AgenPress. La campagna referendaria per la separazione delle carriere dei magistrati ha imboccato percorsi che svuotano il significato della consultazione. Lo strumento costituzionale di democrazia diretta, viene ferito soprattutto da esponenti della magistratura che inseguono lo scontro.
Il referendum confermativo della legge di riforma costituzionale doveva essere l’occasione per chiarire i passaggi della riforma. Nulla di tutto questo. Una casta, sempre blandita e temuta, si sta impegnando per garantirsi, a seconda dei convincimenti, impunità e libera agibilità senza paletti e controlli. Un obiettivo unico comunque.
Quello che rimane della politica, molto poco per la verità, dimostra debolezza difronte una riforma che non riforma, che non risolve i mali della giustizia. Il tutto si racchiude nello slogan della “giustizia giusta”.
La stampa si innamora delle battute senza senso e le ripete. Cosa significa giustizia giusta? La giustizia o c’è o non c’è. E questa legge di riforma aggraverà la situazione.
Una vera riforma avrebbe dovuto prevedere gli inquirenti non più facenti parte della magistratura ma di un ordinamento speciale, garantito.
Al giudice, soprattutto ai Gip, si sarebbero dovuti assicurare mezzi, risorse economiche che solo i magistrati inquirenti hanno smisuratamente. I due Consigli Superiori, per gli inquirenti e i giudicanti, sono sovrastrutture che peseranno. La casta dei magistrati inquirenti avrà più potere attraverso un loro Consiglio Superiore e anche i giudicanti nel loro potranno ritagliarsi spazi.
Il Consiglio di Disciplina sarà uno snodo di facciata senza ricadute. Ricordiamo il referendum sulla responsabilità civile dei magistrati che ebbe una valanga di adesioni ma non fu mai applicato. E poi il sorteggio per i togati che dovranno comporre i due Consigli Superiori, sfigura la democrazia. Il sistema elettorale viene penalizzato.
Già il Parlamento è composto da nominati, un domani può essere di sorteggiati. La “panzana” che così le correnti verranno eliminate non si può sentire. Nulla impedisce che fra i sorteggiati si costituiscano cordate.
Ricordo che uno degli obiettivi della riforma elettorale del 1994 era di ridurre i gruppi parlamentari. Questo non avvenne perché i nominati penseranno bene di costituirsi in piccoli gruppi pur all’interno del gruppo misto. Ci pensano il ministro della giustizia e alcuni noti magistrati ad avvilire l’appuntamento referendario.
Nordio afferma che nel Consiglio Superiore della Magistratura c’è una pratica paramafiosa.
Allora sarebbe bene che il Capo dello Stato, che dovrebbe poi presiedere anche i due Consigli, avesse poteri cogenti. Le affermazioni del Guardasigilli sono gravi perché coinvolgono responsabilità del Capo dello Stato ,sue e non solo….
Una ultima considerazione. Nella metà degli anni ‘90 certi procuratori furono al servizio di un disegno eversivo. Fa senso quello che dice oggi Di Pietro atteggiandosi a paladino del rinnovamento. Il suo operato e del pool di mani pulite è stato un vulnus della democrazia, della politica e della civiltà giuridica .
La falsa riforma della separazione delle carriere allontanerà ogni prospettiva di una riforma vera della giustizia. Vedo un futuro di instabilità. Una magistratura, inquirente e giudicante, sempre di più sospinta ai margini di un sistema democratico oggi paurosamente minato.
Io voto No anche per contrastare il desiderio di molti magistrati che sostanzialmente (e segretamente) tifano per il Si (con la pace dei capi correnti).
La ragione latita nascosta da una propaganda vuota, strumentale senza prospettive!
Mario Tassone (ex deputato della Repubblica Italiana – già vice Ministro).