2 giugno 1946: ottant’anni della Repubblica, la scelta degli italiani e la nascita della democrazia

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Costantino Del Riccio, Presidente del Comitato consultivo della Fondazione Insigniti OMRI per la comunicazione istituzionale, con questo contributo sull’alba della Repubblica ricostruisce in modo ordinato il contesto del 1946, il referendum istituzionale, le elezioni dell’Assemblea Costituente, la fase di transizione dalla monarchia alla Repubblica e la successiva nascita della Costituzione.


AgenPress. A ottant’anni dal referendum del 2 giugno 1946, la nascita della Repubblica italiana resta uno dei momenti più alti della storia nazionale. Quel voto segnò non solo il passaggio dalla monarchia alla Repubblica, ma soprattutto il ritorno della sovranità popolare dopo la dittatura fascista e la tragedia della guerra.

L’Italia che si presentò alle urne era un Paese ferito: le città portavano ancora i segni dei bombardamenti, l’economia era devastata e il tessuto sociale lacerato da vent’anni di regime e dalla guerra civile seguita all’occupazione nazifascista.

Eppure, in quella condizione di fragilità, gli italiani mostrarono una straordinaria maturità democratica. Per la prima volta dopo il 1924, i cittadini poterono scegliere liberamente il proprio destino politico, riconoscendo nelle urne il luogo della decisione collettiva e della partecipazione civile.

Il referendum del 2 giugno non fu soltanto una consultazione istituzionale: fu l’atto fondativo della nuova Italia. Gli elettori erano chiamati a scegliere tra la monarchia sabauda e una Repubblica fondata sulla sovranità popolare. Nello stesso giorno venne eletta l’Assemblea Costituente, incaricata di redigere la nuova Carta costituzionale.

La scelta di affidare la decisione direttamente ai cittadini ebbe un grande valore politico e costituzionale. Il Paese era profondamente diviso: il Nord, segnato dall’esperienza della Resistenza, era in prevalenza repubblicano; il Mezzogiorno restava più legato alla monarchia e guardava con diffidenza a un cambiamento radicale.

Anche nei partiti non mancavano tensioni interne. Nella Democrazia Cristiana la dirigenza era largamente repubblicana, mentre una parte dell’elettorato rimaneva monarchica. Le sinistre sostenevano invece con convinzione la scelta repubblicana. Affidare la decisione al popolo significò riconoscere che la legittimità del nuovo Stato dovesse nascere dal consenso democratico e non da accordi di vertice.

La campagna elettorale fu intensa e appassionata. I repubblicani attribuivano alla monarchia gravi responsabilità storiche: l’ascesa del fascismo, la firma delle leggi razziali, il crollo dello Stato dopo l’8 settembre 1943 e la fuga del re da Roma. I monarchici, al contrario, sostenevano che la Repubblica rappresentasse un rischio per la stabilità di un Paese stremato.

Vittorio Emanuele III tentò un’estrema mossa abdicando il 9 maggio 1946 in favore del figlio Umberto II, considerato meno compromesso con il regime, ma il gesto non bastò a modificare il corso degli eventi.

Quel voto ebbe un significato decisivo: fu la prima consultazione politica nazionale a suffragio universale, con la partecipazione delle donne italiane. La presenza femminile contribuì a ridefinire il concetto di cittadinanza democratica. La Repubblica nacque dunque nel segno dell’inclusione e dell’allargamento dei diritti politici.

L’affluenza alle urne fu altissima: su circa 28 milioni di aventi diritto, votarono quasi 25 milioni di cittadini. Una partecipazione che confermò la volontà di lasciarsi alle spalle la dittatura e costruire istituzioni democratiche.

Lo scrutinio fu lento e la Corte di Cassazione proclamò i risultati solo il 18 giugno, dopo l’esame dei ricorsi presentati dai monarchici. La Repubblica ottenne 12.717.923 voti contro i 10.719.284 della monarchia; 1.498.136 furono le schede nulle. Con la proclamazione ufficiale dei risultati nacque formalmente la Repubblica italiana.

In quei giorni si misurò la tenuta delle istituzioni nascenti. Il re rimase al Quirinale fino al pomeriggio del 13 giugno. Umberto II scelse l’esilio in Portogallo, evitando così il rischio di ulteriori lacerazioni in un Paese già profondamente diviso.

Il Consiglio dei ministri, iniziato la sera del 12 giugno e protrattosi per tutta la notte, dichiarò decaduto il re e attribuì le funzioni di Capo dello Stato a De Gasperi. Tuttavia, il vero capolavoro politico e istituzionale doveva ancora compiersi: la scrittura della Costituzione.

L’Assemblea Costituente eletta il 2 giugno rifletteva il pluralismo politico dell’Italia del dopoguerra. La Democrazia Cristiana risultò il primo partito, seguita da socialisti e comunisti. Accanto ai grandi partiti sedevano repubblicani, liberali, azionisti e rappresentanti dell’Uomo Qualunque. Nonostante le differenze ideologiche, le principali forze politiche seppero collaborare per costruire un terreno comune, trasformando il conflitto politico in sintesi istituzionale.

L’elezione di Enrico De Nicola a Capo provvisorio dello Stato rappresentò un gesto di equilibrio nazionale. Monarchico e meridionale, De Nicola garantiva una rappresentanza a quella parte del Paese che aveva votato per il re. La nuova Repubblica nacque così come un ordinamento capace di includere l’intera comunità nazionale.

Il lavoro della Costituente si svolse in un contesto internazionale difficile, segnato dall’inizio della Guerra fredda e dalla necessità della ricostruzione. In questa fase prese forma una Costituzione destinata a diventare uno dei testi più avanzati del costituzionalismo europeo del Novecento.

Approvata il 22 dicembre 1947 ed entrata in vigore il 1° gennaio 1948, la Carta pose al centro la dignità della persona, il pluralismo, il lavoro, l’equilibrio dei poteri e la tutela dei diritti fondamentali.

A ottant’anni di distanza, il 2 giugno 1946 continua a parlarci non solo come ricorrenza storica, ma come fondamento della nostra democrazia. In quel giorno gli italiani scelsero la Repubblica, la libertà, la partecipazione e la responsabilità collettiva, affidando il futuro alla sovranità del popolo esercitata nelle forme della democrazia costituzionale.

La Repubblica italiana nacque così: dal voto, dal confronto politico e dalla volontà di ricostruire un Paese fondato sulla libertà, sulla rappresentanza democratica e sul diritto. Una lezione che conserva ancora oggi una straordinaria attualità.

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