AgenPress. “Leonarda e Domenico, insieme ad altri otto attivisti di vari Paesi, sono ancora in stato di fermo. Domenica saranno tre settimane che si trovano in questa situazione, in questo periodo i nostri connazionali hanno potuto vedere il console una sola volta e fare una sola telefonata. L’udienza che doveva tenersi questa mattina è stata annullata, e sempre oggi uno dei nostri legali doveva incontrare gli attivisti. Le autorità libiche hanno fornito al nostro avvocato un indirizzo sbagliato del luogo in cui sono effettivamente trattenuti i nostri compagni, quindi non ha potuto incontrarli. Oggi il legale ha vagato per Bengasi nella speranza di individuare il luogo di detenzione. Le cose surreali che sto raccontando accadono ormai dal 24 maggio”.
Lo ha dichiarato Maria Elena Delia, portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, intervenuta nella trasmissione Urto su Radio Cusano, in merito agli attivisti italiani arrestati in Libia.
“La Farnesina ci dice che sta lavorando e che la situazione è complicata, poiché in Libia i tempi sono molto lunghi. Noi sappiamo che l’Italia ha legami molto forti con la Libia e vorremmo che il nostro governo agisse con più fermezza, anche perché ci sono due italiani trattenuti senza che sia stata ancora formalizzata un’accusa. Pare siano accusati di ingresso illegale, ma finché sono rimasti nella Libia dell’Ovest avevano un visto regolare, quando si sono avvicinati al checkpoint sono stati fatti entrare e solo successivamente sono stati fermati. Non hanno sfondato il checkpoint. Speriamo che i rapporti tra il governo libico e quello italiano non stiano intralciando la velocità e l’efficacia di queste trattative”.
