AgenPress. Con il Decreto Lavoro, che pochi giorni fa il Parlamento ha convertito in legge, abbiamo fissato nero su bianco un principio che in Italia non era mai stato riconosciuto: la contrattazione collettiva – cioè la contrattazione di qualità – è lo strumento più efficace che abbiamo a disposizione per far crescere le tutele, difendere i diritti, rafforzare le retribuzioni dei lavoratori. Ed è una scelta di campo: per la prima volta, lo Stato afferma che la dignità di uno stipendio passa dalla qualità del contratto, e non semplicemente da una cifra stabilita a tavolino magari calata dall’alto, da parte dello Stato stesso.
L’Italia vanta un tasso di copertura della contrattazione collettiva tra i più elevati in Europa. Un sistema che ha storicamente rappresentato un presidio per i nostri lavoratori e per i loro diritti. Chiaramente, come tutti i meccanismi, anche questo ha le sue fragilità, ma occorre intervenire per correggere quelle fragilità, non svilire – o addirittura demolire – il lavoro di decenni e la nostra straordinaria tradizione. Per sostituirla, peraltro, con un sistema – quello basato sul salario minimo – che rischia di sottrarre tutele ai lavoratori, invece di aggiungerne. Perché questa è la verità dei fatti, al netto della facile propaganda. Dove questo sistema è stato sperimentato, come è accaduto ad esempio in Puglia, il salario minimo ha ridotto le retribuzioni, rivisto al ribasso le tutele, sottratto diritti.
Lo avevamo previsto. Avevamo denunciato il rischio che il salario minimo orario diventasse un parametro sostitutivo, non aggiuntivo, e che la sua applicazione peggiorasse – invece di migliorare – la condizione di moltissimi lavoratori.
E’ esattamente per questo che abbiamo scelto un’altra strada. Non perché non vogliamo migliorare la condizione dei lavoratori, ma proprio perché vogliamo migliorarla. Così, abbiamo deciso di valorizzare la contrattazione di qualità, ancorando il salario giusto ad un contratto equo.
Questo è il principio che abbiamo codificato nel Decreto Lavoro e che voi, insieme a CGIL e CISL, avete messo nero su bianco nella piattaforma unitaria che avete sottoscritto pochi giorni fa, punto di partenza del negoziato per l’accordo con le organizzazioni datoriali sulla qualità del lavoro e sulla rappresentanza. E io sono orgogliosa di aver contribuito, come Governo, a riavviare un percorso di confronto tra le parti sociali che per troppi anni era rimasto bloccato.
