AgenPress. In un passaggio storico segnato da crisi antropologica, emergenze ambientali, conflitti e smarrimento del senso del limite, avverto il dovere di rivolgere una riflessione pubblica a tutti gli attori della vita politica e istituzionale del nostro Paese.
Mi rivolgo con pari rispetto e spirito di colleganza sia ai colleghi che condividono con me l’appartenenza e l’esperienza politica , sia ai colleghi che militano negli schieramenti a noi avversi. Perché la politica, se intesa nel suo significato più alto, è servizio comune alla Repubblica e al popolo italiano, al di là delle legittime differenze.
Desidero riaffermare un principio che ritengo fondativo:
Fare è qualcosa di serio. Non è per tutti.
Questa affermazione non vuole essere un giudizio elitario, ma un richiamo severo alla verità e alla responsabilità. La politica non può essere ridotta a comunicazione, a gestione del consenso sui social, a rincorsa dell’emozione del momento. È governo della complessità, è custodia del bene comune, è visione di lungo periodo. E richiede doti che non si improvvisano.
Il primo dono necessario è il discernimento
Il discernimento è categoria biblica e categoria politica. Nel Primo Libro dei Re, Salomone non chiede a Dio ricchezza o potere, ma: “Da’ al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male” (1 Re 3,9).
Senza discernimento, la politica diventa cieca, reattiva, schiava dei sondaggi. Con il discernimento, invece, sa distinguere tra ciò che è popolare e ciò che è giusto, tra ciò che produce consenso immediato e ciò che costruisce il futuro. La Dottrina Sociale della Chiesa, dalla Rerum Novarum alla Laudato Si’, ci ricorda che il bene comune non coincide mai con la somma degli interessi particolari.
Il secondo dono necessario è la responsabilità verbale
Viviamo una crisi profonda del linguaggio politico. La parola è diventata arma, insulto, delegittimazione dell’altro. Questo avvelena la democrazia.
Desidero ricordare a tutti, a partire da me stesso, che la parola ha un peso etico e cristologico. Cristo è il Logos, è il Verbo. La parola che edifica è parola che crea, la parola che distrugge è parola che uccide.
“Sit sermo vester: est, est; non, non” – Il vostro parlare sia sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno (Mt 5,37). Invito tutti ad una nuova sobrietà e carità verbale. Si può essere avversari durissimi sui contenuti, senza mai diventare nemici della persona. Questa è civiltà. Questa è democrazia matura.
Il terzo principio: il coraggio di andare controcorrente
La tentazione più grande per chi fa politica oggi è la ricerca del consenso ad ogni costo. È la dittatura del gradimento. Ma un consenso costruito sul tradimento dei principi è un consenso che distrugge l’umanità e il pianeta.
La vera politica ha il dovere di andare controcorrente quando la corrente porta verso il baratro.
Andare controcorrente significa difendere la vita umana dal concepimento alla morte naturale quando l’ideologia dominante la relativizza. Significa difendere la famiglia, cellula naturale della società, quando viene ridicolizzata. Significa difendere il Creato, la terra, l’acqua, l’aria, il lavoro dignitoso dell’uomo, contro ogni modello di sviluppo predatorio che sfrutta l’uomo e devasta il pianeta.
Come ci ricorda Papa Francesco nella Laudato Si’: tutto è connesso. Non c’è ecologia ambientale senza ecologia umana.
Cristo stesso è stato il grande controcorrente della storia: segno di contraddizione che ha introdotto l’eternità nel tempo e ha salvato l’umanità non assecondandola, ma redimendola.
Questo è il tempo di leader che non cercano applausi facili, ma cercano la verità. Che non inseguono la corrente, ma la orientano verso il bene.
Sen. Dott. Domenico Scilipoti Isgrò
