AgenPress. Le Sezioni riunite in sede di controllo della Corte dei conti hanno approvato, il 27 maggio 2026, la Relazione semestrale con cui si riferisce al Parlamento sullo stato di attuazione del PNRR.
La Relazione si colloca dopo la revisione della struttura del PNRR approvata a novembre 2025 e la successiva modifica tecnica di marzo 2026, di cui si ricostruiscono gli effetti su riforme, investimenti e quadro finanziario, anche alla luce del loro impatto sulla manovra di bilancio per il 2026. L’aggiornamento del Piano viene esaminato attraverso il monitoraggio degli obiettivi europei del secondo semestre 2025 e del semestre in corso, l’analisi della spesa sostenuta e una ricognizione delle risorse destinate a tradursi in spesa oltre il 2026, secondo le prime stime delle Amministrazioni centrali titolari. La Relazione esamina, inoltre, i flussi finanziari verso i soggetti attuatori e il processo di rendicontazione della spesa, dedica un focus al Piano nazionale complementare e approfondisce due temi di rilievo: il contributo del PNRR allo sviluppo delle aree interne e lo stato di avanzamento delle opere pubbliche, con attenzione ai tempi medi di realizzazione.
L’impatto delle modifiche al PNRR
In un quadro complessivo di risorse del Piano pressoché stabile, la revisione di fine 2025 si caratterizza per due tipologie di impatti: da un lato, ha incrementato le risorse disponibili per complessivi 16,4 miliardi, sia attraverso l’introduzione di 8 nuove linee di investimento (per 9,1 miliardi totali), sia con il potenziamento delle dotazioni di 9 interventi già presenti (per 7,1 miliardi totali). Dall’altro lato, oltre al definanziamento integrale di 7 investimenti (per 1,5 miliardi totali), sono state apportate riduzioni parziali alle dotazioni finanziarie di 32 iniziative (per 14,7 miliardi).
Da altra prospettiva, l’intervento di revisione ha comportato una ricomposizione delle tipologie di spesa del Piano in favore della concessione di incentivi ad unità produttive di circa 2 punti percentuali (con un peso che sale dal 23 al 25%), a fronte di una contrazione delle categorie dei lavori pubblici e degli acquisti di beni e servizi, le cui incidenze scendono di un punto percentuale (rispettivamente al 39, al 4 e al 22%). Si è assistito altresì a un’accentuazione delle risorse destinate ad essere utilizzate attraverso veicoli finanziari (complessivamente +5,2 miliardi) o comportanti l’assegnazione di crediti d’imposta (+1,4 miliardi). La nuova articolazione dovrebbe consentire, da un lato, una semplificazione del percorso di conseguimento degli obiettivi concordati in sede europea e, dall’altro lato, maggiore flessibilità nell’articolazione temporale della spesa finale, che potrà essere traslata più agevolmente su scadenze successive al 2026.
La revisione del PNRR dello scorso novembre ha inciso anche sul quadro di finanza pubblica delineato dalla legge di bilancio per il 2026 (legge n. 199 del 2025). In particolare, gli effetti delle modifiche hanno consentito di liberare risorse che hanno concorso all’insieme delle coperture in manovra. Hanno contribuito a produrre tale esito, da un lato, la riallocazione di risorse del Piano sui c.d. “progetti in essere”, ossia già finanziati a legislazione vigente, in sostituzione di iniziative nuove, per circa 5,5 miliardi, nonché la realizzazione di economie di spesa rispetto ai costi programmati, per circa 1,6 miliardi (come poi chiarito dall’art. 30 d.l. n. 19/2026).
L’attuazione del PNRR
Sono tutti conseguiti i 50 obiettivi europei in scadenza nel secondo semestre 2025, con un tasso di avanzamento complessivo del 72%, in aumento di 8 punti rispetto al semestre precedente. Il grado di completamento resta più elevato per le milestone (87%) rispetto ai target (56%). Le riforme raggiungono l’85%, gli investimenti il 67%.
Elevati anche i risultati degli step procedurali nazionali per il monitoraggio interno, con un tasso di raggiungimento dell’82%.
Significativi gli avanzamenti sul fronte delle riforme (16 obiettivi). Tra i risultati di maggiore rilievo figurano, per la pubblica amministrazione, la riforma del public procurement, con una riduzione del 26,5% dei tempi medi tra la ricezione delle offerte e la firma del contratto, oltre gli obiettivi fissati, e gli adempimenti previsti per la riforma sui tempi di pagamento delle amministrazioni pubbliche e delle autorità sanitarie. Sono state anche conseguite la riduzione media del 10,9% della propensione all’evasione nel biennio 2022-2023 rispetto al 2019, la digitalizzazione dell’intero flusso del procedimento penale di primo grado e l’entrata in vigore della legge annuale per il mercato e la concorrenza. Ulteriori progressi hanno riguardato i settori ambiente, lavoro, formazione e istruzione.
Sul versante degli investimenti sono 34 gli obiettivi raggiunti, soprattutto nel campo della trasformazione digitale. Avanzamenti si registrano poi nella giustizia amministrativa, con la riduzione dell’arretrato oltre i target fissati (84,9% nei TAR e 87,2% nel Consiglio di Stato), nonché nelle misure a sostegno delle imprese, dalla proprietà industriale all’imprenditoria femminile, dagli accordi per l’innovazione agli interventi nei comparti agricolo e turistico.
Proseguono inoltre gli interventi realizzativi legati all’efficienza energetica e alla valorizzazione del patrimonio pubblico e culturale. Per l’ecobonus, a fine ottobre 2025 risultavano registrati nella banca dati ENEA 501.348 interventi, per un valore complessivo di circa 122,8 miliardi.
Ulteriori avanzamenti hanno riguardato lavoro, formazione e sanità, con progressi nei Centri per l’impiego, negli alloggi per studenti, nella didattica digitale, nella digitalizzazione degli ospedali, nel Fascicolo sanitario elettronico e nella formazione medica specialistica.
Uno sguardo alla fase finale del Piano: nel semestre in corso scadono 159 obiettivi europei, pari al 28% del totale, con prevalenza dei target (120). Alla chiusura dell’istruttoria, ad aprile 2026, 147 obiettivi risultavano ancora in corso, 11 già completati e uno da avviare. Secondo le amministrazioni responsabili, la gran parte degli obiettivi in corso presenta un livello di difficoltà basso, 36 medio e 3 alto.
Le dinamiche della spesa
L’avanzamento finanziario del PNRR, sotto il profilo della spesa sostenuta, ha segnato una forte accelerazione: a fine febbraio 2026 ha raggiunto 113,5 miliardi, rispetto agli 83 miliardi di agosto 2025, superando il 58% delle risorse complessive del Piano. Il rafforzamento è diffuso tra le missioni, con dinamiche più marcate in Infrastrutture per la mobilità sostenibile, Inclusione e coesione e REPowerEU, mentre i valori assoluti più elevati si registrano in Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura e in Rivoluzione verde e transizione ecologica.
Resta rilevante la quota di spesa destinata a slittare oltre il 2026: secondo le prime stime delle amministrazioni si tratta di circa 24,2 miliardi riferiti a 66 misure, pari a poco meno del 40% della dotazione delle misure interessate. Il fenomeno riguarda soprattutto strumenti finanziari e incentivi alle unità produttive, con incidenze più elevate nelle missioni Infrastrutture per la mobilità sostenibile, REPowerEU e Rivoluzione verde. Per la parte già ripartita a livello temporale, quasi la metà della spesa è attesa nel 2027.
Sul fronte del Piano complementare (PNC), i dati di preconsuntivo mostrano un’attuazione finanziaria complessivamente avanzata: a fronte di 21,7 miliardi di risorse disponibili al 2025, risultano impegni per 21,4 miliardi (98,6%) e pagamenti per 18,1 miliardi (83,6%).
Restano però differenze nei livelli di avanzamento, con ritardi nei pagamenti in alcuni ambiti, tra cui agricoltura, comunicazioni e parte della mobilità sostenibile. Quasi la metà dei pagamenti è destinata all’Agenzia delle entrate (45,4%, 8,2 miliardi), soprattutto per misure legate ai crediti d’imposta, mentre quote rilevanti riguardano anche enti territoriali e Commissari straordinari (rispettivamente il 18,8% e il 5,8%, complessivamente 4,5 miliardi) ed enti del sistema portuale (12,8%, 2,3 miliardi).
I trasferimenti finanziari del PNRR
L’avanzamento finanziario del PNRR si riflette anche nei flussi per anticipazioni, trasferimenti intermedi e saldi, in un quadro regolatorio semplificato nel 2024 per accelerare i movimenti di cassa. A marzo 2026 le anticipazioni ammontano a 28,6 miliardi, riferiti a 177 misure e oltre 124 mila richieste, con tempi medi di erogazione in linea con i termini previsti, pur in presenza di criticità in alcune amministrazioni, che hanno segnalato l’adozione di correttivi.
Al flusso di anticipazioni si aggiungono 16,2 miliardi di trasferimenti intermedi e 3,8 miliardi di saldi. Nel complesso, le erogazioni raggiungono 48,7 miliardi, pari al 44% dei finanziamenti considerati, con livelli più elevati in REPowerEU e nelle Missioni 1 e 4. Permangono però differenze tra amministrazioni, tipologie di intervento e soggetti attuatori, con un avanzamento più contenuto nei lavori pubblici e nel settore sanitario.
L’analisi segnala, inoltre, casi limitati di trasferimenti superiori alle risorse disponibili, giudicati marginali sul piano sistemico ma tali da richiedere attenzione. Le Sezioni riunite richiamano, pertanto, la necessità di un monitoraggio costante, sia da parte delle amministrazioni titolari sia dell’Ispettorato generale PNRR, per garantire coerenza tra flussi e dotazioni, corretto aggiornamento dei dati su ReGiS ed eventuale recupero delle somme erogate in eccesso.
Più arretrata la rendicontazione: a marzo 2026 risultano oltre 74 mila rendiconti, ma solo 20,5 miliardi rendicontati e circa 6 miliardi approvati, con un disallineamento ancora marcato rispetto ai trasferimenti e alla spesa dichiarata. La Corte osserva che, nonostante i controlli già attivati dalle amministrazioni, resta strategico rafforzare le strutture di controllo, introdurre scadenze più stringenti e potenziare monitoraggio e riconciliazione, per prevenire irregolarità e duplicazioni di pagamento.
I flussi finanziari del PNRR nelle contabilità di tesoreria
Anche l’analisi delle contabilità di tesoreria conferma l’avanzamento del Piano. Tra il 2021 e il 2025, sui conti centrali del Fondo di rotazione NGEU sono affluiti 299,2 miliardi, concentrati soprattutto nel biennio 2022-2023. A pesare di più sono stati gli apporti del bilancio dello Stato e le rate versate dalla Commissione europea, mentre più contenuto è il contributo delle altre fonti.
Nello stesso periodo, le uscite dai conti centrali hanno raggiunto 204,9 miliardi. La quota prevalente riguarda i riversamenti al bilancio dello Stato, mentre 65,7 miliardi sono stati destinati direttamente all’attuazione degli interventi. Di questi, oltre il 92% è transitato attraverso le Amministrazioni centrali titolari delle misure, confermandone il ruolo centrale nella gestione finanziaria del Piano.
Le contabilità dedicate confermano un’elevata capacità di trasferimento verso l’esterno: al netto delle movimentazioni interne, i flussi effettivamente destinati ai soggetti attuatori superano i 51,5 miliardi, pari a poco meno dell’85% delle risorse ricevute dai conti centrali. Le risorse si concentrano soprattutto nelle Missioni 2, 1 e 4, con i valori più elevati per competitività del sistema produttivo, transizione energetica e rafforzamento dei servizi di istruzione.
Il PNRR nelle aree interne
Per le aree interne, segnate da fragilità demografiche, produttive e amministrative, il PNRR rappresenta un’opportunità rilevante. Considerando i soli progetti univocamente localizzati in questi territori, le risorse stanziate ammontano a 31,4 miliardi, di cui 21,9 miliardi di fondi PNRR, concentrate soprattutto su istruzione, efficienza energetica, digitalizzazione, competitività, tutela del territorio e sanità di prossimità.
Nel complesso, l’attuazione, valutata nella prospettiva finanziaria e di avanzamento fisico, mostra un andamento favorevole: a inizio marzo 2026 i pagamenti hanno raggiunto il 57% dei finanziamenti, contro il 46% della media del Piano. In termini fisici, il 70% dei progetti risulta concluso in termini numerici, ma la quota scende al 46% se misurata per importo, segno di un avanzamento più lento degli interventi economicamente più rilevanti.
Restano però criticità da monitorare. I lavori pubblici, centrali per ridurre i divari strutturali, avanzano più lentamente: assorbono il 44% dei finanziamenti ma registrano pagamenti al 37% e solo il 10% dei progetti conclusi. In ritardo risultano misure chiave come asili nido, edilizia scolastica, Case della Comunità, rigenerazione urbana e attrattività dei borghi. Pesano inoltre i progetti senza informazioni sull’iter o ancora non avviati e persistono forti differenze territoriali, con maggiori difficoltà proprio nei comuni più fragili. Nel complesso, il PNRR sta raggiungendo anche le aree più marginali del Paese, ma la capacità amministrativa resta il punto decisivo per evitare che i divari si amplino anziché ridursi.
Gli investimenti in opere pubbliche nel PNRR
Sul fronte delle opere pubbliche, il PNRR continua ad avanzare senza ulteriori rallentamenti, ma senza recuperare i ritardi già accumulati. La Corte segnala inoltre un allungamento dei tempi medi di lavorazione, cresciuti di quasi due mesi tra le ultime due rilevazioni. Un risultato in linea con quanto prospettato nella precedente Relazione, in cui si osservava che la durata dei lavori sarebbe andata aumentando con l’entrata nella fase esecutiva di progetti aventi dimensioni finanziarie più ampie.
Il Programma è comunque entrato nella piena operatività: a marzo 2026 quasi la metà dei progetti (48,5%) risulta conclusa o in collaudo, in netto aumento rispetto all’autunno scorso. Anche per importo si registra un progresso, con investimenti conclusi o in collaudo pari al 12,4% del totale, mentre restano in fase di esecuzione progetti per oltre 75 miliardi.
Tra le principali evidenze, i progetti continuano a procedere più rapidamente nel Mezzogiorno rispetto alla media nazionale, mentre nel Nord i tempi risultano più lunghi. L’apparente situazione di vantaggio in cui vengono a trovarsi le regioni meridionali può dipendere tanto da una minore dimensione finanziaria dei progetti, quanto dalle procedure messe a punto per accelerare le fasi di assegnazione e stipula dei lavori, che tradizionalmente sono meno rapide nel Mezzogiorno che nel resto del paese. Indipendentemente dalla motivazione prevalente, si può osservare come il Programma non stia facendo emergere nuovi fattori di ritardo del Meridione, elemento che si accompagna a perfomance economiche del Sud che da qualche anno superano il dato medio italiano. Avanzano più speditamente anche i progetti nuovi, gli interventi sulle infrastrutture di trasporto e quelli di manutenzione, che richiedono durate inferiori rispetto ai lavori di ristrutturazione e ampliamento.
