Foad Aodi al Convegno del 13° Municipio di Roma: “Il diritto alla salute è universale. Sì all’immigrazione qualificata come risorsa per il sistema Italia”

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AgenPress. Si è svolto sabato 24 gennaio 2026, presso il Polo culturale ex Campari nel XIII Municipio di Roma, il convegno “Un territorio plurale”, dedicato ai temi dell’accoglienza, dell’inclusione, dei diritti di cittadinanza, della convivenza interculturale e dell’integrazione scolastica. L’iniziativa ha registrato una partecipazione ampia e qualificata, con il coinvolgimento di istituzioni, esperti, associazioni e rappresentanti delle comunità di origine straniera attive sul territorio.

Il convegno, promosso in collaborazione con la Presidenza della Commissione Politiche Sanitarie e Sociali del Municipio Roma XIII, è stato coordinato da David Sbardella, presidente della Commissione Politiche Sanitarie e Sociali del Municipio RM13, e dalla Maria Augusta Mozzetti, presidente dell’Associazione Insieme si può fare – Scuola e Territorio ODV.

Tra gli interventi istituzionali, quelli della presidente del Municipio Roma XIII Sabrina Giuseppetti, del rappresentante del Gabinetto del Sindaco di Roma Capitale Marco Pacciotti, oltre a consiglieri municipali, dirigenti e funzionari dell’amministrazione locale e a esperti in materia di diritti umani e protezione internazionale.

Nel dibattito sono intervenute anche numerose associazioni e comunità straniere, portando esperienze concrete di integrazione, partecipazione e dialogo interculturale.

In questo contesto, commentano, riflettono e affermano il valore dell’iniziativa l’AMSI – Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, l’UMEM – Unione Medica Euromediterranea, la Co-mai – Comunità del Mondo Arabo in Italia e il Movimento Internazionale Uniti per Unire, realtà impegnate da anni sui temi della salute, dei diritti, dell’inclusione sociale e della convivenza tra culture. Accanto a loro a seguire il convegno c’era come sempre la rete informativa internazionale AISC NEWS.

L’INTERVENTO DEL PROF. FOAD AODI

A nome delle associazioni e dei movimenti è intervenuto per primo il Prof. Foad Aodi, medico-fisiatra, giornalista  internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCEO e docente dell’Università di Roma Tor Vergata, che ha sviluppato una relazione articolata su sanità, inclusione e territorio plurale, con un approccio scientifico, sociale e culturale.

«È stata un’iniziativa molto importante, anche perché nasce come Consulta della convivenza interculturale: già il nome chiarisce la direzione. Nel mio intervento ho voluto dare un taglio universitario e di ricerca, spiegando le quattro fasi delle migrazioni, ciascuna con criticità diverse, che richiedono risposte specifiche e non semplificazioni».

Sul tema del diritto alla salute, Aodi ha ribadito una posizione storica dell’AMSI e della rete associativa:

«Per quanto riguarda il diritto alla salute, abbiamo ribadito una battaglia che abbiamo vinto: no ai medici spia e no ai presidi spia. Noi dobbiamo curare i pazienti, non dobbiamo guardare se una persona ha il permesso di soggiorno o la sua situazione amministrativa. La sanità non può diventare uno strumento di controllo».

Il Presidente AMSI e di Uniti per Unire ha quindi illustrato l’esperienza maturata in oltre venticinque anni di attività sul territorio nazionale:

«Ho illustrato l’esperienza di AMSI e di Uniti per Unire come una buona pratica in Italia, che ha sempre messo in evidenza l’importanza dell’immigrazione qualificata. Oggi parliamo di oltre 123 mila professionisti della sanità di origine straniera secondo le statistiche AMSI, professionisti che, con le loro competenze, aiutano anche l’immigrazione più disagiata».

Aodi ha espresso una critica netta verso una narrazione politica e mediatica riduttiva:

«Non ho mai apprezzato un’azione politica che parli solo di immigrazione irregolare e di delinquenza, penalizzando tutto quello che in Italia funziona davvero in termini di integrazione, lavoro e contributo sociale».

Sul piano dei diritti professionali, ha ribadito:

«È fondamentale sostenere il diritto dei professionisti della sanità di origine straniera a partecipare ai concorsi pubblici, valorizzando competenze già presenti e necessarie al nostro sistema sanitario».

Ampio spazio è stato dedicato anche al dialogo interculturale e interreligioso:

«Ho ricordato due iniziative molto importanti delle nostre associazioni che ci hanno distinto nel recente passato, come “Cristiani in moschea” e le feste del dialogo. Il dialogo interreligioso non è un concetto astratto, ma uno strumento concreto di coesione sociale».

Infine, un appello diretto alle comunità di origine straniera:

«Dal 1995 l’AMSI è attiva sul territorio. Ho invitato tutte le comunità all’unità: l’83% delle associazioni risulta solo sulla carta o ruota attorno a una sola persona, e questo non rafforza le comunità. Bisogna lavorare con associazioni riconosciute, attive, con una vera vita democratica interna».

AMSI: SANITÀ E INCLUSIONE COME RESPONSABILITÀ COLLETTIVA

Nel corso dell’intervento è stato ricordato come l’AMSI, nata nel 2000, abbia operato fin dall’inizio su un doppio binario: integrazione professionale dei sanitari di origine straniera e tutela del diritto universale alla salute, soprattutto per le persone più fragili.

In questa prospettiva si inserisce l’attivazione nel tempo di 12 ambulatori AMSI per cittadini stranieri – tra cui Al Sandro Pertini, Policlinico Casilino, Cerveteri, Civitavecchia, Ladispoli e altre realtà territoriali – dove medici e operatori sanitari hanno garantito, in forma volontaria, assistenza, prevenzione e orientamento sanitario anche a persone prive di permesso di soggiorno.

Le associazioni ribadiscono un punto fermo: gli immigrati non portano malattie, ma spesso si ammalano durante il percorso migratorio, che può durare mesi, a causa di viaggi estenuanti, stress fisico e psicologico, riduzione delle difese immunitarie, scarsa igiene, alimentazione inadeguata e condizioni abitative precarie una volta arrivati.

INFORMAZIONE E DIALOGO CONTRO DISINFORMAZIONE E GHETTIZZAZIONE

Accanto all’impegno sanitario e professionale, la rete associativa ha sottolineato il ruolo centrale dell’informazione corretta. Attraverso AISC News, testata registrata presso il Tribunale di Roma e autorizzata anche in Gran Bretagna, viene portato avanti un lavoro di contrasto a disinformazione, razzismo, titoli strumentali e ghettizzazione, valorizzando una narrazione responsabile dell’immigrazione e dell’integrazione.

Questo percorso si intreccia con l’esperienza del Movimento Uniti per Unire, che riunisce professionisti di tutte le nazionalità e religioni con l’obiettivo di andare oltre la semplice etichetta di “immigrato” e promuovere piena cittadinanza sociale, culturale e professionale.

IL CONTRIBUTO DI ALESSANDRO CRASTA, ESPERTO DI DIRITTI UMANI E PROTEZIONE INTERNAZIONALE 

Nel corso del convegno è intervenuto anche l’Avv. Alessandro Crasta, Coordinatore del Dipartimento legislativo di A.M.S.I.  e Co-coordinatore del Dipartimento “Avvocati Uniti” del Movimento Uniti per Unire, che ha richiamato il quadro normativo vigente in materia di cittadinanza e le criticità che colpiscono in particolare i giovani di origine straniera cresciuti e scolarizzati in Italia.

«E’ stata una grande emozione intervenire nella gremita sala del Polo culturale ex Campari a Montespaccato, davanti ad un pubblico attento, partecipe e sinceramente interessato ai temi dell’ incontro, come il pluralismo culturale e altri temi legati all’interculturalità la convivenza civile.

Nel mio intervento ho affrontato il tema della cittadinanza, soffermandomi in particolare sui principi dello ius scholae e dello ius culturae.

Momenti come questo dimostrano che parlare di diritti, cittadinanza, intercultura e convivenza civile non è solo un esercizio teorico, ma un’esperienza viva, fatta di relazioni, dialogo, ascolto e condivisione con la comunità».

EDDAOUDI TILOUANI, VICE PRESIDENTE CO-MAI: “DALL’INTEGRAZIONE ALL’INCLUSIONE, GIOVANI E CULTURA DELL’APERTURA AL CENTRO”

«In qualità di Vicepresidente Co-mai e Coordinatore di Radio Co-mai Internazionale, ho portato il saluto della Co-mai – Comunità del Mondo Arabo in Italia ed il suo Consiglio Direttivo.

Ho ringraziato per l’invito e gli organizzatori, esprimendo sincero apprezzamento per l’interessantissimo tema proposto, di grande attualità e rilevanza sociale.

Nel mio intervento ho sviluppato alcuni punti chiave.

Il primo riguarda la necessità di andare oltre il concetto di integrazione, per parlare in modo più corretto e concreto di inclusione, ponendo al centro i giovani, la cultura dell’inclusione e il riconoscimento delle persone come soggetti attivi, portatori di diritti, competenze e dignità.

Il secondo punto ha riguardato la cultura dell’apertura, sottolineando l’importanza di contrastare visioni e approcci basati sulla chiusura. In questo contesto ho evidenziato come la conoscenza della lingua italiana e il ruolo della mediazione culturale restino strumenti fondamentali e imprescindibili nei percorsi di integrazione e inclusione reale.

Infine, ho rivolto un invito alle istituzioni e alle comunità locali a intensificare il supporto verso la popolazione carceraria e trattenuta, ricordando che si tratta di persone arrivate con barche di speranza, alla ricerca di una vita migliore, e che spesso rappresentano l’anello più debole tra le organizzazioni di tratta, il sistema e le istituzioni.

Un impegno concreto e condiviso su questi temi è indispensabile per costruire una società più giusta, inclusiva e consapevole».

UN TERRITORIO PLURALE COME INVESTIMENTO SUL FUTURO

Le associazioni e i movimenti concludono sottolineando che garantire accesso alle cure, diritti, informazione corretta e dialogo interculturale non è una concessione, ma un investimento sulla salute collettiva e sulla coesione sociale dei territori.
È questa la visione che AMSI, UMEM, Co-mai e Uniti per Unire portano avanti da oltre venticinque anni, coniugando sanità, professione, informazione e dialogo come strumenti di responsabilità condivisa.

L’iniziativa ha confermato l’importanza di creare spazi di confronto stabili e inclusivi, capaci di tradurre i principi di intercultura e convivenza civile in pratiche concrete e politiche pubbliche condivise.

 

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