Chi resta mentre il mondo scappa. La dignità della persona, la responsabilità delle istituzioni e i valori della Costituzione

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Tagliente. Il libro di Daniela Tagliafico, membro della Fondazione Insigniti OMRI  pubblicato da Vallecchi, come occasione per riflettere sulle frontiere del nostro tempo, sull’etica del servizio pubblico e sul dovere di tradurre i principi costituzionali in comportamenti concreti.


AgenPress. Ci sono libri che raccontano una storia e libri che, attraverso una storia, ci invitano a interrogarci sul tempo in cui viviamo. Chi resta mentre il mondo scappa. Storie di confini e sopravvivenza, di Daniela Tagliafico, pubblicato da Vallecchi, appartiene a questa seconda categoria.
Il titolo contiene già una domanda che va ben oltre il tema delle migrazioni e dei confini geografici. Chi resta? Chi si assume la responsabilità di esserci quando tutto sembra muoversi, cambiare, allontanarsi? Chi continua a svolgere il proprio compito, a custodire una comunità, a garantire un presidio di legalità, a prestare soccorso, ad accogliere, a comprendere, anche quando la realtà mette alla prova le convinzioni e le sicurezze di ciascuno?
Sono interrogativi che riguardano tutti noi e che chiamano in causa, in modo particolare, le istituzioni e quanti hanno scelto di dedicare una parte significativa della propria vita al servizio della collettività.

Daniela Tagliafico, giornalista di lunga e autorevole esperienza, ha scelto di affrontare una delle questioni più complesse del nostro tempo attraverso la forma del racconto. Una scelta significativa, perché la narrazione consente di avvicinarsi alla realtà da una prospettiva diversa da quella, necessariamente più sintetica, delle statistiche, delle analisi politiche e del confronto pubblico. Consente di entrare nelle storie, di cogliere le contraddizioni, di riconoscere le persone dietro i fenomeni e di restituire alla dimensione umana ciò che troppo spesso viene assorbito dalla rappresentazione astratta dei problemi.

Il suo percorso professionale, maturato in anni di attività giornalistica ai più alti livelli dell’informazione e a diretto contatto con le istituzioni, costituisce un elemento significativo per comprendere la sensibilità con cui l’autrice affronta questa materia. Alla conoscenza dei fatti e dei contesti si accompagna qui la scelta di esplorare, attraverso la narrativa, le esperienze umane che si collocano dietro le grandi questioni del nostro tempo.

Il libro ci conduce nei luoghi in cui il fenomeno migratorio assume una dimensione concreta e quotidiana, a partire da Lampedusa e dagli altri territori di frontiera. Ma, soprattutto, ci mette di fronte a persone, esperienze, aspirazioni e responsabilità. Non soltanto chi parte e chi arriva, ma anche chi rimane, chi soccorre, chi vigila, chi amministra, chi deve assumere decisioni difficili e chi vive, spesso lontano dai riflettori, le conseguenze di trasformazioni profonde.

È proprio questa pluralità di sguardi a rendere il racconto occasione di una riflessione più ampia, che investe il significato della convivenza, il ruolo delle istituzioni e la qualità della nostra democrazia.

La Costituzione come bussola per affrontare le sfide del presente

Per la Fondazione Insigniti OMRI, un’opera come quella di Daniela Tagliafico assume un significato che va oltre il valore della pubblicazione letteraria.
La promozione dei principi e dei valori costituzionali rappresenta una delle finalità statutarie fondamentali della Fondazione Insigniti OMRI. Si tratta di un impegno che non può esaurirsi nella celebrazione della Carta costituzionale o nella sua evocazione formale, ma che richiede un’attività costante di diffusione della cultura costituzionale, di sensibilizzazione e di partecipazione alla vita civile del Paese.
La Costituzione non è un documento confinato nella storia della nostra Repubblica. È una bussola per il presente, un sistema di principi che continua a orientare il rapporto tra le persone, le istituzioni e la comunità nazionale, offrendo criteri per affrontare anche le questioni più difficili e controverse.

Il libro di Daniela Tagliafico consente di tornare a riflettere su alcuni di questi principi attraverso vicende che pongono al centro la dignità della persona.
L’articolo 2 riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. In queste parole si trova uno dei fondamenti più profondi della nostra convivenza democratica: la persona, con la sua dignità e i suoi diritti, è al centro dell’ordinamento; ma il riconoscimento dei diritti richiama ciascuno alle proprie responsabilità verso gli altri.
L’articolo 3 afferma la pari dignità sociale e l’uguaglianza davanti alla legge, affidando alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e l’uguaglianza e impediscono il pieno sviluppo della persona umana.
L’articolo 10, con le disposizioni relative alla condizione giuridica dello straniero e al diritto d’asilo nei casi previsti dalla Costituzione, colloca la tutela della persona anche nella dimensione internazionale, richiamando la Repubblica al rispetto dei principi dell’ordinamento e degli obblighi internazionali.
Non sono disposizioni separate dalla vita reale. Sono principi che incontrano ogni giorno le storie delle persone, le scelte delle istituzioni, le difficoltà delle comunità e le responsabilità di chi è chiamato a operare nei contesti più delicati.
La Costituzione, del resto, non ci consegna una società senza problemi o contraddizioni. Ci indica il quadro di valori e di regole entro il quale affrontarli, senza rinunciare alla dignità della persona, all’uguaglianza, alla giustizia e alla solidarietà.
Questo non significa ignorare la complessità dei fenomeni migratori, le esigenze di sicurezza, la necessità di regole e il diritto delle comunità a vedere tutelata la propria coesione. Significa, piuttosto, affrontare queste questioni senza perdere di vista i principi che fondano il nostro ordinamento e che devono orientare ogni scelta pubblica.

Legalità e umanità: due dimensioni della stessa responsabilità

Particolarmente significative, in questa prospettiva, sono le figure degli uomini della Polizia che il racconto ci permette di conoscere, a partire da Sandro, il poliziotto protagonista di una vicenda di straordinaria umanità, e dagli operatori della Polizia Scientifica incontrati dall’autrice a Lampedusa. Le loro esperienze restituiscono il volto concreto di un servizio svolto spesso in condizioni difficili, nel quale professionalità, senso del dovere e sensibilità umana si intrecciano quotidianamente.
La storia dell’amicizia di Sandro con un venditore ambulante senegalese, raccontata attraverso un nome di fantasia per tutelarne la riservatezza, assume un significato particolarmente intenso. È una testimonianza di umanità e rispetto che rende onore non soltanto alla persona, ma anche alla funzione svolta dalle donne e dagli uomini della Polizia, dimostrando come l’autorevolezza dell’istituzione possa trovare ulteriore forza nella capacità di riconoscere la dignità dell’altro.
La vicenda offre lo spunto per affrontare un tema che merita di essere sottratto a ogni rappresentazione semplicistica: il rapporto tra legalità e umanità.
Nel dibattito pubblico, soprattutto quando si parla di migrazioni, sicurezza e accoglienza, si tende talvolta a costruire contrapposizioni che non rendono giustizia alla complessità della realtà. Come se garantire la sicurezza significasse necessariamente comprimere i diritti, oppure come se la solidarietà potesse prescindere dal rispetto delle regole.

Non è questa la prospettiva della nostra Costituzione.

La legalità è una garanzia per tutti. È ciò che consente alla libertà di non trasformarsi in arbitrio, ai diritti di essere effettivamente tutelati e alla convivenza di fondarsi su regole condivise. Allo stesso tempo, l’esercizio dell’autorità pubblica trova nella dignità della persona e nei diritti fondamentali il proprio limite e il proprio orientamento.
Per chi indossa una divisa, questo rapporto assume una valenza particolarmente evidente. Servire lo Stato significa assicurare il rispetto della legge, tutelare la sicurezza dei cittadini, proteggere le persone e garantire che l’autorità sia esercitata nell’ambito delle regole costituzionali.
La professionalità delle donne e degli uomini delle Forze di polizia si misura anche nella capacità di coniugare fermezza e sensibilità, rigore e consapevolezza, autorevolezza e rispetto. Non si tratta di attenuare la responsabilità istituzionale, ma di interpretarla pienamente.
Le figure dei poliziotti protagonisti del racconto permettono così di cogliere una dimensione essenziale del servizio pubblico: dietro ogni funzione istituzionale vi sono persone, competenze, decisioni e responsabilità che incidono concretamente sulla vita degli altri.
È un tema che riguarda direttamente anche il percorso avviato dalla Fondazione Insigniti OMRI con il progetto dedicato alla promozione della cultura dell’etica costituzionale del servizio pubblico.
L’etica costituzionale del servizio pubblico non è una formula astratta né un richiamo genericamente morale. Significa riconoscere che l’esercizio di una funzione pubblica trova il proprio fondamento e la propria legittimazione nei principi costituzionali; significa interpretare il proprio ruolo con senso dello Stato, imparzialità, disciplina, onore e consapevolezza del bene comune.
L’articolo 54 della Costituzione richiama tutti i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche ad adempierle con disciplina e onore. L’articolo 97 pone al centro dell’organizzazione amministrativa il buon andamento e l’imparzialità. L’articolo 98 afferma che i pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione.
Sono disposizioni che definiscono una concezione alta del servizio: non un privilegio, non una posizione di potere, ma una responsabilità esercitata nell’interesse della collettività.
In questa prospettiva, il servizio pubblico non si esaurisce nell’applicazione delle procedure e nell’adempimento dei compiti assegnati. Richiede preparazione, equilibrio, integrità, rispetto delle persone e consapevolezza del valore istituzionale delle proprie azioni.
È questa cultura che la Fondazione Insigniti OMRI intende contribuire a diffondere, nella convinzione che la qualità delle istituzioni dipenda anche dalla qualità etica e professionale di coloro che vi operano.

I confini e la misura della nostra civiltà

I confini evocati dal libro non sono soltanto quelli geografici. Sono anche confini culturali, sociali e, talvolta, interiori.
Sono le linee che separano la conoscenza dal pregiudizio, la comprensione dalla diffidenza, la responsabilità dall’indifferenza. Sono i luoghi nei quali una società è chiamata a misurare la propria capacità di affrontare il cambiamento senza smarrire i principi che la tengono unita.
Lampedusa, come altri territori di frontiera, rappresenta una realtà nella quale si incontrano responsabilità diverse: quelle delle istituzioni, delle comunità locali, delle organizzazioni di soccorso e dei singoli cittadini. Nessuna di queste dimensioni può essere considerata isolatamente.
Le migrazioni sono un fenomeno complesso, che richiede politiche, regole, cooperazione internazionale, capacità organizzativa e tutela dei diritti. Non possono essere affrontate soltanto attraverso le emozioni, ma neppure ignorando la dimensione umana che accompagna ogni vicenda personale.
Occorre tenere insieme sicurezza e solidarietà, legalità e tutela dei diritti, responsabilità nazionale e cooperazione internazionale. È proprio questa capacità di tenere insieme principi e interessi legittimi, senza cedere a contrapposizioni preconcette, che misura la maturità di una comunità democratica.
Il merito del racconto di Tagliafico è anche quello di restituire questa complessità, senza trasformare le persone in categorie e senza ridurre le vicende umane a contrapposizioni ideologiche.
Dietro ogni fenomeno sociale ci sono vite, aspirazioni, paure, speranze e scelte. Riconoscerlo non significa rinunciare alla necessità di governare i fenomeni, ma assumere la consapevolezza che ogni decisione deve misurarsi con la realtà concreta delle persone.

Il valore del servizio, il merito e la responsabilità verso le future generazioni

C’è una riflessione che riguarda direttamente la missione della Fondazione Insigniti OMRI e che il libro permette di sviluppare ulteriormente: il valore del servizio e il significato del merito.
L’Ordine al Merito della Repubblica Italiana rappresenta un riconoscimento della Repubblica per meriti acquisiti nei diversi ambiti della vita civile, professionale, sociale, culturale e istituzionale. Ma il valore di un riconoscimento non si esaurisce nell’onore ricevuto. Richiama anche una responsabilità: quella di continuare a testimoniare, attraverso il proprio comportamento e la propria esperienza, i valori della Repubblica.
La promozione del merito costituisce una delle finalità statutarie della Fondazione Insigniti OMRI. Il merito, nella sua accezione più autentica, non è soltanto il riconoscimento di capacità individuali o di risultati raggiunti. È anche capacità di mettere competenze, conoscenze ed esperienze al servizio della collettività, contribuendo al progresso civile, culturale e sociale del Paese.
In questo senso, il percorso professionale di Daniela Tagliafico e la sua scelta di dedicare un’opera narrativa a una questione di così grande rilevanza pubblica rappresentano un esempio del contributo che la cultura e il giornalismo possono offrire alla riflessione civile.
La sua appartenenza alla Fondazione Insigniti OMRI conferisce a questa pubblicazione un ulteriore significato: quello di una componente che, attraverso il proprio lavoro e la propria sensibilità, contribuisce a dare concretezza a una missione condivisa.
La cultura è infatti uno degli strumenti più importanti per formare cittadini consapevoli, capaci di comprendere la complessità e di esercitare responsabilmente i propri diritti e doveri.
Da qui discende anche il collegamento con un’altra delle finalità statutarie della Fondazione Insigniti OMRI: la promozione del benessere delle future generazioni.
Non si tratta soltanto di guardare al futuro in termini economici o materiali. Il benessere delle nuove generazioni dipende anche dalla qualità delle istituzioni che sapremo consegnare loro, dalla solidità dei valori condivisi, dalla possibilità di vivere in una società nella quale dignità, uguaglianza, legalità, solidarietà e merito siano principi effettivamente riconosciuti.
Le nuove generazioni hanno bisogno di strumenti per comprendere il mondo, ma anche di esempi e testimonianze che rendano credibili i valori della Repubblica. Hanno bisogno di istituzioni autorevoli, di una cultura del servizio, di una comunità capace di riconoscere le differenze senza smarrire il senso di appartenenza.
È una responsabilità che non possiamo delegare. Ogni generazione riceve un patrimonio di valori, istituzioni e conquiste civili e ha il dovere di trasmetterlo, arricchito, a chi verrà dopo.

I simboli della Repubblica: un’identità da custodire e trasmettere

Anche la promozione del decoro e della dignità dei simboli della Repubblica costituisce una finalità statutaria della Fondazione Insigniti OMRI.
Il Tricolore e l’Inno nazionale, Il Canto degli Italiani, non sono semplici elementi della rappresentazione esteriore dello Stato. Sono simboli nei quali si riconoscono la storia, l’identità e il cammino della comunità nazionale.
Custodirne la dignità significa riconoscere il patrimonio di valori, sacrifici e aspirazioni che essi rappresentano. Significa anche trasmettere alle nuove generazioni il senso di appartenenza a una comunità fondata sulla libertà, sulla democrazia, sulla solidarietà e sul rispetto della persona.
L’identità nazionale, del resto, non si indebolisce quando si confronta con il mondo e con le sue trasformazioni. Si rafforza quando sa riconoscere le proprie radici, custodire i propri principi e affrontare il cambiamento con consapevolezza.
In questa prospettiva, il tema delle migrazioni e quello dell’identità repubblicana non sono necessariamente dimensioni contrapposte. Il rispetto delle regole, la conoscenza della storia e dei simboli nazionali, la condivisione dei principi costituzionali e il riconoscimento della dignità di ogni persona concorrono alla costruzione di una comunità più coesa e consapevole.
È un patrimonio che va custodito non come memoria immobile, ma come riferimento vivo per il presente e per il futuro.

Chi resta è anche chi si assume una responsabilità

Torno, infine, alla domanda contenuta nel titolo. Chi resta mentre il mondo scappa?
Restano le persone che non si sottraggono ai propri doveri. Restano coloro che, nelle istituzioni, continuano a garantire legalità, sicurezza e servizi. Restano gli operatori che soccorrono, assistono e proteggono. Restano le comunità che cercano di non perdere la propria coesione di fronte ai cambiamenti. Restano le donne e gli uomini che, anche nelle difficoltà, scelgono di non rinunciare alla solidarietà e al rispetto degli altri.
Ma restano soprattutto i valori, quando qualcuno si assume la responsabilità di tradurli in comportamenti e scelte concrete.
È questa, a mio avviso, la riflessione più importante che il libro di Daniela Tagliafico consegna al lettore e che desidero condividere nella mia veste di Presidente della Fondazione Insigniti OMRI.
Non possiamo impedire che il mondo cambi, che le persone si spostino, che le società siano attraversate da nuove sfide. Possiamo però scegliere come affrontare questi cambiamenti, quali principi assumere come riferimento e quale idea di comunità vogliamo contribuire a costruire.
La Costituzione ci offre una bussola. Il servizio pubblico ci ricorda la responsabilità di tradurne i principi nell’esercizio quotidiano delle funzioni. La cultura ci aiuta a comprendere la realtà e a superare le semplificazioni. Il merito ci richiama al valore delle competenze messe a disposizione della collettività. I simboli della Repubblica ci ricordano la storia e l’identità della comunità alla quale apparteniamo. L’attenzione alle future generazioni ci impone di guardare oltre il presente.
Sono queste le dimensioni attraverso le quali la Fondazione Insigniti OMRI intende continuare a svolgere la propria missione: promuovere i principi e i valori costituzionali, custodire la dignità dei simboli della Repubblica, valorizzare il merito e contribuire al benessere delle generazioni future.
Il libro di Daniela Tagliafico offre, in questo senso, un’occasione preziosa di riflessione e di confronto. Non perché fornisca risposte definitive a questioni complesse, ma perché ci invita a non sottrarci alle domande, a guardare oltre le contrapposizioni e a riconoscere nella dignità della persona un riferimento irrinunciabile.
Perché il valore di una Repubblica non si misura soltanto nella solidità delle sue istituzioni, ma anche nella capacità delle istituzioni e dei cittadini di riconoscere, tutelare e rispettare la dignità di ogni persona.
E forse è proprio questo il messaggio più profondo che possiamo ricavare da Chi resta mentre il mondo scappa: restare non significa rimanere fermi. Significa non sottrarsi alla responsabilità di costruire, ogni giorno, una comunità più giusta, più consapevole e più fedele ai valori sui quali si fonda la nostra Repubblica.

Prefetto Francesco Tagliente, presidente della Fondazione Insigniti OMRI

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