La scienza è un rischio per il potere soprattutto in tempo di Covid 19

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Agenpress. Karl Popper studiò con molto acume il legame tra follia e scienza. Un pensiero in cui lo scontro tra la logica e il limite è Abbastanza forte. Una eredità che nasce dal “ratio” di Francesco Bacone.

Popper scrisse che “I soli mezzi a nostra disposizione per interpretare la natura sono le idee ardite, le anticipazioni ingiustificate, le speculazioni infondate: sono il solo organo, i soli strumenti di cui disponiamo”. Parafrasando e rovesciando le tesi di Bacone si pose la questione della scienza come filosofia del ragionare cercando.

La scienza anticipa. Non rincorre gli effetti già contagianti. Anticipa attraverso la speculazione nella ricerca servendosi delle idee. Una lettura epistemologica che giunge sino ad apocalittica intuizione della profezia-follia.

In un tempo di Covid 19, ovvero di pandemia, si pone un problema mai risolto. Ovvero una ferita sempre aperta, mai risanata e sempre sanguinante. Tale ferita è il conflitto tra potere e scienza. La scienza intesa quasi sempre come eresia e come srrettoia verso la filosofia.

Il caso di Ipazia di Alessadria nel IV secolo dopo Cristo. Perseguitata e uccisa dalla Chiesa proprio perché aveva studiato o moti del cielo partendo dalla filosofia.

Quanto può influire la scienza sul potere e viceversa? Una domanda che resta senza risposta e che già Galileo non era riuscito a ricucire cercando di contrapporre a questo dilemma la ricerca del senso di verità.

Non si tratta di contrapposizione di idee, bensì di avere delle idee. Diceva bene Voltaire: “Ogni uomo è una creatura dell’epoca in cui vive; solo pochi sono in grado di elevarsi al di sopra delle idee del loro tempo”. Così si diventa pericolosi per il potere.

Ogni idea viene tacciata di eresia. Si pensi a ciò che avvenne nella Unione Sovietica. Addirittura nel 1952 Julian Huxley scrisse un libro dal titolo: “La genetica sovietica e la scienza”. Il discorso allora verteva sul “concetto di un universo finito,  ma in corso di espansione”.

Si sottolineava che : “…La moderna teoria astronomica è il principale nemico ideologico dell’atronomia materialista”. L’ideologia del potere è tale soltanto se riesce a tenere sotto controllo gli scienziati. O viene dominata o il potere si degrada. Questa è la chiave di interpretazione che George Orwell affermò nel suo “1984”.

Premesso che il potere non conosce neppure l’etimologia della verità e del suo orizzonte c’è da non nascondere che la scienza non si assenta dal fatto di diventare potere. Entrambi i campi, in molte occasioni, arrivano ad una collissione. Il potere è demone.

La scienza è costante ricerca. Ma nel momento in cui quella ricerca diventa, non solo ipoteticamente, verità si impongono le strutture e le impalcature affinché possa essere applicabile.

Le civiltà hanno bisogno della scienza e della ricerca. Ma come può imporsi una verità scientifica accertata in una Nazione che non ha il potere necessario per farla applicare? Non si pone più una questione che possa riguardare un fenomeno “relativo”, ma si vive o si muore se la verità della scienza diventa applicabile. Questo è il dato certo.

Enrico Fermi, il papa come definito a via Panisperna, è stato un grande viaggiatore oltre ad essere stato uno scienziato che dialogava tra potere e ricerca. Sapeva molto  bene le conseguenze dell’atomo trasformato in atomica.

La scienza è per l’uomo. Diceva spesso lo scomparso Ettore Majorana. Purtroppo è sparito. Einstein dialogava con Dio. Intanto alla fine degli anni Trenta del Novecento si consumava la sfida sia del nucleare che dell’atomica. Il potere era manovrato da Truman è fece sganciare la dissolvenza della civiltà. Se Majorana non fosse scomparso, anzi sparito, nel 1938 cosa sarebbe accaduto?

Qui il problema si pone non per ciò che è accaduto in quegli anni. Bensì per il chiacchiericcio intorno al Covid. La verità è ancora una ricerca da stabilire.

È mai possibile assistere in televisive a dispute banali? Non credo. La scienza che vuole diventare potere corre il rischio di farsi dominio. Mentre il potere è sabotaggio della verità. Il problema si pone. Ed è molto serio. Se la scienza riesce a guardare a Dio diventa salvezza. Se vive di potere diventa dominio e sabotaggio.

Una eterna battaglia che continua tuttora. Se si pensa che tutti i filosofi che si occuparono di scienza finirono come eretici e uccisi il dialogante connubio tra epistemologia scientista e metafisica logica è un’arma pericolosa per il potere.

La scienza è rivoluzione. La filosofia è educazione al pensiero. I filosofi che ebbero a che fare con le scienze andarono processati. Da Bruno a Vanini nel Seicento. Da Miguel Servet a Garcia de Orta in quel 500 che fu Rinascimento. Oltre a Campanella e Galileo. Idee! Riuscire a vedere oltre il potere stesso. Vedere oltre significherebbe prevenire. Il potere non può gestire il futuro.

Ecco perché la politica è diventata balorda mercanzia del vuoto. La scienza fa paura. Come la filosofia. Perché sia l’una che l’altra per vivere e per essere hanno bisogno di far sopravvivere le idee e la ricerca come libertà. Oggi siamo in un pantano in cui il cretino trionfa.

Pierfranco Bruni