AgenPress. Nel discorso per i 125 anni della Confederazione Italiana Armatori (Confitarma), il Presidente richiama il rispetto delle regole e la salvaguardia della vita umana. Una riflessione di Costantino Del Riccio, presidente del Comitato consultivo della Fondazione Insigniti OMRI per la comunicazione istituzionale.
Un contributo che richiama principi fondamentali della nostra convivenza civile: il rispetto del diritto internazionale, la responsabilità pubblica, la cooperazione tra le istituzioni e la salvaguardia della vita umana.
Temi che si intrecciano con i valori costituzionali ai quali la Fondazione ispira la propria attività, nella convinzione che la credibilità delle istituzioni si misuri nella coerenza tra i principi affermati e le responsabilità esercitate.
Nell’ottantesimo anniversario della Repubblica, riflettere su questi temi significa rinnovare l’impegno a custodire le regole, promuovere il senso del dovere e mettere sempre al centro la dignità della persona.
Ecco il testo del contributo di Costantino Del Riccio
Mattarella: sul mare si difende l’ordine internazionale. Nel discorso per i 125 anni di Confitarma, il Presidente lega la tutela degli scambi al rispetto delle regole e alla salvaguardia della vita umana.
La libertà di navigazione ha bisogno di regole. Richiamando questo principio davanti all’assemblea della Confederazione italiana armatori, Sergio Mattarella porta al centro di un anniversario associativo una questione politica: che cosa accade all’Italia quando il diritto internazionale arretra e la forza pretende di sostituirlo?
Per un Paese la cui economia dipende dall’apertura delle rotte, la risposta riguarda la disponibilità delle materie prime, le esportazioni, il lavoro. Riguarda, in definitiva, la vita quotidiana.
È in questo rapporto fra ordine internazionale e condizioni concrete della società che si trova il significato del discorso pronunciato per i 125 anni di Confitarma.
Il riconoscimento rivolto agli armatori e alle comunità marinare diventa una riflessione sulle responsabilità di una Repubblica che dal mare trae una parte rilevante della propria capacità produttiva e della propria presenza nel mondo.
Mattarella richiama le dimensioni di questa interdipendenza: il sistema mare contribuisce, secondo i dati citati nell’intervento, all’11 per cento del prodotto interno lordo; per via marittima passa l’80 per cento degli scambi mondiali.
Sono cifre che aiutano a comprendere perché una crisi lungo le rotte commerciali non rimanga circoscritta al luogo in cui nasce. Le conseguenze raggiungono le imprese, si trasferiscono sui costi e finiscono per incidere sui bilanci delle famiglie. La distanza geografica offre una protezione assai limitata.
Il passaggio politicamente più netto riguarda chi disapplica le regole condivise per imporre le proprie, assumendo “atteggiamenti proprietari”.
Mattarella non indica singoli destinatari. Descrive però una condotta riconoscibile: trattare gli spazi della circolazione internazionale come territori sui quali esercitare un potere esclusivo, subordinando i diritti altrui alla propria volontà.
Il Presidente vi vede un arretramento della civiltà e richiama il dovere di contrastarlo.
Il riferimento alla Convenzione di Costantinopoli del 1888, posta a tutela della libera navigazione nel Canale di Suez, conferisce profondità storica all’argomento.
La necessità di sottrarre il transito marittimo all’arbitrio precede le istituzioni internazionali contemporanee. Disconoscerla significa intaccare una conquista maturata attraverso conflitti e negoziati, dalla quale dipende la possibilità di commerciare senza sottostare, a ogni passaggio, alla legge del più forte.
Per l’Italia, difendere questo patrimonio coincide con un interesse nazionale.
La sua collocazione nel Mediterraneo e la struttura della sua economia rendono la sicurezza della navigazione una condizione di prosperità. Da questa prospettiva, il multilateralismo acquista un contenuto preciso: costruire accordi e forme di cooperazione capaci di proteggere beni che nessun Paese può garantire da solo.
Qui si inserisce il richiamo all’Unione europea e alla missione Aspides, insieme al ringraziamento alla Marina militare. Nelle parole del Presidente, l’Europa assume rilievo per ciò che è chiamata a fare: concorrere alla protezione delle rotte e sostenere la libertà di navigazione.
È un terreno sul quale la credibilità internazionale si misura attraverso gli impegni assunti e la capacità di mantenerli. Per un Paese marittimo come l’Italia, questa dimensione della politica europea merita un’attenzione che vada oltre la cronaca delle emergenze.
Anche la ricostruzione della flotta mercantile dopo la Seconda guerra mondiale appartiene al ragionamento politico del discorso.
Le 1.324 navi affondate e gli oltre settemila marinai caduti restituiscono la misura della distruzione. Il successivo recupero, sostenuto dalle scelte del governo De Gasperi, dall’acquisizione delle navi Liberty e dai provvedimenti di incentivo, mostra quanto la ripresa fosse legata all’incontro tra iniziativa economica e responsabilità pubblica.
Quel precedente non offre ricette immediatamente trasferibili al presente. Ricorda, tuttavia, che le infrastrutture necessarie alla vita nazionale richiedono continuità nelle decisioni e una visione dei bisogni del Paese.
La flotta contribuì al decollo economico italiano; oggi le competenze dell’armamento e della cantieristica devono misurarsi con trasformazioni tecnologiche e ambientali che esigono investimenti e indirizzi riconoscibili.
Su questo punto Mattarella invita a procedere senza timidezza. La tutela dell’equilibrio dei mari entra così nella valutazione delle prospettive industriali. Un’economia che dipende dall’ambiente marino deve considerare la sua conservazione parte delle condizioni del proprio futuro.
Il richiamo presidenziale sollecita a giudicare l’innovazione anche per la capacità di ridurre gli effetti delle attività umane sugli ecosistemi.
Il discorso trova infine un riferimento essenziale nel soccorso. Ricordando gli interventi delle navi mercantili, in raccordo con Guardia Costiera e Capitanerie, il Presidente riconduce la civiltà marinara alla responsabilità verso chi si trova in pericolo.
La tutela della vita umana appartiene alla stessa cultura delle regole che rende possibile attraversare il mare e collegare Paesi diversi.
Questo accostamento ha un preciso significato istituzionale. La libertà degli scambi e il dovere del soccorso trovano entrambi fondamento nel riconoscimento di obblighi che valgono anche quando rispettarli comporta difficoltà.
Il mare mette alla prova la coerenza fra i principi dichiarati e i comportamenti.
Nell’ottantesimo anniversario della Repubblica, il ringraziamento agli armatori contiene dunque una richiesta di responsabilità condivisa.
Alle imprese spetta contribuire con il lavoro e l’innovazione; alle istituzioni assicurare condizioni di sicurezza e regole affidabili.
La politica è chiamata a comprendere che quanto accade sulle rotte marittime appartiene già alla questione nazionale, anche quando le sue conseguenze non sono ancora arrivate nei nostri porti.
