AODI: “NON È IL PAPA A METTERE A RISCHIO I CRISTIANI. L’ERRORE E’ DI CHI ALIMENTA GUERRE E DIVISIONI ED ESPONE TUTTE LE COMUNITÀ RELIGIOSE A RISCHI E TENSIONI”
AgenPress. Torna a salire la tensione tra Stati Uniti e Vaticano dopo il nuovo inopinato e paradossale attacco del presidente americano Donald Trump contro Papa Leone XIV, accusato addirittura, incredibilmente, di “mettere in pericolo i cattolici” e di avere posizioni troppo morbide sul dossier nucleare iraniano. Parole che arrivano alla vigilia della missione a Roma del segretario di Stato Marco Rubio, rendendo ancora più delicato un passaggio diplomatico già complesso e riportando lo scontro su un piano che intreccia politica, fede e relazioni internazionali.
Dal Vaticano, il Pontefice ha ribadito con fermezza la linea della Chiesa: la missione resta quella di “predicare il Vangelo e la pace”, confermando la posizione contraria a tutte le armi nucleari e rivendicando il valore universale del messaggio religioso anche di fronte alle critiche politiche.
In questo scenario, le associazioni e i movimenti AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia), UMEM (Unione Medica Euromediterranea), CO-MAI (Comunità del Mondo Arabo in Italia), AISCNEWS (rete internazionale di informazione agenzia mondiale senza confini) e il Movimento Internazionale Uniti per Unire (UXU)– scendono in campo nel dibattito internazionale e lanciano un allarme chiaro, evidenziando il rischio concreto che una contrapposizione politica e diplomatica si trasformi in una tensione tra comunità religiose, alimentata anche sul piano della comunicazione e della narrazione pubblica.
QUANDO LO SCONTRO POLITICO ENTRA NELLA FEDE: IL RISCHIO DI UNA FRATTURA GLOBALE
Il Prof. Foad Aodi, medico fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCEO, docente dell’Università di Tor Vergata, interviene in modo perentorio a nome della rete associativa e dei movimenti: “Non è il Papa a mettere a rischio i cristiani. Chi alimenta guerre, scontri, divisioni e violenza mediatica mette a rischio la vita di cristiani, musulmani, ebrei e ortodossi, innocenti in tutto il mondo. È questo il punto centrale che non può essere ribaltato per ragioni politiche o strategiche.”
SOLIDARIETÀ INTERRELIGIOSA E RISPOSTA TRASVERSALE DAL MONDO ARABO E MUSULMANO
Le associazioni e i movimenti ribadiscono come stia emergendo una reazione ampia e trasversale: “Sta crescendo una solidarietà importante dal mondo arabo e dal mondo musulmano. Qui non si colpisce solo una figura religiosa, ma un simbolo di equilibrio e dialogo tra culture e religioni diverse. Quando si attacca il Papa in questo modo, si rischia di colpire l’intero sistema del dialogo interreligioso e di alimentare tensioni pericolose.”
GUERRE ISOLATE E SCONTRO MEDIATICO: IL SEGNALE DI UNA DIFFICOLTÀ POLITICA GLOBALE
Nel merito dello scenario internazionale, Aodi evidenzia un passaggio chiave: “Quando non si riesce a uscire da una guerra che non è condivisa dal 95% del mondo, il confronto si sposta sul piano simbolico e mediatico. Si alza il livello dello scontro invece di costruire soluzioni. Questo non è un segnale di forza, ma di difficoltà politica e strategica.”
“Chi usa la religione nello scontro politico crea solo nuove fratture.”
IL COMITATO POLITICO INTERNAZIONALE: UNA RISPOSTA UNITARIA DELLE COMUNITÀ
Nella giornata di oggi, il Comitato Politico Internazionale del Movimento Uniti per Unire – composto da rappresentanti di diverse religioni e nazionalità – si riunisce per una posizione condivisa.
“Questa sera ci riuniamo con il Comitato Politico Internazionale, che rappresenta tutte le religioni e tutte le comunità. Esprimeremo una solidarietà piena a Papa Leone XIV e una condanna netta a questi attacchi, che nascono da una frustrazione evidente nel non riuscire a uscire da una guerra sempre più isolata a livello internazionale.”
UN APPELLO ALLA RESPONSABILITÀ: FERMARE LA SPIRALE TRA POLITICA E FEDE
In conclusione, Aodi lancia un richiamo netto: “Mescolare politica, guerra e religione in questo modo è pericoloso. La pace non si costruisce creando nemici religiosi. Serve abbassare i toni e tornare a un confronto basato su rispetto, dialogo e responsabilità internazionale, perché chi divide le fedi indebolisce la stabilità globale e allontana qualsiasi prospettiva di pace reale.”
