Tommaso Foti al Forum Italiano Innovazione e Sostenibilità 2026 by Remind: Saluti Istituzionali

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AgenPress. Si è tenuta a Roma la nuova edizione del Forum Innovazione e Sostenibilità presso la Sala Europa a Palazzo delle Generali. L’incontro, promosso da Remind (Associazione delle Buone Pratiche dei Settori Produttivi della Nazione), rappresenta una piattaforma permanente di dialogo e collaborazione, capace di valorizzare le Buone Pratiche, facilitare le partnership strategiche e proporre soluzioni concrete alle sfide legate alla sostenibilità e all’innovazione. Con il contributo di rappresentanti del Governo, del Parlamento, delle Istituzioni nazionali, internazionali e locali, insieme a Imprenditori, Manager, Esperti e Professionisti del Pubblico e Privato, per promuovere un dialogo costruttivo su modelli di sviluppo sostenibile, tecnologie emergenti e politiche per l’innovazione e la sicurezza all’interno del contesto nazionale in chiave globale.

“Oggi innovazione e sostenibilità non rappresentano più due sfide parallele, ma convergono in un unico, grande obiettivo strategico per il presente e il futuro della Nazione. Con il Forum Italiano Innovazione e Sostenibilità by Remind mettiamo insieme queste due visioni per mettere a fattor comune le Buone Pratiche, facilitare le partnership strategiche e proporre soluzioni concrete, replicabili e sostenibili per costruire territori e città più resilienti, sicure e orientate al benessere. Come ci ricorda Papa Leone XIV, questo percorso di evoluzione tecnologica e di conversione ecologica deve necessariamente essere accompagnato da una maggiore responsabilità etica.

Un’etica basata sulla custodia del creato che coinvolga mente, cuore e mani”, ha dichiarato Paolo Crisafi, Cavaliere di Gran Croce Presidente di Remind al Forum Innovazione e Sostenibilità by Remind.

Hanno preso parte ai lavori esponenti del Governo Meloni e del Parlamento Italiano ed Europeo; tra cui: Tommaso Foti Ministro per gli Affari Europei, il PNRR e le Politiche di Coesione; Adolfo Urso Ministro delle Imprese e del Made in Italy.

Tommaso Foti Ministro per gli Affari Europei, il PNRR e le Politiche di Coesione: Buongiorno a tutti. Saluto e ringrazio in primo luogo Paolo Crisafi, Cavaliere di Gran Croce e Presidente di Remind, per questo gradito invito, e Carlo Corazza, Direttore dell’Ufficio del Parlamento Europeo in Italia. Mi dispiace non poter essere tra di voi oggi, ma, come è noto, sono impegnato prima al Senato e poi alla Camera nelle comunicazioni che il Presidente del Consiglio rende rispetto al Consiglio Europeo dei giorni 15 e 16 ottobre. Anche al termine di questa maratona parlamentare seguirò la Presidente a Bruxelles, quindi proprio non vi è stato spazio per poter essere presente, come avrei gradito. Un saluto, inoltre, a tutti i colleghi e soprattutto ai rappresentanti delle principali realtà imprenditoriali e produttive italiane, ai quali rivolgo il mio apprezzamento per il contributo che ogni giorno offrono alla crescita e alla competitività del nostro sistema produttivo. In una fase segnata da una congiuntura internazionale complessa, l’Italia è chiamata a compiere delle scelte strategiche capaci di guardare oltre l’emergenza e costruire le condizioni per una crescita che sia strutturale, fondata su innovazione e competitività, e capace di rafforzare il nostro sistema produttivo e creare, al tempo stesso, nuove opportunità. Vengo dalla positiva esperienza del PNRR, che è stato il più grande piano a livello europeo, con una dotazione complessiva di 194,4 miliardi di euro, che, oggi a consuntivo, può farci dire che anche le sfide più ambiziose possono essere vinte, se vi è una ferma determinazione al riguardo. L’Italia è oggi prima in Europa nell’attuazione del piano: tutti i suoi 572 obiettivi programmati sono stati conseguiti. Un risultato che è stato reso possibile non solo dall’impegno del Governo, a partire dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ma anche da un metodo di lavoro fondato su traguardi definiti, tempi certi, responsabilità precise, strumenti adeguati e una collaborazione efficace tra istituzioni e sistema produttivo.

Il PNRR non è stato un piano finanziario, ma una significativa opportunità per accompagnare una profonda trasformazione strutturale dell’Italia, ha sostenuto un percorso di modernizzazione che ha interessato le infrastrutture, la transizione digitale ed ecologica, il sistema sanitario, l’offerta educativa e formativa, la ricerca e l’innovazione, contribuendo così a rafforzare la coesione sociale nei vari territori. Questa trasformazione è stata accompagnata da un approccio integrato, che ha visto unire riforme, investimenti mirati e un rigoroso monitoraggio delle scadenze, consentendo così all’Italia di raggiungere un risultato di preminenza all’interno del quadro europeo. Lo abbiamo verificato anche nel Mezzogiorno, dove, ad esempio, le procedure di gara hanno potuto svolgersi con tempi comparabili a quelli delle aree del Nord e dove si è riusciti a investire circa il 42% delle risorse realizzabili del PNRR. Ora è il momento di consolidare questo metodo di lavoro, adottato appunto con il PNRR, perché è un metodo che ha dimostrato di funzionare: semplificare i procedimenti e rafforzare la capacità della pubblica amministrazione e fare in modo che ogni investimento produca risultati concreti per cittadini, imprese e comunità. Non deve rappresentare
un’eccezione, una parentesi di qualche anno perchè legata ai finanziamenti europei, ma la regola per il futuro. È importante ricordare, inoltre, che il PNRR non è stato solo un piano di investimenti, ma anche di riforme che stanno concretamente modificando il funzionamento dello Stato. Un esempio è la riforma dei tempi di pagamento della pubblica amministrazione, che ha consentito di ridurre di almeno 30 giorni i tempi di pagamento stessi, che tradizionalmente i fornitori vedevano invece aggirarsi sui 200-220 giorni. In questa direzione si inseriscono anche gli oltre 460 interventi di semplificazione introdotti nel sistema legislativo italiano grazie al PNRR, che hanno contribuito e contribuiranno anche in futuro a ridurre gli oneri burocratici e a restituire tempo e certezza a chi investe, a chi lavora, a chi produce, a chi innova. Questo è il valore più pregnante del PNRR: non solo realizzare opere e investimenti, peraltro essenziali, ma intervenire anche sul funzionamento del
sistema attraverso le riforme, rendendolo più efficiente, più moderno e più capace di rispondere alle esigenze dei cittadini e delle imprese. Quanto realizzato attraverso il PNRR deve diventare patrimonio permanente di una pubblica amministrazione più moderna e digitale, che valorizzi le competenze e sappia essere anche più efficace. Nel contempo, dobbiamo continuare a tutelare il lavoro e, al tempo stesso, creare le condizioni perché le imprese ,che sono state destinatarie di circa 70 miliardi di euro del PNRR, possano continuare a investire, assumere, innovare e, soprattutto, competere sui mercati, sia all’interno dell’Unione europea sia, e soprattutto, all’esterno dell’Unione. La competitività non si costruisce soltanto riducendo i costi, ma aumentando la produttività e la qualità attraverso l’innovazione, la ricerca e una politica industriale capace di guardare a lungo termine. Accanto alla competitività c’è poi una questione che non possiamo più rinviare: i costi dell’energia. La crisi energetica sta dimostrando quanto la sicurezza degli approvvigionamenti sia legata sia alla sicurezza economica sia a quella sociale di una Nazione. La flessibilità europea per gli interventi in materia di energia e sicurezza nasce anche da una richiesta
del Governo Meloni, avanzata a fronte di una crisi internazionale che rende sempre più evidente la necessità di un cambio di approccio. Oggi dobbiamo fare un passo ulteriore. L’Europa ha bisogno di una strategia energetica capace di coniugare sostenibilità, sicurezza degli approvvigionamenti e competitività industriale. Non si può chiedere alle nostre aziende di competere sui mercati globali sostenendo costi energetici strutturalmente superiori a quelli dei loro concorrenti. In questo scenario, l’Italia ha la necessità di vedere una politica europea che si ponga il tema di come, anche in futuro, il tema dell’efficienza non debba più rappresentare un pericolo, ma un fatto in sé superabile con alcuni minimi accorgimenti. Dobbiamo quindi comprendere che, soprattutto una parte dell’industria che oggi potremmo definire energivora, nel momento in cui deve affrontare i costi energetici da una parte e il peso della tassa dell’ETS dall’altro, rischia fatalmente di dover alzare una bandiera che, se non è di resa, è comunque di impossibilità concreta di competere, almeno a livello dei prezzi offerti. Ecco perché occorre che anche su questo tema la sensibilità europea sia diversa dal passato, e cioè bisogna avere la capacità anche di ascoltare quei Paesi che, a partire dall’Italia, effettivamente rappresentano il grosso della manifattura europea. Innovazione,
energia e sostenibilità devono quindi essere parte di una stessa visione: quella di un’Italia più
moderna, più efficiente, più competitiva, capace di valorizzare le proprie eccellenze, ridurre i divari territoriali e far sì che Nord e Sud siano partecipi di un’identica strategia nazionale di sviluppo. È questa soprattutto la sfida che abbiamo davanti: trasformare le risorse del PNRR in un’opportunità di crescita concreta, facendo sì che pubblico e privato siano messi nelle condizioni di lavorare insieme per rafforzare la competitività e la produttività della nostra nazione, favorendone la crescita per il futuro. Con questo spirito, attendo di conoscere gli spunti e le idee che emergono dall’odierno confronto, affinché possano contribuire a rafforzare quello che è un disegno di politiche industriali che abbiamo ben chiaro, ma che non vuole sicuramente essere preclusivo rispetto a graditi e opportuni suggerimenti. Ciò al fine di sostenere la crescita futura di una nazione che oggi si può vantare di esportare nel mondo 670 miliardi di euro di prodotti e di avere una gamma degli stessi che, dopo quella cinese, è la più estesa di tutti i Paesi esportatori. La qual cosa dimostra una capacità di produzione differenziata sicuramente ammirevole, della quale dobbiamo soltanto ringraziare il sistema di chi produce, di chi, ovviamente, in proprio pensa, fa strategia, fa ricerca, va a intercettare segmenti di mercato e su essi rischia la propria vita aziendale, ma al tempo stesso ha il
pregio di saper realizzare dei successi che altri ci invidiano e che, da più parti, vengono riconosciuti.
Grazie e buon lavoro a tutti”.

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