AgenPress. «Non siamo disarmati: la nostra Agenzia sta funzionando. Ma gli attacchi contro gli ospedali e i supermercati raccontano altro». È il messaggio lanciato da Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei, in un’intervista al Corriere della Sera, nella quale affronta il tema della crescente minaccia informatica e dei possibili rischi per la sicurezza nazionale.
Per Foti, l’Italia si trova ormai nel pieno di una guerra ibrida, combattuta non soltanto attraverso strumenti militari tradizionali, ma anche mediante attacchi informatici capaci di colpire infrastrutture e servizi essenziali per la vita quotidiana dei cittadini.
A preoccupare sono soprattutto le recenti incursioni nei sistemi di refrigerazione di supermercati e strutture alimentari, con la modifica da remoto delle temperature di frigoriferi e congelatori. Episodi che, secondo il ministro, non possono essere considerati semplici attacchi informatici contro aziende private.
«Se un agente esterno modifica la temperatura dei frigoriferi dove sono custoditi i generi alimentari o il sangue significa che è in corso un atto ostile contro la nostra sicurezza nazionale. Un atto di guerra, appunto», ha spiegato Foti.
Il riferimento è anche agli episodi registrati in diversi Paesi europei, dove gli hacker hanno preso di mira sistemi di conservazione degli alimenti e impianti collegati a strutture particolarmente sensibili. In Francia, tra gli obiettivi sono finiti anche sistemi utilizzati per la conservazione delle sacche di sangue, facendo emergere possibili conseguenze che vanno ben oltre i danni economici.
Il rischio, infatti, riguarda direttamente la sicurezza alimentare, la tutela della salute pubblica e il funzionamento delle infrastrutture strategiche. Un attacco ai sistemi informatici di un ospedale potrebbe compromettere servizi fondamentali, mentre la manipolazione degli impianti di refrigerazione potrebbe mettere a rischio medicinali, vaccini e sangue destinato alle trasfusioni.
Nel corso dell’intervista, Foti ha affrontato anche il tema degli investimenti nella difesa, respingendo l’idea che le maggiori risorse destinate alla sicurezza nazionale debbano necessariamente andare a discapito di settori come la sanità e l’istruzione.
«Quando rivendichiamo gli investimenti sulla difesa non stiamo togliendo risorse dalla sanità o dalla scuola, ma stiamo proteggendo anche sanità e scuola», ha sottolineato il ministro.
Una posizione che si inserisce nel confronto politico tra maggioranza e opposizione sulla strategia da adottare per affrontare le nuove minacce. Foti sostiene che il centrodestra porti avanti da tempo una riflessione sulla necessità di considerare la cybersicurezza parte integrante della difesa nazionale, mentre accusa il centrosinistra di ostacolare questo ragionamento.
La questione resta particolarmente delicata anche sul fronte dell’attribuzione degli attacchi. Le indagini sono in corso e, nonostante alcune rivendicazioni da parte di gruppi hacker filorussi, non esiste ancora un’attribuzione ufficiale e definitiva degli episodi più recenti.
L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale ha già attivato misure di allerta e indicazioni operative per le aziende coinvolte, invitandole a verificare la sicurezza dei sistemi di controllo e teleassistenza degli impianti.
Il tema è dunque destinato a rimanere al centro dell’agenda politica e istituzionale. La sicurezza informatica non riguarda più soltanto la protezione dei dati personali o dei sistemi delle pubbliche amministrazioni, ma coinvolge direttamente la continuità dei servizi essenziali.
Il messaggio di Foti è chiaro: la difesa del Paese deve necessariamente comprendere anche la protezione delle infrastrutture digitali. Perché, in uno scenario internazionale sempre più complesso, un attacco a un frigorifero industriale, a un ospedale o a un sistema di distribuzione alimentare può trasformarsi in una questione di sicurezza nazionale.
