Intervista al senatore Domenico Scilipoti Isgrò, presidente di Unione Cristiana (UC)
AgenPress. In un contesto internazionale segnato da guerre, tensioni geopolitiche e da una crescente crisi dei valori, il rapporto tra fede, responsabilità politica e pace assume un significato sempre più attuale. Ne parliamo con il senatore Domenico Scilipoti Isgrò, presidente di Unione Cristiana (UC), che propone una riflessione sul messaggio di Cristo, sulla dignità della persona e sul ruolo della politica nella costruzione di una società più giusta e di un ordine internazionale fondato sul dialogo.
Direttore Agenpress: Senatore, in un mondo attraversato da conflitti e profonde incertezze, quale significato assume oggi la fede?
Sen. Domenico Scilipoti Isgrò: La fede non può essere soltanto una convinzione interiore, ma deve tradursi in responsabilità verso l’uomo, rispetto della dignità umana e impegno concreto per la pace.
La fede è fiducia nella vita e nella possibilità di riconoscere un significato che vada oltre ciò che è immediatamente visibile. È una dimensione che riguarda il credente, ma che può interpellare anche chiunque si ponga domande sul bene, sulla sofferenza innocente e sulle responsabilità che abbiamo nei confronti degli altri.
Credere significa anche rifiutare l’indifferenza. Significa riconoscere che ogni persona possiede una dignità che non dipende dalla nazionalità, dalla condizione economica, dalla cultura o dal ruolo sociale.
Direttore Agenpress: Il problema del male e della sofferenza innocente rimane una delle questioni più complesse della riflessione religiosa. Come possiamo affrontarlo?
Sen. Domenico Scilipoti Isgrò: Non esistono risposte semplici capaci di cancellare il dramma della sofferenza. Proprio per questo, una fede autenticamente vissuta non può ignorare il dolore né trasformarlo in una giustificazione dell’ingiustizia.
Le guerre, le persecuzioni e le disuguaglianze ci interrogano sul piano spirituale, ma chiamano in causa anche la responsabilità delle istituzioni e della società.
La fede, quando si confronta con la ragione, può contribuire alla formazione di una coscienza civile più consapevole, capace di coniugare la ricerca spirituale con il rispetto della libertà e dei diritti fondamentali. Il bene non si afferma soltanto attraverso le parole, ma soprattutto attraverso le scelte e i comportamenti.
Direttore Agenpress: Lei richiama spesso la figura di Gesù Cristo. Quale insegnamento può offrire oggi il messaggio evangelico alla società e, in particolare, a chi esercita responsabilità pubbliche?
Sen. Domenico Scilipoti Isgrò: Il messaggio di Cristo pone al centro la persona umana, soprattutto quando è fragile, emarginata o privata della possibilità di far sentire la propria voce. L’amore per il prossimo, la cura dei più deboli, il perdono e l’attenzione verso gli ultimi rappresentano elementi essenziali della testimonianza cristiana.
Anche la croce costituisce una profonda riflessione sul potere e sulla violenza: ci ricorda il dramma dell’innocente perseguitato e richiama alla responsabilità morale chiunque eserciti un’autorità.
La politica non può essere considerata soltanto una tecnica di gestione del potere. È, prima di tutto, una responsabilità verso le persone, le famiglie, le comunità e le generazioni future. Le decisioni pubbliche devono essere valutate anche in base alle loro conseguenze sulla vita delle persone e alla loro coerenza con il principio della dignità umana.
L’autorità trova il suo significato più alto quando si mette al servizio del bene comune, protegge i più vulnerabili e impedisce che la forza si trasformi in sopraffazione.
Direttore Agenpress: Oggi si parla molto di crisi della politica e delle istituzioni. Ritiene che sia anche una crisi etica?
Sen. Domenico Scilipoti Isgrò: Certamente. La crisi contemporanea non è soltanto economica o istituzionale, ma riguarda anche il rapporto tra potere, responsabilità e valori condivisi.
Quando la politica si allontana dalla dimensione etica, rischia di diventare una competizione tra interessi contrapposti, perdendo di vista la propria finalità fondamentale: organizzare la convivenza civile nel rispetto della dignità di ogni persona.
Occorre una politica capace di coniugare realismo e visione, tutela degli interessi nazionali e cooperazione internazionale, difesa delle istituzioni democratiche e rispetto dei diritti fondamentali.
Questo non significa trasformare la fede in un programma politico o confondere l’autorità religiosa con quella dello Stato. Significa riconoscere che la democrazia ha bisogno di responsabilità, confronto e riferimenti etici.
La libertà religiosa e la libertà di coscienza sono pilastri di una società pluralista. Il contributo delle tradizioni spirituali alla vita pubblica deve svilupparsi attraverso il dialogo e nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni.
Il bene comune, infatti, non coincide con l’interesse di una sola parte e non può essere costruito escludendo chi professa convinzioni differenti.
Direttore Agenpress: Passiamo allo scenario internazionale. In che modo la fede e i valori cristiani possono contribuire alla costruzione della pace?
Sen. Domenico Scilipoti Isgrò: Le guerre dimostrano quanto sia fragile l’equilibrio tra sicurezza, interessi geopolitici e aspirazioni dei popoli. A pagare il prezzo più alto sono spesso le popolazioni civili, i bambini e le persone più vulnerabili.
La pace non può essere considerata una semplice sospensione delle ostilità. Richiede condizioni politiche, giuridiche, economiche e culturali che rendano possibile una convivenza stabile.
Il rispetto del diritto internazionale, la protezione dei civili, la ricerca di soluzioni negoziate e il mantenimento dei canali diplomatici sono strumenti indispensabili per prevenire e risolvere i conflitti.
Anche il dialogo tra religioni e culture può svolgere un ruolo importante, contrastando la rappresentazione dell’altro come nemico assoluto. Nessuna religione dovrebbe essere strumentalizzata per alimentare l’odio, così come nessuna identità nazionale o culturale può giustificare la negazione della dignità di altri popoli.
Dialogare non significa rinunciare ai propri principi né ignorare le responsabilità di chi viola il diritto. Significa comprendere che, senza confronto e mediazione, il rischio è quello di rendere irreversibile la spirale della violenza.
Direttore Agenpress: Lei ha sottolineato l’importanza della speranza. Come si può evitare che rimanga un semplice richiamo ideale, privo di conseguenze concrete?
Sen. Domenico Scilipoti Isgrò: La speranza non deve essere confusa con l’attesa passiva. Deve diventare capacità di costruire percorsi concreti di riconciliazione, sostenere il dialogo e promuovere una cultura internazionale nella quale la sicurezza non sia separata dalla giustizia e la forza non rappresenti l’unico criterio delle relazioni tra gli Stati.
La diplomazia non è una manifestazione di debolezza, ma uno strumento essenziale di responsabilità politica. Anche quando un conflitto sembra rendere impossibile ogni comunicazione, è necessario mantenere aperta la possibilità di una soluzione.
Naturalmente, la pace richiede impegno, realismo e rispetto del diritto. Non basta invocarla: occorre creare le condizioni affinché possa consolidarsi nel tempo.
Direttore Agenpress: Nel suo ragionamento emerge anche il tema della dimensione interiore dell’uomo. Perché è importante recuperare questa prospettiva in una società sempre più orientata al successo e ai risultati materiali?
Sen. Domenico Scilipoti Isgrò: Perché la persona non coincide con ciò che possiede, con la posizione che occupa o con l’utilità che può offrire alla collettività. La dignità umana non dipende dalla produttività, dalla condizione sociale o dalla capacità di esercitare influenza.
Questa consapevolezza rappresenta un punto d’incontro tra spiritualità, filosofia morale e cultura dei diritti umani.
Viviamo in una società condizionata dalla velocità dell’informazione, dalla competizione economica e dalla ricerca del consenso immediato. In questo contesto, recuperare la profondità della persona significa restituire valore all’ascolto, alla solidarietà e alla responsabilità.
Le istituzioni devono riconoscere l’individuo nella sua integralità, tutelandone la libertà, la coscienza e il diritto a vivere in condizioni compatibili con la dignità umana. L’essere umano non può essere ridotto a una variabile economica o a uno strumento al servizio di interessi contingenti.
Direttore Agenpress: Quale messaggio si sente di rivolgere, in particolare, alle nuove generazioni?
Sen. Domenico Scilipoti Isgrò: Ai giovani dobbiamo trasmettere la consapevolezza che il futuro non è qualcosa di già scritto e che le ingiustizie non devono essere considerate inevitabili.
La speranza non elimina le difficoltà e non garantisce automaticamente il superamento dei problemi, ma ci permette di credere nella possibilità di cambiare ciò che non funziona, attraverso l’impegno personale e collettivo.
Sul piano spirituale, significa continuare a interrogarsi sul senso dell’esistenza e sul valore del bene. Sul piano cristiano, significa ispirare le proprie scelte alla testimonianza di Cristo, all’amore e all’attenzione verso gli ultimi. Sul piano politico, significa assumere la dignità della persona e il bene comune come criteri dell’azione pubblica.
Sul piano internazionale, infine, significa lavorare affinché il dialogo, il diritto e la cooperazione prevalgano sulla contrapposizione permanente.
Sono ambiti distinti, che devono mantenere la propria autonomia, ma che possono convergere nella costruzione di una società più giusta e di un mondo più rispettoso della vita umana.
Direttore Agenpress: In conclusione, senatore, qual è la sfida fondamentale del nostro tempo?
Sen. Domenico Scilipoti Isgrò: La sfida è comprendere quale idea dell’uomo vogliamo porre alla base della società e delle relazioni internazionali.
La fede, per chi la professa, può essere una sorgente di responsabilità e fiducia nel bene. La ragione è indispensabile per il confronto critico. La politica deve tradurre i principi di giustizia in decisioni e istituzioni, mentre la diplomazia deve preservare, anche nei momenti più difficili, la possibilità di una convivenza pacifica tra i popoli.
Non dobbiamo confondere questi ambiti, ma riconoscere le possibili convergenze nel rispetto delle rispettive autonomie.
La vera sfida è impedire che la perdita della speranza diventi una giustificazione dell’indifferenza e che la forza venga considerata l’unica risposta possibile ai conflitti. La dignità umana, il dialogo e la responsabilità devono rimanere punti di riferimento irrinunciabili per chi ha a cuore il futuro delle nuove generazioni.
La speranza, dunque, non è una promessa di soluzioni facili, ma un impegno morale e civile. Significa lavorare affinché la dignità dell’uomo non venga subordinata agli interessi contingenti e affinché la pace rimanga un obiettivo concreto dell’azione politica e diplomatica.
È questa la responsabilità che siamo chiamati ad assumere, ciascuno nel proprio ruolo, per costruire un futuro nel quale il rispetto della persona, la giustizia e la solidarietà tornino a essere i fondamenti della convivenza civile e internazionale.
Aurelio Coppeto – Direttore Responsabile AgenPress.
