tecnica dello Stato significa investire in una vera infrastruttura immateriale del Paese: senza competenze e strumenti adeguati, anche le risorse finanziarie e le tecnologie più avanzate rischiano di non tradursi in risultati concreti. Dobbiamo partire da un principio semplice: la tecnologia deve essere al servizio delle decisioni pubbliche e della qualità delle opere, non diventare un fine in sé. Digitalizzazione, gestione dei dati e intelligenza artificiale possono trasformare il modo in cui conosciamo, progettiamo e gestiamo le infrastrutture, migliorando la conoscenza del territorio, il monitoraggio, la capacità predittiva e l’impiego delle risorse. Pensiamo alle infrastrutture idriche. È necessario affrontare in modo integrato questioni spesso considerate separatamente: disponibilità della risorsa, efficienza delle reti, riduzione delle perdite, depurazione, riuso, siccità ed eventi meteorologici estremi. La resilienza deve riguardare l’intero ciclo idrico, mettendo in relazione infrastrutture, territorio, innovazione e capacità amministrativa.
Per cogliere queste opportunità servono però competenze adeguate e una maggiore integrazione tra professionalità diverse. Ingegneri, architetti, geologi, esperti ambientali, economisti, giuristi e specialisti della digitalizzazione e della gestione dei dati devono poter operare all’interno di processi condivisi. Torna così centrale il tema della capacità pubblica. Non possiamo chiedere a ogni Amministrazione di affrontare autonomamente una complessità crescente, soprattutto nei territori con strutture tecniche più fragili. Occorre condividere dati, competenze e metodologie, rafforzando la cooperazione tra istituzioni, società pubbliche, imprese, università e mondo della ricerca. La vera innovazione, dunque, non è soltanto tecnologica, ma anche organizzativa e istituzionale. Dobbiamo superare la logica degli interventi isolati e adottare un approccio sistemico, nel quale programmazione, progettazione, realizzazione, manutenzione e monitoraggio costituiscano parti di un unico processo. È questa la condizione per costruire infrastrutture più intelligenti, resilienti e sostenibili e trasformare l’innovazione in risultati concreti per i territori e per i cittadini”.
Marianna Plafoni Regional Manager Centro UniCredit: “La trasformazione digitale sta ridefinendo il modo di fare impresa. Intelligenza artificiale, automazione e utilizzo avanzato dei dati sono già fattori chiave per produttività, competitività e creazione di valore. Tuttavia, la tecnologia da sola non basta: la vera sfida è accompagnare persone e imprese nel cambiamento, sviluppando competenze, strumenti e visione. UniCredit vuole essere al fianco delle aziende non solo come partner finanziario, ma come abilitatore di innovazione, favorendo connessioni tra imprese, università, istituzioni e territori per sostenere una crescita sostenibile e duratura.”
Antonino Turicchi Presidente Autostrade per l’Italia: “La rete autostradale riveste un ruolo strategico per la competitività, la coesione e la mobilità del Paese. La sua rigenerazione richiede un programma continuo di ammodernamento e manutenzione, orientato ad affrontare una mobilità in continua evoluzione l’invecchiamento della rete e gli effetti dei cambiamenti climatici, rendendo le infrastrutture sempre più resilienti, capaci di prevenire e gestire i rischi e di garantire la continuità del servizio. La sicurezza dell’infrastruttura, degli utenti e lavoratori rappresenta un valore imprescindibile e il criterio guida di ogni scelta. Tecnologia e digitalizzazione contribuiscono al monitoraggio della rete, alla manutenzione predittiva, all’efficienza operativa e alla riduzione degli impatti ambientali, nell’ambito di una mobilità sostenibile orientata al lungo periodo e alla creazione di valore per persone e territori”.
