AgenPress. “Questa affluenza così forte è stata un effetto bellissimo della mobilitazione di entrambi i poli: il referendum si è talmente politicizzato che tutti si sono mobilitati per sconfiggere l’avversario. La questione giuridica è caduta nel totale disinteresse. La scelta tra sì e no è più semplice di quella tra partiti; poi alle politiche vedremo la partecipazione, sarà diverso”.
Queste le parole di Renato Mannheimer, professore e sociologo, su Radio Cusano, nel corso del programma “Battitori Liberi”, condotto da Gianluca Fabi e Savino Balzano.
“In molti non hanno capito nulla della riforma, ma hanno votato pur di dare una spallata alla Meloni. Nelle ultime settimane la premier si è trovata in difficoltà a causa della politica estera, e il suo gradimento è diminuito per via della sua posizione su Trump. L’indice di fiducia verso la Meloni è stato molto altalenante ed è diminuito dopo l’inizio della guerra, vedremo nelle prossime settimane”, ha proseguito il professore. “Sicuramente è un campanello d’allarme di cui la Meloni deve tenere conto: secondo i sondaggi avrebbe la maggioranza dei voti del Paese e non ha funzionato. Prevedere i risultati elettorali però è diverso. Io non avevo previsto questa affluenza, ho sottovalutato la capacità di mobilitazione politica del referendum”.
“L’opposizione questa volta è riuscita a unirsi, ma riuscirà a farlo in una compagine elettorale, con una politica estera così diversa tra loro? Forse sì, nelle regionali ci sono riusciti, tutto dipenderà dalla capacità di unità del centrosinistra”, ha concluso Mannheimer. “È stata una sconfitta del ‘sì’ della sinistra. Ora la Schlein prenderà provvedimenti. L’unità sostanziale del centrosinistra è tra PD e Movimento 5 Stelle, che però sono molto diversi fra loro. Sono riusciti ad allearsi, ma vedremo in fase di elezioni politiche. C’è anche la questione della leadership: sia Schlein che Conte vorrebbero fare il leader, sarà una bella battaglia”.
