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Libia. Di Maio, lavoriamo per incontro Sarraj e Haftar. Salvini pensava solo ai migranti

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Agenpress – “Se la guerra continua i rischi saranno ben altri, con la proliferazione di cellule terroristiche a pochi chilometri dalle nostre coste. Non ci sono minacce dirette per il nostro Paese ma queste cellule di terroristi stanno proliferando”.

E’ quanto afferma il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, in un’intervista in apertura del Fatto Quotidiano in cui esprime preoccupazione per l’escalation in Iraq e apre a una “rimodulazione” dei contingenti italiani all’estero.

“In Libia è in corso una guerra, con interferenze esterne. L’obiettivo dell’Italia è ricondurre tutti gli attori che hanno influenza su questo scenario, dalla Turchia alla Russia fino all’Egitto e agli Stati Uniti”, dice Di Maio.

Con Al Sarraj “ho parlato  e in questi giorni ho avuto continui contatti con lui e con il suo ministro degli Esteri”, spiega. “Noi parliamo anche con Haftar. Dopodiché perché si sblocchi la situazione è fondamentale che si parlino Stati Uniti e Russia”.

Parlando dell’Iraq, “l’escalation chiaramente ci preoccupa. Noi siamo sempre per la pace: se al governo ci fosse la Lega ci porterebbe in guerra”.

“La situazione sul piano della sicurezza è difficile, ma la missione della Ue è in corso e lavora a un incontro con Al Sarraj e Haftar. Se non sarà possibile in Libia, lo terremo altrove”.

“Lavoriamo su tutti i fronti: ho invitato il ministro degli Esteri turco in Italia e mercoledì sarò a un vertice in Egitto sulla situazione libica, poi andrò in Algeria e Tunisia. E c’è il processo di pace di Berlino”, sottolinea. “Dobbiamo credere a oltranza nella soluzione diplomatica. La guerra porta guerra, e l’unica soluzione è il cessate il fuoco”. Di Maio non risparmia critiche all’ex alleato di governo: “L’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini avocò totalmente a sé il dossier libico, puntando solo sull’immigrazione per farne un tema da campagna elettorale. Una scelta del tutto sbagliata”.

“E poi l’Italia ha soldati in quel Paese: le dichiarazioni aggressive di certi politici li mettono in pericolo”, evidenzia il ministro, secondo cui “una rimodulazione dei nostri contingenti all’estero andrà pensata, ma sempre di comune accordo con gli alleati. Abbiamo già chiuso la missione a Mosul e ridotto il contingente in Afghanistan”.

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