Oggi sciopero dei giornalisti, contratto fermo da 10 anni: allarme su diritti e tenuta del sistema informativo

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AgenPress. Nel giorno dello sciopero nazionale dei giornalisti indetto dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana (Fnsi), emerge con forza una crisi strutturale che attraversa il mondo dell’informazione: contratto fermo da oltre 10 anni, trasformazione radicale del lavoro, aumento delle piattaforme e dei carichi operativi, ma tutele ferme e stipendi stagnanti o in calo.

Una mobilitazione che arriva dopo anni di cambiamenti profondi e che si inserisce in un contesto in cui il settore editoriale ha beneficiato di oltre 500 milioni di euro di contributi pubblici, senza che ciò si traducesse in un rafforzamento delle condizioni di lavoro dei giornalisti. La vertenza tra Fnsi e Fieg non riguarda solo la categoria, ma incide direttamente sulla qualità dell’informazione e sulla tenuta democratica del Paese.

LA POSIZIONE DELLA RETE ASSOCIATIVA
In questo scenario, AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia), UMEM (Unione Medica Euromediterranea), AISCNEWS (agenzia mondiale di informazione senza confini) e il Movimento Internazionale Uniti per Unire riflettono, analizzano e intervengono con preoccupazione su una crisi che va oltre il rinnovo contrattuale e investe il ruolo stesso dell’informazione come servizio pubblico essenziale.
Le associazioni evidenziano come il tema non sia solo economico, ma culturale e sistemico, perché riguarda il diritto dei cittadini a essere informati in modo libero, indipendente e qualificato.

AODI: “NON È UNA VERTENZA DI CATEGORIA, MA UNA QUESTIONE DI DEMOCRAZIA”
Il Prof. Foad Aodi, medico-fisiatra, giornalista, divulgatore scientifico internazionale ed esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCEO e docente dell’Università di Tor Vergata, dichiara senza mezzi termini: «Esprimiamo piena solidarietà ai giornalisti italiani. Difendere il loro lavoro significa difendere la democrazia. Più sono tutelati i giornalisti, più è tutelata la libertà di espressione e il diritto dei cittadini a essere informati».
«Non è una vertenza di categoria – prosegue Aodi – ma una questione sistemica. Senza diritti, senza dignità e senza stabilità, il giornalismo si indebolisce. E quando si indebolisce il giornalismo, si indebolisce la democrazia».

INFORMAZIONE E SANITÀ: DUE PILASTRI, STESSA FRAGILITÀ, MEDESIMO IMPEGNO. SEMPRE IN PRIMA LINEA
Aodi sottolinea il legame strategico tra informazione e salute pubblica:
«Giornalisti e professionisti della sanità rappresentano due pilastri fondamentali dei servizi pubblici. Informare e curare sono funzioni complementari, soprattutto nelle emergenze globali».
«Eppure entrambe le categorie sono tra le più esposte a stress, precarietà e rischi, spesso senza adeguate tutele. È un paradosso che va affrontato con urgenza».
Le associazioni e i movimenti evidenziano come, nelle grandi crisi – dalla pandemia alle emergenze internazionali – il lavoro congiunto di giornalisti e operatori sanitari sia stato determinante per garantire trasparenza, accesso alle informazioni e tutela della salute collettiva.

IL QUADRO INTERNAZIONALE E I RISCHI PER LA LIBERTÀ DI INFORMAZIONE
Sul piano globale, il quadro resta critico:
«In molte aree del mondo i giornalisti operano in condizioni difficili, tra pressioni politiche, rischi per la sicurezza e precarizzazione economica», osserva Aodi.
«Difendere oggi i diritti dei giornalisti in Italia significa anche rafforzare un modello di informazione libera a livello internazionale e contrastare disinformazione e derive autoritarie».

LE PROPOSTE: UN PATTO PER L’INFORMAZIONE E PER I SERVIZI ESSENZIALI
Dalla rete associativa arriva una proposta chiara:
«Serve un patto nazionale per la qualità dell’informazione, con investimenti, regole e tutele concrete», afferma Aodi.
«Non si può parlare di innovazione digitale senza garantire dignità a chi produce contenuti. Come nella sanità, anche nel giornalismo servono programmazione, valorizzazione delle competenze e una visione strategica».

MANIFESTO INTERNAZIONALE PER LA TUTELA DEL GIORNALISMO E CONTRO L’ABUSIVISMO
La rete associativa evidenzia inoltre l’avvio di un percorso strutturato a livello internazionale per la tutela della professione giornalistica e della libertà di espressione. In questa direzione, AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia), UMEM (Unione Medica Euromediterranea), Co-mai (Comunità del Mondo Arabo in Italia), AISCNEWS (agenzia mondiale di informazione senza confini) e il Movimento Internazionale Uniti per Unire stanno lavorando alla definizione di un manifesto internazionale a sostegno dei giornalisti.
L’obiettivo è contrastare con decisione il fenomeno crescente dell’abusivismo informativo, sempre più diffuso sui social network, dove contenuti non verificati e prodotti da soggetti non qualificati rischiano di compromettere la credibilità dell’informazione e il lavoro dei professionisti del settore.
Il Prof. Foad Aodi sottolinea: «Oggi assistiamo a una deriva pericolosa: chiunque può improvvisarsi giornalista senza regole, senza responsabilità e senza appartenenza a testate registrate. Questo non solo danneggia i giornalisti veri, ma mette a rischio la qualità dell’informazione e il diritto dei cittadini a ricevere notizie corrette».
«Il manifesto internazionale che stiamo elaborando – conclude Aodi – vuole essere uno strumento concreto per difendere la professione, rafforzare i principi della libertà di espressione e promuovere un’informazione qualificata, verificata e responsabile».

RIFLESSIONI DOVEROSE
AMSI, UMEM, Co-mai, AISCNEWS e il Movimento Uniti per Unire ribadiscono che la difesa del lavoro giornalistico non è una questione settoriale, ma un elemento centrale per la tutela dei diritti civili, della salute collettiva e della democrazia, in Italia e nel contesto internazionale.

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