AgenPress. Nel suo intervento in occasione dei Giorni della Ricerca, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella richiama il valore della ricerca scientifica, della prevenzione e del Servizio sanitario nazionale. Una riflessione di Costantino Del Riccio, presidente del Comitato consultivo della Fondazione Insigniti OMRI per la comunicazione istituzionale.
Ecco il testo delle della riflessione di Costantino Del Riccio
C’è stato un tempo in cui persino pronunciare la parola cancro suscitava reticenza. Alla paura della malattia si aggiungeva un isolamento che rendeva ancora più difficile affrontarla. Ricordarlo, come ha fatto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione dei Giorni della Ricerca, permette di misurare quanto sia cambiato nelle possibilità di cura e nel modo in cui la società guarda alle persone con una diagnosi oncologica.
Questo cambiamento ha richiesto decenni di lavoro.
Il Capo dello Stato ha ricordato la convinzione che animò i fondatori di AIRC: il cancro poteva essere sconfitto e la ricerca era la strada da percorrere. Un’idea che sfidava il senso comune dell’epoca e che ha trovato riscontri concreti. Per molte persone le terapie hanno aperto prospettive prima impensabili, consentendo di continuare a lavorare, coltivare relazioni, fare progetti. Per altre, la guarigione è diventata una realtà.
Restano, tuttavia, tumori per i quali le risposte sono insufficienti e percorsi di cura ancora difficili. Il riconoscimento dei progressi si accompagna, nelle parole del Presidente, alla consapevolezza del lavoro da compiere. La fiducia nella ricerca nasce anche da questa capacità di guardare ai risultati senza nascondere ciò che ancora non sappiamo.
Sostenere quel lavoro richiede continuità. I tempi di un laboratorio non coincidono con l’attesa di una notizia, e il valore di uno studio non si esaurisce nelle sue applicazioni immediate. Chi sostiene AIRC contribuisce a rendere possibili passi di cui spesso non può conoscere in anticipo la portata. È una partecipazione concreta, che unisce il lavoro scientifico alla responsabilità di una comunità.
Mattarella ha definito la comunità di scienziati, medici e volontari che sostiene l’Associazione una straordinaria risorsa civile. Il riconoscimento riguarda anche il contributo alla diffusione di una cultura scientifica. Spiegare come si arriva a una scoperta e quali verifiche precedono una terapia offre ai cittadini strumenti per orientarsi. Di fronte alla disinformazione richiamata dal Presidente, la fiducia va alimentata con conoscenze accessibili e rigorose, capaci di dare conto anche delle incertezze.
La ricerca vive inoltre di relazioni che attraversano i confini. Nel discorso del Capo dello Stato, la collaborazione tra Paesi e la circolazione delle idee sono condizioni del progresso scientifico. Le barriere che ostacolano questi scambi riguardano dunque anche la salute delle persone. È un passaggio che amplia la prospettiva dei Giorni della Ricerca: proteggere la cooperazione internazionale significa preservare la possibilità di affrontare insieme problemi che nessun Paese può considerare soltanto propri.
L’impegno contro il cancro comincia anche prima della malattia. Mattarella richiama la riduzione dei fattori di rischio modificabili, accanto alla possibilità di accedere agli screening. Sono ambiti distinti, entrambi necessari: prevenire l’insorgenza dei tumori e favorire diagnosi tempestive. Perché le conoscenze diventino opportunità effettive, occorrono informazione e servizi raggiungibili, senza lasciare le persone sole davanti alle proprie scelte.
Qui il discorso incontra direttamente le responsabilità delle istituzioni. Se l’accesso a un esame dipende dal luogo in cui si vive, se una difficoltà economica ritarda una cura, una parte del progresso resta fuori dalla portata di chi ne ha bisogno. Il richiamo di Mattarella alla funzione del Servizio sanitario nazionale riguarda questa distanza tra il riconoscimento di un diritto e la sua concreta attuazione.
È la prospettiva dell’articolo 32 della Costituzione, che riconosce la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività. Ridurre le diseguaglianze territoriali dà sostanza a quel principio. La necessità, ricordata dal Presidente, di viaggiare dal Sud verso il Centro-Nord per curarsi mostra quanto resti da fare: alla malattia si aggiungono spese, lontananza dagli affetti e difficoltà quotidiane.
La ricerca apre nuove possibilità; le istituzioni devono creare le condizioni perché siano accessibili. Queste responsabilità si incontrano nella vita di chi affronta una diagnosi e dei familiari che ne condividono il percorso.
È con loro che Mattarella invita a condividere il traguardo. La “speranza saldamente ancorata alla realtà” di cui parla il Presidente prende forma nel lavoro dei ricercatori, nel sostegno dei cittadini e nella possibilità di ricevere le cure di cui si ha bisogno.
Per chi oggi attende una risposta, è questo il valore più concreto dell’impegno comune.
