Oltre 130 esperti e associazioni chiedono lo stop dell’esportazione di animali vivi

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Appello globale all’Organizzazione Mondiale per la Salute Animale (WOAH) ad adottare misure più incisive a tutela degli animali nell’ambito della storica riforma delle linee guida sui trasporti


AgenPress. Esperti, associazioni e figure di spicco provenienti da 33 Paesi chiedono lo stop alle esportazioni di animali vivi in occasione della revisione delle raccomandazioni sul trasporto dell’Organizzazione Mondiale per la Salute Animale (WOAH). “Questi lunghi ed estenuanti viaggi provocano immense sofferenze: gli animali sono esseri senzienti, non merci,” commentano le associazioni.

Nella lettera aperta inviata alla WOAH, la coalizione guidata da Compassion in World Farming (CIWF) –  che include cui Animalisti Italiani, CIWF Italia, LAC e LAV – chiede che la revisione introduca standard migliorati per porre fine alle gravi condizioni in cui gli animali allevati a fini alimentari vengono trasportati su lunghe distanze. Si tratta di viaggi che possono durare settimane o addirittura mesi. Gli animali sono esposti a sofferenze immense: sovraffollamento, temperature estreme, fame, disidratazione, lesioni, grave stress e addirittura morte.

Inviata in vista della Giornata mondiale contro l’esportazione e il trasporto su lunga distanza di animali vivi (14 giugno), la lettera arriva in una fase cruciale. La revisione dell’organismo internazionale, infatti, consente di aggiornare raccomandazioni obsolete, risalenti a oltre vent’anni fa. La richiesta, rivolta ai veterinari rappresentanti degli Stati membri della WOAH, è di adeguarle alle più recenti evidenze scientifiche sul benessere animale. “Questa revisione – si legge nella lettera – dovrebbe rappresentare un passo urgente verso la fine del trasporto a lunga distanza di animali vivi.”

I firmatari sottolineano inoltre come il trasporto di animali vivi sia una pratica pericolosa e costosa che potrebbe essere in gran misura sostituita dal commercio di carne, carcasse e materiale genetico (embrioni e liquido seminale) destinato alla riproduzione. Ciò permetterebbe di evitare il ripetersi dei “ricorrenti disastri” che causano la morte di migliaia di animali. Episodi particolarmente frequenti, ad esempio, quando le imbarcazioni che li trasportano affondano o sono dirette verso zone di conflitto. Solo lo scorso mese, 4.000 pecore e capre sono morte al largo della costa dell’Oman.

Oltre a sollevare preoccupazioni sulle condizioni di sofferenza degli animali coinvolti, la lettera mette in guardia sul rischio di diffusione di malattie zoonotiche associato al trasporto di animali vulnerabili in condizioni di sovraffollamento e scarsa igiene.

Diversi Paesi si sono già mossi o stanno intervenendo per mettere fine a questa pratica che le associazioni definiscono crudele e anacronistica. La Gran Bretagna ha vietato nel 2024 l’esportazione di animali vivi per l’ingrasso e la macellazione, mentre la Nuova Zelanda, l’Australia e la Germania hanno introdotto restrizioni e divieti parziali.

Gli animali sono esseri senzienti, non merci. Non c’è nulla che possa giustificare il costringere milioni di animali a sopportare questi estenuanti viaggi ogni anno,” commentano Animalisti Italiani, CIWF Italia, LAC e LAV.  

La revisione degli standard della WOAH è l’occasione giusta per ogni Stato membro per mettere fine a questa crudeltà. Rafforzare le linee guida per dare la priorità ad una maggiore tutela degli animali è un importante passo avanti, ma, in definitiva, è cruciale che siano gli Stati a vietare l’esportazione di animali vivi, consegnando questo barbaro commercio ai libri di storia.”

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